Elezioni Midterm 2026, Trump spara le ultime cartucce: “vicini ad accordo con Iran. Abbiamo Groenlandia e petrolio Venezuela”

Alla vigilia delle elezioni Midterm del 3 novembre, Donald Trump rilancia l'offensiva politica nell'ultimo comizio a Washington: annuncia possibili sviluppi nei negoziati con l'Iran, rivendica il controllo delle risorse petrolifere del Venezuela e celebra l'accordo sulla Groenlandia. Poi attacca duramente i democratici e assicura che gli Stati Uniti stanno vivendo un boom economico senza precedenti

Le ultime cartucce prima di una notte elettorale che potrebbe cambiare gli equilibri politici degli Stati Uniti. Alla vigilia delle elezioni Midterm del 3 novembre 2026, il presidente americano Donald Trump tenta di mobilitare gli elettori repubblicani con un ultimo intervento pubblico a Washington, nel quale intreccia economia, politica internazionale e durissimi attacchi agli avversari democratici. Dal possibile accordo con l’Iran al petrolio del Venezuela, passando per la Groenlandia, il presidente rivendica i risultati della propria amministrazione mentre si avvicina il voto che determinerà il controllo della Camera dei rappresentanti e del Senato per i prossimi due anni.

Il messaggio di Trump è costruito intorno alla necessità di conservare le maggioranze repubblicane al Congresso, nonostante le difficoltà politiche legate al costo della vita e alla guerra con l’Iran. Il presidente presenta la sua amministrazione come protagonista di una stagione di successi economici e geopolitici, sostenendo che un’affermazione democratica rischierebbe di interrompere il percorso intrapreso dalla Casa Bianca.

Trump rivendica il boom economico: “Il nostro intero Paese è in piena espansione”

Il presidente americano apre la sua offensiva elettorale esaltando i risultati dell’economia statunitense. Nel suo ultimo intervento prima del voto, Trump descrive gli Stati Uniti come un Paese in crescita, attribuendo alle politiche della propria amministrazione il merito di aver favorito una nuova fase di prosperità.

“Il nostro intero Paese è in piena espansione. Stiamo vivendo un periodo di boom economico senza precedenti”, ha dichiarato il presidente, rivendicando la forza dell’economia americana.

Un quadro ottimistico che si confronta però con una situazione economica più complessa. Secondo i dati e le analisi pubblicati alla vigilia del voto, la crescita statunitense rimane sostenuta, ma le famiglie continuano a lamentare il peso dell’inflazione, dei prezzi dell’energia e del costo della vita. Proprio questi elementi rappresentano uno dei principali temi della campagna elettorale per il rinnovo del Congresso.

Elezioni Midterm 2026, Trump attacca i democratici: “I candidati più pericolosi mai presentati”

Il tono del discorso diventa particolarmente duro quando Trump affronta il confronto con il Partito democratico. Il presidente definisce quelle di martedì 3 novembre “le elezioni di metà mandato più importanti della nostra storia”, sottolineando il peso politico di un appuntamento che potrebbe condizionare la seconda parte della sua presidenza.

Parlando nell’“l’ultimo giorno prima delle elezioni di metà mandato”, Trump ha accusato “il Partito democratico che ha nominato la lista di candidati più estremista e pericolosa della storia americana. Sono i candidati più pericolosi mai presentati”.

Il presidente ha ulteriormente alzato i toni: “I Democratici vogliono mandare tutto in fumo eleggendo jihadisti comunisti al Congresso degli Stati Uniti”.

Quindi un appello diretto agli elettori repubblicani: “Spero che gli elettori siano pronti a fare la cosa giusta”, aggiungendo “non lasciamo vincere le elezioni a persone che odiano il nostro Paese”.

Iran, Trump apre a un accordo e annuncia un crollo del prezzo del petrolio

Uno dei passaggi più significativi riguarda la guerra tra Stati Uniti e Iran e i negoziati per porre fine al conflitto. Trump lascia intravedere la possibilità di un’intesa con Teheran, pur continuando a rivendicare la superiorità americana sul piano militare ed economico.

