Quattro condizioni irrinunciabili per entrare nel prossimo governo di Israele. E una, in particolare, destinata a pesare sulle trattative con i partiti arabi: il riconoscimento di Hamas come organizzazione terroristica e l’impegno a smantellarne il potere militare e di governo nella Striscia di Gaza. È la linea fissata da Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar e principale candidato alla successione di Benjamin Netanyahu, che punta a formare un nuovo esecutivo dopo le elezioni israeliane del 27 ottobre.
Secondo quanto riferisce il Jerusalem Post, Eisenkot ha stabilito quattro principi fondamentali che dovranno essere accettati da qualsiasi forza politica intenzionata a partecipare alla futura coalizione. Una posizione ribadita anche oggi, venerdì 6 novembre, mentre proseguono i negoziati per la formazione del governo e cresce l’attesa per la decisione del presidente Isaac Herzog, prevista per domenica 8 novembre.
Le quattro condizioni di Eisenkot
Il programma politico di Eisenkot parte dal riconoscimento di Israele come Stato ebraico, democratico, liberale ed egualitario. Un principio identitario che il leader di Yashar considera imprescindibile per la partecipazione alla nuova maggioranza parlamentare.
La seconda condizione riguarda l’adesione ai valori della Dichiarazione di Indipendenza israeliana, documento fondativo dello Stato che richiama i principi della libertà, della giustizia e dell’uguaglianza dei diritti.
Il terzo punto prevede l’introduzione di un servizio obbligatorio per tutti i cittadini israeliani, da svolgere in ambito militare, nazionale oppure civile. Una misura che coinvolgerebbe direttamente anche le comunità attualmente esentate da determinati obblighi, a partire da una parte della popolazione ultraortodossa.
Ma è soprattutto la quarta condizione a rappresentare uno degli ostacoli più significativi per un’eventuale intesa con i partiti arabi. Eisenkot pretende infatti che qualsiasi alleato riconosca esplicitamente Hamas come organizzazione terroristica e condivida l’obiettivo di porre fine alla sua capacità di esercitare il controllo militare e politico sulla Striscia di Gaza.
Il leader di Yashar ha ribadito che la porta del futuro governo sarà aperta a qualsiasi partito o parlamentare disposto ad accettare tutti e quattro i principi, senza eccezioni. Non è dunque sufficiente sostenere la sostituzione di Netanyahu: occorre condividere anche le condizioni politiche e di sicurezza fissate per la nuova coalizione.
Partiti arabi decisivi per la maggioranza: dovranno accettare anche le condizioni su Hamas
La questione diventa particolarmente delicata alla luce dei risultati elettorali. Le quattro principali formazioni ebraiche di opposizione, guidate da Eisenkot, dispongono complessivamente di 48 seggi sui 120 della Knesset, mentre i partiti arabi hanno conquistato 19 seggi.
Un’eventuale alleanza tra il blocco di Eisenkot e le formazioni arabe permetterebbe, almeno sul piano aritmetico, di raggiungere 67 parlamentari, superando la maggioranza assoluta di 61 seggi.
Ma l’operazione politica è tutt’altro che semplice. Durante la campagna elettorale, Eisenkot aveva escluso la partecipazione dei partiti arabi al proprio governo, sostenendo che non soddisfacessero le condizioni richieste. Anche alcuni suoi potenziali alleati, tra cui Naftali Bennett e Avigdor Lieberman, hanno espresso contrarietà a una coalizione con queste formazioni.
La nuova apertura a qualsiasi deputato disposto ad accettare i quattro principi potrebbe teoricamente consentire un ripensamento, ma non equivale a un accordo già raggiunto con i partiti arabi.
Il nodo principale resta la posizione su Hamas e sul futuro di Gaza. Per entrare formalmente nella coalizione, anche gli eventuali rappresentanti dei partiti arabi dovrebbero accettare non soltanto la qualificazione di Hamas come organizzazione terroristica, ma anche l’impegno a smantellarne le capacità militari e di governo.
Un aspetto importante riguarda il linguaggio utilizzato da Eisenkot nelle ultime dichiarazioni: il leader di Yashar ha parlato di smantellamento del potere di Hamas, una formulazione che potrebbe lasciare spazio anche a soluzioni politiche e diplomatiche, senza implicare necessariamente una nuova offensiva militare. Resta però invariato l’obiettivo finale: Hamas non dovrà più controllare militarmente e politicamente Gaza.
Israele, Eisenkot verso l’incarico di formare il governo: Netanyahu in difficoltà
Intanto le consultazioni condotte dal presidente Isaac Herzog hanno registrato un vantaggio significativo per Eisenkot. Le forze politiche che rappresentano 67 deputati hanno indicato il leader di Yashar per la formazione del nuovo governo, mentre 46 parlamentari hanno sostenuto il premier uscente Benjamin Netanyahu.
Questo dato, tuttavia, non significa che Eisenkot disponga già di una coalizione compatta di 67 deputati. Le indicazioni espresse durante le consultazioni presidenziali non coincidono necessariamente con la disponibilità a entrare nell’esecutivo e a sostenerne ogni decisione.
Oggi Eisenkot ha annunciato progressi significativi nei negoziati per un governo di emergenza nazionale, ribadendo la volontà di coinvolgere tutti i parlamentari che condividano i suoi principi fondamentali.
La sfida sarà trasformare il sostegno raccolto durante le consultazioni in una maggioranza effettiva, senza rinunciare alle condizioni poste su sicurezza nazionale, identità dello Stato, servizio obbligatorio e lotta ad Hamas.
La decisione di Herzog su chi incaricare è attesa per domenica 8 novembre. Da quel momento si entrerà nella fase decisiva delle trattative. E proprio la posizione dei partiti arabi, insieme a quella delle formazioni ultraortodosse, potrebbe determinare il futuro del nuovo governo israeliano.
