Demografia e Giovani

Denatalità, crescita economica, produttività e nuove generazioni al centro del convegno del 12 novembre all'Università Cattolica di Milano. Una riflessione che affronta anche il rapporto tra diritti e doveri, il ruolo della Costituzione e le recenti proteste studentesche

La tendenza demografica della presente stagione, caratterizzata da una preoccupante denatalità, frena la necessaria crescita economica e mette a rischio la tenuta dei conti pubblici e, con essi, lo Stato Sociale. Viviamo con una certezza: il declino della fecondità tocca negativamente i parametri sui quali si sostiene il mondo produttivo ed il vivere civile, tra cui spiccano il PIL, come fattore macroeconomico di sintesi, l’industria finanziaria, la stabilità e l’equilibrio generale. È una prospettiva negativa, da evitare, con il rischio che si possa passare dalla crisi demografica a quella democratica. Sotto il profilo economico, e con le attuali dinamiche demografiche, non bisogna più cullare la speranza di crescite fondate prevalentemente sulla espansione della occupazione e dei salari contenuti. È fondamentale un aumento di produttività, nel contesto di un’economia più innovativa che ponga la scienza e il capitale umano al centro del percorso evolutivo al quale la tecnologia, nel rispetto dei valori umani, così come manifestato da Papa Leone XIV, ed il digitale danno una forte caratterizzazione.

Nel parlare di capitale umano voglio uscire dalla freddezza di tale locuzione ed affermare che, nelle convulse criticità di oggi, va tenuta viva la fiamma di un assioma: i giovani sono “le terre rare” su cui costruire il futuro, futuro che va scelto e non aspetta. Sulle nuove generazioni, con le loro attese di affermazione e di partecipazione, vanno calibrate, oggi e nel futuro, le politiche strutturali e le linee d’azione del Paese.

Questi pensieri saranno ripresi ed approfonditi, sotto varie angolature, nelle Relazioni di base, sviluppate da Enrico Giovannini e da Alessandro Rosina e, nella Tavola Rotonda animata da Gregorio De Felice, Luca Colombano, Stefano Vittorio Kuhn, Alessandra Perrazzelli, Giuseppe Sopranzetti, Stefano Alfonso, Alessandro Carpinella, Simonetta Giordani, Federico Morelli, Michela Rota. Sto citando il convegno che si terrà a Milano il 12 novembre pv, all’Università Cattolica del Sacro Cuore, alle ore 15:30 (06 30327571 – info@anspc.it)

Questo convegno, da me promosso, mi da lo spunto ad intrattenermi sulla questione “Giovani” anche alla luce dei recenti, turbinosi accadimenti e toccare il tema delicato dei ‘diritti e doveri’ del cittadino. Mi riferisco ai danni procurati dai giovani contestatori che, agendo contro tutto e tutti, hanno devastato scuole, strutture pubbliche e private. Sono certo che, purtroppo, queste azioni continueranno, anche perché si è trovato il rifugio, se non l’alibi, di una presunta ‘disubbidienza civile’, intesa come diritto acquisito, a tutto campo. Questi giovani, guidati e influenzati da cattivi maestri, prima di farsi trascinare dovrebbero fare qualche riflessione sulle conseguenze dei loro comportamenti. Dico che se si sconcentrassero e non seguissero il cattivo vezzo della puerile emulazione, capirebbero che le conseguenze negative si scaricano su di loro, sulla serietà dei loro studi, sulla loro crescita nella prospettiva di un lavoro e della loro affermazione nella vita.

Alzo il livello di queste considerazioni parlando di ‘diritti e doveri’. Mi faccio aiutare da una oggettiva valutazione del documento dal quale tutto nasce e al quale si fa riferimento, anche fuori luogo, per giustificare i più vari e assurdi comportamenti. La già Presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia, si è soffermata, in più di qualche occasione, sul tema, richiamando uno stato di fatto: i diritti riconosciuti nell’articolo 2 della Carta non devono essere mai slegati da doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale. Certo è che la solidarietà sociale mal si concilia con le devastazioni promosse da una fetta, non trascurabile, di giovani studenti, anche minorenni.

Dalla cultura giuridica passo, sul tema, al pensiero espresso da un mai sufficientemente rimpianto Sergio Marchionne, mitico AD Fiat agli inizi di questo secolo, oltre che detentore di prestigiosissimi incarichi a livello internazionale, così rilevanti da essere inserito tra le 100 personalità più influenti del secolo. Su “Diritti e Doveri” lanciò un manifesto politico da cui richiamo uno stralcio particolarmente emblematico: Condivido che i diritti di tutti, a prescindere dalla categoria sociale di appartenenza, costituiscono la base di una comunità civile. Ma oggi viviamo in un’epoca in cui si parla sempre e solo di diritti. Il diritto al posto fisso, al salario garantito, al lavoro sotto casa; il diritto a urlare e a sfilare; il diritto a pretendere. Lasciatemi dire che i diritti sono sacrosanti e vanno tutelati. Se però continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo.

Con lo stimolo di questo pensiero e con la lettura della Carta Costituzionale mi sento di affermare che la Costituzione più bella del mondo (così viene definita!) è fortemente sbilanciata verso i diritti, di cui si parla a lungo, (Parte Prima: diritti e doveri dei cittadini, da art. 13 ad art 54) dei diritti e poco dei doveri, se non in maniera sfumata. Per averne una qualche evidenza bisogna andare all’art.2 dei Principi Fondamentali, che recita: la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociale ove si svolge la sua personalità e “richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.” Indubbiamente, stiamo vivendo tempi cupi e ci attendono ulteriori incertezze, anche dopo il risultato delle elezioni in USA di metà mandato che mettono in crisi i dogmi, non del tutto comprensibili, delle idee di Trump e delle sue ondeggianti politiche, che influenzano negativamente l’ecosistema mondiale.

Tutto ciò premesso, non posso non auspicare a me stesso, una “rimodulazione” della Costituzione equilibrando i rapporti tra diritti e doveri. Non parlo di riforma dal momento che si tratta di un evento sfortunato, come la storia insegna. Questo pensiero viene naturale se si pensa che la nostra Costituzione è nata sulle ceneri di un sistema che non privilegiava certamente i diritti. Il seguito automatico, con la Costituzione del 1946, è stato lo sbilanciamento verso i Diritti, in una sorta di compensazione verso il passato (oso ironicamente affermare!) Alla fine, è auspicabile che si freni, anche su altri temi, l’ utilizzo smodato dei saggi contenuti della Carta: essa è una guida ma non un testo sacro!