Elezioni Israele, Netanyahu tende la mano all’opposizione: “pronto a governo di unità nazionale”. Ma pone un veto importante

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu rilancia la proposta di un governo di unità nazionale e si dice disponibile al dialogo con altre forze politiche. Ma pone una condizione: nessuna alleanza con partiti che, a suo giudizio, sostengono il terrorismo

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu apre alla possibilità di formare un governo di ampia coalizione in Israele, ma esclude qualsiasi collaborazione con le formazioni politiche che accusa di sostenere il terrorismo. La dichiarazione arriva attraverso un messaggio pubblicato su X, alla vigilia di un incontro tra i leader dell’opposizione per valutare i possibili scenari politici dopo le elezioni del 27 ottobre, che non hanno consegnato una maggioranza parlamentare autonoma a nessuno dei principali schieramenti.

“Aspiriamo a formare un governo di ampia coalizione con i nostri partner e con qualsiasi partito che desideri farlo e che non sostenga il terrorismo. Sono disponibile a discutere la questione”, ha scritto Netanyahu, ribadendo la disponibilità a un’intesa politica più larga rispetto all’attuale schieramento di governo.

Netanyahu contro Ra’am e Lista Unita: lo scontro sulla formazione del governo

Il premier ha però rivolto un duro attacco a Ra’am e alla Lista Unita, le due principali formazioni politiche arabe rappresentate nella Knesset, sostenendo che una maggioranza sostenuta da questi partiti non rispecchierebbe la volontà degli elettori israeliani.

Secondo Netanyahu, “l’opinione pubblica israeliana non vuole un governo che dipenda da Ra’am e dalla Lista Unita, partiti che sostengono il terrorismo e negano l’esistenza dello Stato ebraico”.

Il riferimento assume particolare importanza dopo il risultato delle elezioni israeliane del 27 ottobre 2026. Il blocco guidato da Netanyahu ha ottenuto 53 seggi, mentre quello dell’opposizione guidata da Gadi Eisenkot ne conta 48. Ra’am e Lista Unita dispongono complessivamente di 19 parlamentari, una presenza che può risultare determinante nei negoziati per raggiungere i 61 seggi necessari alla maggioranza della Knesset.

Il premier rivendica il risultato del Likud e rilancia il governo di unità nazionale

Nel messaggio pubblicato sui social, Netanyahu ha inoltre sottolineato di aver sostenuto fin dall’inizio la necessità di un’intesa tra più forze politiche, rivendicando il risultato elettorale del proprio partito.

“fin dal primo giorno, la nostra mano è stata tesa per formare un governo nazionale di ampia coalizione. Una netta maggioranza dell’opinione pubblica ebraica ha scelto il Likud come partito di maggioranza e me, come primo ministro, per guidare il prossimo governo”, ha scritto il leader israeliano.

Il Likud è risultato il primo partito della nuova Knesset con 27 seggi, ma questo primato non garantisce automaticamente a Netanyahu la possibilità di formare un esecutivo. Sarà il presidente israeliano Isaac Herzog, dopo le consultazioni con le forze parlamentari, a conferire l’incarico al candidato ritenuto maggiormente in grado di costruire una coalizione.

La partita politica resta quindi aperta, tra l’ipotesi di un governo di unità nazionale, le iniziative dell’opposizione e il ruolo decisivo dei partiti arabi. Netanyahu prova a rilanciare la propria leadership, mentre Israele affronta una nuova fase di trattative dall’esito ancora incerto.