Elezioni FIGC, spunta un giallo che può complicare la corsa di Malagò: il caso Genoa agita la sfida con Galliani

Le candidature sono ufficiali, ma una doppia firma apre un caso sulla regolarità della documentazione. Malagò ha il sostegno di appena 11 club di Serie A, Galliani quello di calciatori e allenatori. La commissione dovrà esaminare gli atti, mentre il 52% dei voti resta ancora senza una scelta. Intanto Lotito punta al ritorno nel Consiglio federale

La corsa alla presidenza della FIGC entra ufficialmente nel vivo, ma proprio quando tutto sembrava pronto per una sfida esclusivamente politica tra Giovanni Malagò e Adriano Galliani, spunta un caso che rischia di trasformare la verifica delle candidature in un nuovo terreno di confronto. Al centro della vicenda c’è il Genoa, protagonista di un cambio di posizione che ha lasciato tracce nella documentazione depositata in Federcalcio da entrambi gli aspiranti presidenti. Una firma prima concessa a Galliani, successivamente revocata e infine assegnata a Malagò. Una sequenza che potrebbe sembrare un semplice ripensamento, ma che assume particolare rilevanza perché l’attuale commissario straordinario ha raggiunto esattamente il numero minimo di adesioni necessarie per essere candidato dalla Serie A. Dopo settimane di trattative, incontri e divisioni tra i club, la partita si sposta dunque anche sul piano formale, mentre sullo sfondo rimangono gli equilibri delle altre componenti federali e la corsa al Consiglio federale, nella quale è tornato a inserirsi Claudio Lotito, presidente della Lazio e della Reggina.

Il caso Genoa: una firma per Galliani, poi la revoca e il sostegno a Malagò

La novità più delicata riguarda proprio il comportamento del Genoa. Il club rossoblù aveva inizialmente sottoscritto il sostegno alla candidatura di Adriano Galliani, salvo successivamente modificare il proprio orientamento. La società ligure ha infatti trasmesso una comunicazione tramite posta elettronica certificata per revocare la precedente adesione, accompagnandola con una diffida, e ha deciso di appoggiare Giovanni Malagò. Fin qui si potrebbe parlare di un normale cambiamento di posizione all’interno di una competizione elettorale particolarmente combattuta. Il problema nasce dal fatto che la firma originariamente concessa a Galliani è stata comunque inserita nella documentazione presentata dallo stesso candidato, mentre il Genoa figura anche tra le undici società che hanno consentito a Malagò di formalizzare la propria candidatura. La presenza della stessa società negli atti dei due schieramenti ha così aperto interrogativi sulla validità delle sottoscrizioni e sugli eventuali effetti della revoca. Non si tratta di una questione marginale, considerando che il sostegno del Genoa è uno degli undici sui quali si fonda l’accreditamento dell’attuale commissario federale.

Il punto è proprio questo: Malagò ha raccolto undici firme su venti, esattamente il quorum necessario per ottenere la candidatura attraverso la componente della Serie A. Se quella del Genoa dovesse essere considerata non valida, e non venisse riconosciuta una soluzione conforme alle regole federali, si porrebbe un problema per il raggiungimento della soglia richiesta. È uno scenario sul quale, tuttavia, occorre distinguere le ipotesi dalle decisioni effettivamente assunte. La revoca del sostegno inizialmente concesso a Galliani potrebbe infatti essere ritenuta pienamente legittima, anche perché la candidatura dell’ex dirigente del Milan non dipende dalle firme dei club della massima serie, essendo stata formalmente sostenuta dall’Associazione Italiana Calciatori e dall’Associazione Italiana Allenatori Calcio. Secondo una delle interpretazioni emerse, proprio questa circostanza renderebbe la doppia sottoscrizione priva di conseguenze sostanziali. Resta comunque il fatto che la valutazione ufficiale spetta alla commissione di vigilanza sulle candidature, chiamata a verificare la regolarità della documentazione depositata.

