I Dem vincono le Midterm, ma la tassa sui miliardari va verso la bocciatura: il paradosso californiano contro la patrimoniale

Clamoroso risultato alle Midterm americane: nonostante la vittoria dei Democratici, gli elettori californiani sembrano respingere la patrimoniale del 5% sulle grandi fortune sostenuta da Bernie Sanders

La California si prepara a bocciare la tassa sui miliardari, una delle proposte economiche più importanti sostenute dall’ala progressista americana. Mentre i Democratici festeggiano la vittoria nazionale alle elezioni Midterm del 3 novembre 2026, nello Stato tradizionalmente considerato una delle principali roccaforti del partito sta emergendo un risultato politico di segno diverso: gli elettori sembrano respingere una nuova imposta sulle grandi fortune, sostenuta anche dal senatore Bernie Sanders, e contemporaneamente approvare una misura destinata a impedire l’introduzione di nuove tasse sulla ricchezza personale.

Secondo gli ultimi dati disponibili, la Proposition 40, che prevedeva un’imposta straordinaria del 5% sul patrimonio dei miliardari, registra il 54,6% di voti contrari e il 45,4% di favorevoli. La Proposition 42, che vieterebbe nuove imposte statali sul possesso di attività finanziarie e altri beni personali, è invece avanti con circa il 53,4% dei Sì.

Il risultato non è ancora definitivo: in base alle stime dell’Associated Press, al 5 novembre era stato scrutinato circa il 64% dei voti attesi. Tuttavia, il vantaggio del No alla patrimoniale appare significativo e rappresenta una battuta d’arresto per il progetto fiscale promosso dai progressisti.

California, bocciatura in vista per la tassa del 5% sui miliardari

La Proposition 40 proponeva di introdurre un’imposta una tantum pari al 5% del patrimonio netto delle persone con una ricchezza superiore a un miliardo di dollari che risultavano residenti in California il 1° gennaio 2026. La misura avrebbe interessato circa 200 miliardari, soprattutto grandi imprenditori e investitori del settore tecnologico. Non si sarebbe trattato di una tassa annuale, ma di un prelievo straordinario, con pagamento previsto nel 2027 e possibilità di rateizzazione.

Il progetto era stato promosso dal sindacato sanitario SEIU-United Healthcare Workers West, con il sostegno di Bernie Sanders e di altri esponenti della sinistra americana. L’obiettivo era utilizzare il gettito per finanziare i servizi pubblici, destinando il 90% delle entrate alla sanità e la quota restante principalmente a istruzione e assistenza alimentare.

Secondo i promotori, la patrimoniale avrebbe potuto raccogliere circa 100 miliardi di dollari nell’arco di cinque anni. Le valutazioni dell’ufficio legislativo indipendente della California risultavano più prudenti, stimando comunque entrate nell’ordine di decine di miliardi di dollari.

I sostenitori consideravano la proposta uno strumento per ridurre le disuguaglianze economiche e finanziare i servizi pubblici dopo i tagli federali alla sanità. La California avrebbe potuto diventare un modello per l’introduzione di imposte analoghe nel resto degli Stati Uniti.

Gli oppositori, invece, sostenevano che la nuova tassa avrebbe rischiato di spingere miliardari, investitori e imprese a trasferirsi altrove, riducendo nel lungo periodo le entrate fiscali dello Stato. Una preoccupazione condivisa anche dal governatore democratico Gavin Newsom.

Gavin Newsom contro la patrimoniale: avanti il divieto di nuove tasse sulla ricchezza

Il dato politicamente più significativo è proprio la posizione di Newsom, che si è schierato contro la Proposition 40 e ha sostenuto apertamente la Proposition 42, una misura promossa anche grazie ai finanziamenti di grandi imprenditori, tra cui il cofondatore di Google Sergey Brin.

La Proposition 42 propone una modifica della Costituzione californiana per vietare nuove imposte statali sul possesso di beni personali, comprese azioni, obbligazioni, risparmi finanziari, partecipazioni aziendali e patrimoni previdenziali. Il divieto riguarda inoltre determinate forme di tassazione retroattiva e annullerebbe le imposte incompatibili introdotte dopo il 1° gennaio 2026.

La misura non abolisce le imposte già esistenti sul reddito e non riguarda le normali tasse immobiliari: nel testo della proposta i beni immobili sono espressamente esclusi dalla definizione di patrimonio personale utilizzata per il nuovo divieto.

