Le elezioni di midterm negli Stati Uniti vedono emergere una strategia particolare nella sfida tra democratici e repubblicani. Sono almeno dieci i candidati indipendenti dai due principali partiti americani in corsa, mentre in tre Stati tradizionalmente repubblicani i democratici hanno scelto di ritirare i propri candidati per favorire gli indipendenti:
- In Idaho: David Roth (Democratico) si è ritirato per lasciare spazio a Todd Achilles (Indipendente) nella sfida contro Jim Risch (Repubblicano)
- In Nebraska: Dan Osborn (Democratico) si è ritirato per lasciare spazio a Pete Ricketss (Indipendente) nella sfida contro Cindy Burbank (Repubblicana)
- In South Dakota: Brian Bengs (Democratico) si è ritirato per lasciare spazio a Mike Rounds (Indipendente) nella sfida a Julian Beaudion (Repubblicano).
È quanto riferisce la CNN, evidenziando come la decisione riguardi Idaho, Nebraska e South Dakota, territori nei quali il Partito democratico incontra storicamente grandi difficoltà elettorali. L’obiettivo è rendere più competitive le sfide per il Senato americano, puntando su candidati che non si presentano sotto il simbolo democratico e che potrebbero intercettare consensi anche tra gli elettori moderati e conservatori.
Midterm USA, la strategia dei democratici: lasciare spazio agli indipendenti
La scelta di fare un passo indietro rappresenta un tentativo di superare gli ostacoli elettorali che il Partito democratico incontra negli Stati a forte maggioranza repubblicana. Invece di dividere il voto tra candidati democratici e indipendenti, il partito ha deciso in tre Stati di favorire una candidatura alternativa al Partito repubblicano.
Una strategia che potrebbe incidere sugli equilibri delle elezioni di midterm 2026, anche se i precedenti mostrano quanto sia difficile trasformare il consenso raccolto dagli indipendenti in una vittoria a livello federale.
Attualmente al Senato degli Stati Uniti siedono due indipendenti, Bernie Sanders del Vermont e Angus King del Maine, entrambi alleati dei democratici. Alla Camera dei Rappresentanti, invece, l’unico indipendente è Kevin Kiley della California, che ha lasciato il Partito repubblicano a marzo, pur continuando a far parte del gruppo parlamentare del GOP.
Il precedente in Nebraska nel 2024: Dan Osborn mise in difficoltà i repubblicani
La strategia dei democratici non è del tutto nuova. Negli ultimi anni, infatti, il sostegno ai candidati indipendenti negli Stati conservatori è già stato sperimentato, senza però riuscire finora a conquistare seggi federali attraverso questa formula.
Il precedente più significativo risale alle elezioni del 2024 in Nebraska, quando il candidato indipendente Dan Osborn riuscì a mettere in difficoltà la senatrice repubblicana Deb Fischer, riducendo sensibilmente il margine di vantaggio della sua avversaria.
Osborn ottenne un risultato nettamente superiore a quello registrato dal candidato democratico alla presidenza nello stesso Stato, costringendo Fischer alla peggiore performance elettorale di un repubblicano in Nebraska negli ultimi vent’anni.
Un risultato che, pur non traducendosi in una vittoria, ha mostrato come una candidatura indipendente possa rendere più contendibili anche territori tradizionalmente dominati dal Partito repubblicano.
Il caso dello Utah nel 2022 e la sfida ai repubblicani
Un altro precedente importante è quello delle elezioni del 2022 nello Utah, dove l’indipendente Evan McMullin riuscì ad avvicinarsi al candidato repubblicano, chiudendo la sfida con un distacco inferiore ai dieci punti percentuali.
Il repubblicano conservò il seggio ottenendo il 53% dei voti, ma si trattò del peggior risultato del GOP in una competizione per il Senato nello Utah dal 1976.
Anche in quel caso, dunque, la candidatura indipendente non riuscì a conquistare il seggio, ma dimostrò la possibilità di ridurre il tradizionale vantaggio repubblicano.
Le midterm americane del 2026 rappresentano ora un nuovo banco di prova per questa strategia. Con almeno dieci indipendenti in corsa e i democratici che hanno rinunciato ai propri candidati in tre Stati, resta da capire se questa scelta riuscirà a trasformare le difficoltà del Partito democratico nelle roccaforti conservatrici in nuove opportunità elettorali.