Galliani e Malagò hanno depositato le candidature: la Serie A è spaccata

Nel frattempo, con la scadenza del 4 novembre, entrambi i contendenti hanno formalizzato la propria partecipazione alle elezioni del prossimo 14 dicembre 2026, in programma all’Hilton Rome Airport di Fiumicino. Malagò ha depositato la candidatura martedì 3 novembre, accompagnandola con il programma e le undici firme raccolte tra i club di Serie A. Le società che hanno sottoscritto il suo sostegno sono Roma, Napoli, Torino, Bologna, Fiorentina, Frosinone, Udinese, Monza, Parma, Genoa e Lecce. Galliani ha invece presentato la propria documentazione mercoledì 4 novembre, attraverso un delegato, forte dell’appoggio di calciatori e allenatori. Una candidatura costruita dunque su una base differente rispetto a quella del suo avversario, senza la necessità di raggiungere il quorum delle società del massimo campionato. Sul piano politico, l’ex dirigente del Milan può inoltre contare sul sostegno di Inter, Atalanta e Como, mentre altre società non hanno ancora espresso una scelta definitiva. Il quadro conferma la profonda divisione della Serie A, che soltanto pochi mesi fa aveva mostrato un orientamento molto più compatto intorno a Malagò.

Le firme raccolte, però, non devono essere confuse con i voti che saranno effettivamente espressi il 14 dicembre. Il sostegno necessario per accreditare una candidatura costituisce infatti un passaggio diverso rispetto alla scelta dei delegati nell’assemblea elettiva. È questa distinzione a rendere ancora aperta la competizione. Malagò ha ottenuto il sostegno della maggioranza numerica dei club di Serie A, ma la componente della massima serie rappresenta complessivamente soltanto il 18% del peso elettorale della Federazione. Galliani parte invece dall’appoggio delle associazioni di calciatori e allenatori, che insieme valgono il 30%. Anche in questo caso, tuttavia, il sostegno espresso dagli organismi rappresentativi non significa automaticamente che ogni singolo delegato voterà nello stesso modo. La vera sfida, quindi, non riguarda più soltanto la presentazione delle candidature, ma la capacità dei due schieramenti di costruire una maggioranza trasversale all’interno del sistema calcistico italiano.

Il 52% dei voti ancora da conquistare: Abete e le altre Leghe possono decidere tutto

Il peso delle componenti che non hanno ancora espresso un orientamento comune resta decisivo. Lega Nazionale Dilettanti, Serie C e Serie B rappresentano complessivamente il 52% dell’assemblea elettiva: il 34% appartiene ai Dilettanti, il 12% alla Serie C e il 6% alla Serie B. Una percentuale che, sul piano aritmetico, potrebbe determinare il risultato qualora si formasse un orientamento condiviso e i delegati votassero in maniera compatta. Il vertice del 2 novembre tra i presidenti delle Leghe non ha però prodotto una scelta ufficiale. Giancarlo Abete, Matteo Marani e Paolo Bedin hanno mantenuto una posizione di attesa, rinviando le valutazioni all’esame dei programmi dei candidati. Il ruolo di Abete appare particolarmente significativo, considerando il peso della Lega Nazionale Dilettanti e il fatto che lo stesso dirigente era stato lo sfidante di Malagò nella precedente tornata elettorale. I prossimi incontri tra le componenti potranno quindi offrire indicazioni più precise sugli equilibri, ma per il momento nessuno dei due candidati può considerare acquisito il consenso necessario per la presidenza.

Claudio Lotito torna in corsa per il Consiglio federale: la questione riguarda anche la Reggina

La sfida per la presidenza non è l’unica novità emersa alla chiusura delle candidature. Mercoledì 4 novembre, infatti, Claudio Lotito ha depositato personalmente la propria candidatura al Consiglio federale della FIGC, tornando a puntare su un incarico nell’organismo di governo del calcio italiano dopo essere rimasto fuori dalle ultime due tornate elettorali. Il presidente della Lazio, dalla scorsa estate anche alla guida della Reggina, concorrerà per uno dei tre seggi elettivi riservati alla Serie A, ai quali si aggiunge quello spettante di diritto al presidente della Lega. La competizione si annuncia particolarmente significativa perché sono cinque i candidati per tre posti: oltre a Lotito figurano Giuseppe Marotta dell’Inter, Giorgio Chiellini della Juventus, Stefano Campoccia dell’Udinese e Saverio Sticchi Damiani del Lecce. Marotta, Chiellini e Campoccia hanno già fatto parte della precedente composizione del Consiglio, mentre Lotito ne era uscito nel febbraio 2025. Il suo ritorno nella competizione federale rappresenta dunque un elemento di ulteriore interesse, indipendentemente da chi sarà eletto presidente.