Un importante risultato per la ricerca cardiologica dell’Università di Messina arriva dagli Stati Uniti. Sono stati presentati a San Diego, durante il congresso internazionale TCT (Transcatheter Cardiovascular Therapeutics), i risultati dello studio DESC-HBR, il primo studio clinico randomizzato multicentrico ideato e coordinato dal Policlinico di Messina, realizzato grazie a un finanziamento del Ministero della Salute di 348.886 euro. A illustrare i risultati è stato il professor Francesco Costa, associato di Cardiologia dell’Università degli Studi di Messina e responsabile scientifico del progetto. La ricerca affronta una questione particolarmente delicata nella cura dei pazienti colpiti da infarto: individuare una terapia antiaggregante capace di garantire un adeguato livello di protezione cardiovascolare, limitando al tempo stesso il rischio di sanguinamento nei soggetti più fragili.
Infarto e rischio emorragico: l’obiettivo dello studio DESC-HBR
Dopo una sindrome coronarica acuta, come l’infarto, i pazienti sottoposti ad angioplastica ricevono trattamenti antiaggreganti per ridurre il rischio di nuovi eventi cardiovascolari. Nei soggetti ad alto rischio emorragico, tuttavia, la scelta della terapia richiede particolare attenzione, perché è necessario trovare un equilibrio tra la prevenzione delle complicanze trombotiche e la possibilità di sanguinamenti. Proprio su questo aspetto si è concentrato lo studio DESC-HBR, che ha valutato differenti strategie di riduzione dell’intensità della terapia antiaggregante, con l’obiettivo di approfondire le possibilità di personalizzazione del trattamento. La ricerca ha coinvolto 120 pazienti ad alto rischio emorragico, seguiti in sei centri italiani dopo essere stati sottoposti ad angioplastica per una sindrome coronarica acuta. A un mese dall’evento cardiovascolare, i partecipanti sono stati assegnati casualmente a quattro differenti strategie terapeutiche: tre prevedevano una riduzione dell’intensità del trattamento, mentre la quarta consisteva nella prosecuzione della terapia a dose piena.
I risultati della ricerca e il ruolo della terapia antiaggregante
Lo studio ha analizzato la risposta delle piastrine ai diversi trattamenti antiaggreganti, valutando la percentuale di pazienti che raggiungevano un intervallo di reattività piastrinica definito ottimale dal protocollo di ricerca.
Tra le strategie esaminate figurano il passaggio a clopidogrel e la riduzione della dose di prasugrel, due modalità di modifica della terapia utilizzate per approfondire gli effetti della riduzione dell’intensità del trattamento. Nella comunicazione dei risultati vengono riportate percentuali del 15,6% e del 36,7% in relazione alla quota di pazienti con una risposta piastrinica nell’intervallo ottimale, confrontando le strategie di riduzione terapeutica con il trattamento a dose piena. Il rapporto tra queste percentuali richiede tuttavia un chiarimento, poiché i valori indicati non consentono, così come formulati nella comunicazione, di confermare l’aumento descritto. Il risultato viene comunque presentato come esplorativo e rappresenta un contributo all’approfondimento delle strategie terapeutiche per i pazienti con elevato rischio di sanguinamento. Non costituisce, da solo, una dimostrazione di superiorità clinica di un trattamento rispetto agli altri.
La collaborazione tra il Policlinico di Messina e altri cinque centri italiani
Lo studio è stato sviluppato attraverso una collaborazione tra specialisti della Cardiologia universitaria di Messina e ricercatori di altre importanti strutture sanitarie italiane. Il progetto ha visto lavorare insieme il professor Francesco Costa e il dottor Giampiero Vizzari, rispettivamente principal investigator e co-principal investigator, il professor Antonio Micari, direttore dell’Emodinamica, e il professor Gianluca Di Bella, direttore della Cardiologia del Policlinico di Messina. Alla ricerca hanno collaborato anche specialisti di altri cinque centri: l’Ospedale Niguarda di Milano, il Policlinico di Genova, l’Ospedale Mauriziano di Torino, GVM Cotignola e l’Ospedale di Rivoli. La partecipazione di più strutture ospedaliere ha consentito di sviluppare uno studio clinico multicentrico randomizzato, confrontando differenti strategie terapeutiche all’interno di un protocollo di ricerca condiviso.
La cardiologia di Messina protagonista al congresso internazionale TCT
La presentazione dello studio DESC-HBR al congresso TCT di San Diego, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati alla cardiologia interventistica, rappresenta un momento significativo per l’attività scientifica del Policlinico universitario di Messina. Il progetto, sostenuto dal finanziamento ministeriale di 348.886 euro, evidenzia il contributo della ricerca messinese nello studio delle terapie cardiovascolari personalizzate e nella collaborazione con altri centri specialistici italiani. La ricerca si inserisce nel percorso di approfondimento scientifico rivolto ai pazienti più fragili dopo un infarto, con particolare attenzione alla possibilità di adattare i trattamenti antiaggreganti alle caratteristiche individuali e al rischio emorragico. I risultati presentati a San Diego costituiscono quindi una base per ulteriori valutazioni scientifiche, con l’obiettivo di migliorare progressivamente la conoscenza delle strategie terapeutiche in cardiologia interventistica.

