Quello degli imbecilli, sarebbe superfluo dirlo, è un partito trasversale che occupa tutte le aree politiche al di là delle scuole di pensiero e delle barriere ideologiche e investe con indifferenza destra, sinistra e il grande centro. Non c’è formazione che non abbia al suo interno qualche sua rappresentanza, in realtà a volte piuttosto cospicua, e non c’è stato governo, anche di alto livello, che non abbia concesso a qualche suo membro posti di responsabilità, da assessorati, prefetture e finanche ministeri. Sciascia diceva che dietro i grandi disastri si scopre sempre che c’era qualche imbecille che aveva un posto di responsabilità, e si scopre sempre troppo tardi. E tutto passerebbe sotto silenzio se prima o poi qualche danno non venisse a galla, perché appunto in questo triste paese c’è sempre qualcuno messo nel posto sbagliato. E la caratteristica primaria degli imbecilli, una delle loro smanie, è di non stare mai con le mai in mano e di prendere sempre qualche iniziativa che, alla lunga, si rivela deleteria.
Un’altra delle caratteristiche degli imbecilli rispetto alle persone intelligenti è quella di volersi mettere continuamente in mostra
Un’altra delle caratteristiche degli imbecilli rispetto alle persone intelligenti è quella di volersi mettere continuamente in mostra appena se ne offre loro l’occasione. Poiché non avendo coscienza della propria stupidità ci tengono a mostrare al pubblico quella che per loro è encomiabile arguzia, profondità di pensiero, scambiando per finezza intellettiva quelle che sono solo miserrime cretinerie. La televisione, è inutile dirlo, dietro il nobile proposito di dar voce a tutti, di queste cretinerie ce ne mette davanti una grande panoplia. E finché si tratta solo di gente presa per la strada, magari dietro qualche striscione, si può anche sorridere. Gente così ce ne è sempre stata e sempre ce ne sarà, e se non si è proprio innamorati dell’umanità e si crede imperterriti alle magnifiche sorti e progressive e poi si pensa al fatto che ognuno di quelli vota come una persona intelligente, si può anche sorridere di quel che si ascolta. Diverso è però il discorso quando le imbecillità si ascoltano dentro un dibattito politico e a pronunciarle è gente un po’ più selezionata da cui dovrebbero dipendere decisioni che riguardano la collettività.
E così abbiamo visto come un ragazzo non più imberbe ha fatto sapere che rompere vetrine non è azione criminosa ma, al contrario, azione da promuovere poiché non causa danni alle persone ma anzi operazione che mette in moto l’economia: chi la subisce infatti deve chiamare il vetraio e quindi promuove anche attività lavorativa e quant’altro. Ritorna alla mente il film di Chaplin Il monello, in cui il padre, non avendo clienti, mandava il figlio a tirare sassate sui vetri per potersi poi presentare lui a sostituirli: se non hai un lavoro, alla fine, te lo devi inventare. E meno male che non faceva il becchino. Perché, appunto, non bisogna essere prevenuti e guardare solo il lato negativo delle situazioni. Anche il pestaggio del mafioso verso chi non vuol pagare è gesto che noi ci siamo sempre ostinati a vedere da un solo lato. Ma, vuoi mettere? Dietro quelle botte poi c’è tutta una catena economica che si attiva: il farmacista, l’infermiere, il medico, tutta un mondo che altrimenti resterebbe inoperoso. E se poi ci scappa il morto, non immaginate quanti altri soldi e quante altre persone si debbono attivare dietro. È solo l’inoperosità che dobbiamo temere. Diceva Pascal che il dramma dell’uomo è di non riuscire a stare chiuso in una stanza. Perché, certo, se stessimo tutti seduti a mangiare brodino, i nostri problemi sarebbero finiti, ma l’economia sarebbe stagnante. E quindi ben vengano i guai e chi li procura, quali che siano, e chissà quanti appaltatori si stanno leccando le labbra a guardare Gaza e l’Ucraina con quel popò di macello. Altro che qualche vetro rotto.
Quando si fanno ragionamenti simili si penserebbe che ci sia dietro un imbecille qualunque, ma anche l’imbecillità naturalmente ha le sue gerarchie
Quando si fanno ragionamenti simili si penserebbe che ci sia dietro un imbecille qualunque, ma anche l’imbecillità naturalmente ha le sue gerarchie. E infatti noi che siamo navigati non ci stupiamo se poi si viene a sapere che il ragazzo che le pronuncia è un assessore del comune di Milano, mica di qualche oscuro anfratto appenninico. Noi non ci proviamo neanche a chiedere a chi gli sta vicino di spiegargli come funzionano le cose. I cretini di adesso, dice Woody Allen, non sono più come quelli di una volta, sono cretini più complessi. Hanno perso quel tocco naïf che ti permetteva di riconoscerli subito, e non dubitiamo che anche lui avrà la sua brava laurea. Ma di una cosa siamo sicuri: che, piuttosto impermeabili alla cultura critica, è inutile parlarci e tentare di spiegargli, neanche Gailbraith sarebbe riuscito ad ottenerne nulla se provasse a mostrargli come funziona l’economia. Ma Sala invece, che sarà anche un sindaco furbo ma la sua stupidità non la condivide, potrebbe però tenerlo nascosto se lo conosce o quantomeno, ora che le telecamere mostrano di che pasta è fatta la sua giunta, chiedere perlomeno le sue dimissioni.
All’imbecillità da tempo ormai siamo rassegnati poiché è battaglia che non si può sperare di vincere
All’imbecillità da tempo ormai siamo rassegnati poiché è battaglia che non si può sperare di vincere: un progetto che sarebbe troppo ambizioso, diceva De Gaulle a chi glielo proponeva, sia per la quantità dell’avversario, sia per la sua rocciosità. Ma almeno ci sia consentita, una volta scoperto uno dei suoi rappresentanti, di non mettergli un microfono innanzi quasi a offenderci come a dire che mentre noi lo stipendio ce lo sudiamo questo individuo ha pure, per qualche oscuro motivo, un potere decisionale con tanto di adeguate prebende. Non c’è nulla di più pericoloso di un cretino a cui viene concesso il potere di far danni. Sappiamo naturalmente che come lui ce ne sono tanti altri. Ma quelli vivono nascosti: intuiamo che sono tantissimi, ma non sappiamo dove sono. Se invece questo lo abbiamo scoperto e non abbiamo neanche il coraggio di fermarlo, allora non abbiamo più alibi e magari siamo anche un po’ complici.
