Una battuta sul suo futuro politico e un annuncio destinato a far discutere sui rapporti tra Stati Uniti e Israele. Nel giorno delle elezioni di Midterm USA 2026, il presidente americano Donald Trump è intervenuto ai microfoni di Fox News, scherzando sulla possibilità di trasferirsi in Israele e candidarsi alla guida del governo, prima di annunciare un accordo con Benjamin Netanyahu per interrompere gli aiuti finanziari americani al Paese.
Trump scherza: “se gli americani si stancassero di me, diventerei premier in Israele”
“Se la gente negli Stati Uniti si stancasse mai di me, mi trasferirei in Israele e diventerei primo ministro”. Con queste parole Donald Trump ha scherzato durante l’intervista a Fox News, mentre milioni di americani sono chiamati alle urne per rinnovare il Congresso. Il presidente statunitense ha poi rivendicato la propria popolarità tra gli israeliani, affermando: “lì ho un indice di gradimento del 99%”.
Trump annuncia lo stop agli aiuti USA a Israele: accordo con Netanyahu
Ma oltre alla battuta sul suo futuro politico, Trump ha affrontato una questione ben più concreta: la fine dei finanziamenti americani a Israele. “Abbiamo fatto un accordo mesi fa con Benjamin Netanyahu: non daremo più soldi a Israele”, ha dichiarato il presidente americano durante l’intervista.
Trump ha quindi precisato: “Entro la fine di quest’anno smetteremo di versare fondi a Israele. Per loro va bene così, perché ora sono un Paese di successo”, aggiungendo: “Aiuteremo Israele se ne avrà bisogno”.
Secondo quanto riferito dal presidente, l’intesa con Netanyahu riguarderebbe l’interruzione degli aiuti statunitensi, pari a circa 4 miliardi di dollari all’anno, a partire dalla fine del 2026.
Resta tuttavia da chiarire come questa decisione sarà attuata, considerando che l’attuale accordo sull’assistenza militare americana a Israele prevede finanziamenti annuali per circa 3,8 miliardi di dollari fino al 2028. Al momento delle dichiarazioni non era arrivata una conferma ufficiale da parte dell’ufficio di Netanyahu.
Le parole di Trump arrivano dunque in una giornata particolarmente delicata per la politica americana, con le Midterm del 3 novembre che potrebbero modificare gli equilibri del Congresso e incidere sulla seconda parte della presidenza repubblicana.