Con circa il 53,4% dei consensi, la Proposition 42 appare avviata all’approvazione. Il suo effetto sarebbe particolarmente rilevante perché potrebbe impedire l’entrata in vigore della tassa sui miliardari anche nell’eventualità di una rimonta del Sì alla Proposition 40.

La normativa californiana prevede infatti che, in presenza di proposte referendarie incompatibili approvate nella stessa consultazione, prevalgano le disposizioni della misura che ottiene il maggior numero di voti favorevoli.

Si tratta dunque di un risultato che evidenzia le divisioni interne al Partito Democratico sulla politica fiscale. Da una parte Sanders e l’ala progressista chiedono una maggiore tassazione delle grandi fortune; dall’altra Newsom e gli esponenti democratici contrari alla misura ritengono prioritario evitare il rischio di fuga dei capitali e delle imprese.

Il voto è ancora aperto: perché in California lo spoglio procede lentamente

Le percentuali devono essere considerate provvisorie perché in California il conteggio delle schede richiede diversi giorni. Lo Stato invia automaticamente una scheda elettorale per posta a tutti gli elettori regolarmente registrati, che possono comunque scegliere di votare anche di persona. Le autorità devono verificare le firme, esaminare le schede provvisorie e conteggiare anche i voti postali spediti entro il giorno delle elezioni e ricevuti nei termini previsti dalla legge. Le contee hanno fino a 30 giorni per completare le verifiche ufficiali. Per questo motivo, nonostante il consistente vantaggio del No, l’esito della Proposition 40 non può ancora essere descritto come definitivamente certificato.

Voter ID, Stati Uniti divisi: documento obbligatorio approvato in Nevada, Ohio e North Carolina

Le elezioni di metà mandato hanno visto anche numerosi referendum sulle regole per l’identificazione degli elettori, il cosiddetto Voter ID, tema centrale nel dibattito politico americano sulla sicurezza e sull’accessibilità del voto.

Il risultato delle consultazioni è stato contrastante. In California, Colorado e Arizona gli elettori hanno respinto le proposte volte a introdurre o rafforzare i requisiti di identificazione.

Hanno invece prevalso i Sì in Nevada, North Carolina e Ohio. In Nevada è stata approvata definitivamente una modifica costituzionale che richiede un documento fotografico rilasciato dalle autorità per il voto di persona e specifici dati identificativi per il voto postale. La misura aveva già ottenuto una prima approvazione nel 2024.

In Ohio e North Carolina, le modifiche costituzionali rafforzano o consolidano obblighi di identificazione già presenti nelle rispettive legislazioni, includendo disposizioni relative al voto per corrispondenza.

Anche l’Oklahoma ha approvato una modifica costituzionale sui requisiti di identificazione degli elettori, ma con una differenza temporale importante: il referendum si è svolto il 25 agosto 2026, e non durante le Midterm del 3 novembre.

Nel complesso, sette Stati hanno votato nel 2026 su misure relative al Voter ID: quattro le hanno approvate e tre respinte. Le modalità applicative variano da Stato a Stato e non tutte le approvazioni comportano l’introduzione di obblighi completamente nuovi.

Midterm USA, il paradosso della California: vincono i Democratici ma arretra la patrimoniale

Il risultato californiano rappresenta uno degli aspetti più interessanti delle elezioni Midterm 2026. Mentre il Partito Democratico ha ottenuto importanti successi a livello nazionale, una delle sue principali proposte fiscali progressiste rischia di essere respinta proprio in uno degli Stati politicamente più favorevoli ai Democratici.

Per Bernie Sanders e i sostenitori della redistribuzione della ricchezza sarebbe una sconfitta significativa, soprattutto perché la contemporanea approvazione della Proposition 42 renderebbe più difficile riproporre in futuro un’imposta analoga a livello statale.

Per Gavin Newsom, invece, il risultato confermerebbe il sostegno degli elettori a una linea contraria alle nuove imposte sul patrimonio personale, pur all’interno di uno Stato caratterizzato da un forte consenso per il Partito Democratico.

La lezione politica che emerge dalle urne è che il voto per i Democratici non si traduce automaticamente in un consenso verso tutte le proposte economiche dell’ala progressista. La California si avvia così a diventare un caso emblematico del confronto sulla tassazione delle grandi ricchezze negli Stati Uniti, con possibili ripercussioni sul dibattito fiscale nazionale dei prossimi anni.