Secondo il presidente, gli iraniani “vogliono raggiungere un accordo, e questo potrebbe accadere”. In ogni caso, ha aggiunto, gli Stati Uniti stanno “vincendo con l’Iran, vincendo facilmente”.

Il presidente collega direttamente i possibili sviluppi diplomatici all’andamento dei mercati energetici, sostenendo che la posizione americana avrebbe già favorito una forte diminuzione delle quotazioni petrolifere.

“Il petrolio oggi è sceso di dieci dollari, il calo più consistente della storia. Non c’è mai stato un solo giorno in cui il prezzo del petrolio sia calato così tanto. E scenderà ancora di più, perché stiamo vincendo con l’Iran”, ha affermato Trump.

Le sue dichiarazioni arrivano mentre i mercati registrano una diminuzione dei prezzi del greggio, alimentata dalle aspettative di un possibile accordo tra Washington e Teheran. Secondo Reuters, i negoziatori iraniani hanno partecipato a colloqui con la mediazione del Qatar e resta sul tavolo l’ipotesi di una riapertura dello Stretto di Hormuz.

Venezuela, Trump rivendica la guerra lampo: “Centinaia di miliardi di dollari di petrolio”

Nel suo bilancio politico, il presidente americano torna anche sul Venezuela e sull’intervento militare statunitense che, nel gennaio 2026, ha portato alla cattura di Nicolás Maduro. Trump presenta l’operazione come un successo strategico ed economico, sottolineando soprattutto l’importanza delle risorse energetiche venezuelane.

“Abbiamo vinto la guerra in Venezuela in un giorno e ci siamo portati via centinaia di miliardi di dollari di petrolio. Ogni singolo giorno, arriva dal Venezuela”, ha dichiarato il presidente.

Groenlandia, Trump ringrazia Danimarca ed Europa: “ora abbiamo anche la Groenlandia”

L’ultimo elemento della strategia comunicativa del presidente riguarda la Groenlandia, territorio artico al centro di una lunga controversia diplomatica tra Washington, Copenaghen e gli alleati europei.

Trump rivendica l’accordo raggiunto con la Danimarca e le autorità groenlandesi come uno dei risultati più importanti della sua amministrazione.

“Ora abbiamo anche la Groenlandia. Vogliamo ringraziare la Danimarca e l’Europa per averlo reso possibile”, ha affermato il presidente americano.

Il riferimento è all’accordo sulla sicurezza artica firmato il 22 settembre 2026, che riconosce agli Stati Uniti ampi diritti permanenti in materia di sicurezza e presenza militare sul territorio groenlandese. L’intesa non equivale però a un trasferimento della sovranità della Groenlandia agli Stati Uniti: il territorio mantiene il proprio assetto istituzionale nell’ambito del Regno di Danimarca.

La distinzione è fondamentale per comprendere il significato delle parole di Trump, che utilizza l’accordo come un elemento della propria narrazione politica incentrata sul rafforzamento del ruolo internazionale americano.

Midterm USA, la sfida decisiva per gli ultimi due anni della presidenza Trump

Tra rivendicazioni economiche, promesse diplomatiche e attacchi agli avversari, Donald Trump conclude così la sua campagna per le elezioni Midterm del 3 novembre, chiamando gli elettori a confermare il controllo repubblicano del Congresso.

Gli americani dovranno eleggere tutti i 435 membri della Camera dei rappresentanti e rinnovare 35 seggi del Senato. Un’eventuale vittoria democratica in almeno una delle due Camere aprirebbe una fase di governo diviso, nella quale il presidente dovrebbe confrontarsi con una maggioranza parlamentare almeno parzialmente ostile alla sua agenda.

Per questo il voto rappresenta un momento decisivo del secondo mandato di Trump. Le dichiarazioni sull’Iran, sul Venezuela e sulla Groenlandia costituiscono l’ultimo tentativo di mettere al centro della campagna i risultati rivendicati dalla Casa Bianca, mentre il costo della vita e le conseguenze della guerra continuano a pesare sul dibattito americano.

La parola passa ora agli elettori. Saranno le urne a stabilire quali equilibri politici accompagneranno Donald Trump fino alla conclusione della sua presidenza nel gennaio 2029.