Un miliardario che promuove un referendum. Otto miliardi e quattrocento milioni di dollari di finanziamenti pubblici. Una legge che riserva metà di quella cifra a un solo centro di ricerca, senza indicarne esplicitamente il nome. Requisiti di ammissibilità così dettagliati da sembrare un identikit. E un particolare che rende la vicenda ancora più singolare: l’unico istituto che risulterebbe in possesso di tutti i requisiti è stato cofondato proprio dal miliardario promotore dell’iniziativa.
Benvenuti in California, dove la Proposition 38, sottoposta al voto popolare il 3 novembre 2026, si è trasformata in un giallo politico e finanziario. Un caso che merita attenzione soprattutto per le domande che solleva sul rapporto tra grandi patrimoni privati, finanziamento della politica e utilizzo delle risorse pubbliche.
La vicenda emerge mentre il dibattito americano continua a interrogarsi sull’influenza dei miliardari, in particolare sui rapporti tra Donald Trump ed Elon Musk. Ma questa volta sotto i riflettori non c’è il mondo Maga: c’è un’iniziativa sostenuta anche dal Partito Democratico californiano e dal governatore Gavin Newsom. Una circostanza che rende il confronto politico particolarmente interessante, anche se la proposta ha ricevuto il sostegno pure dei Repubblicani.
Proposition 38, il referendum da 8,4 miliardi di dollari: metà dei fondi a un solo istituto
La vicenda comincia con una proposta apparentemente difficile da contestare nelle finalità: finanziare la ricerca medica su cancro, malattie cardiache, Alzheimer e nuove terapie immunologiche. La Proposition 38 autorizza la California a emettere 8,4 miliardi di dollari in obbligazioni pubbliche, creando un fondo destinato alla ricerca nel campo dell’immunologia e dell’immunoterapia.
Il meccanismo, tuttavia, presenta una particolarità. Dei fondi previsti, 4,2 miliardi sono destinati a un unico istituto di ricerca non profit affiliato all’Università della California. Gli altri 4,2 miliardi saranno distribuiti attraverso contributi competitivi a università ed enti di ricerca selezionati.
Il nome del primo beneficiario non compare nella disposizione che riserva questa enorme somma. Al suo posto troviamo una serie di criteri tecnici, amministrativi e finanziari che l’organizzazione deve possedere per ottenere il denaro. Ed è proprio esaminando questi criteri che il giallo prende forma.
Gary Michelson, il miliardario che ha promosso il referendum e cofondato l’istituto favorito
Il principale protagonista si chiama Gary K. Michelson, miliardario californiano, inventore nel settore medico e filantropo, finanziatore di iniziative politiche prevalentemente democratiche.
Michelson è il promotore ufficiale della Proposition 38 e il suo principale finanziatore. Ma è anche cofondatore e presidente del consiglio di amministrazione del California Institute for Immunology and Immunotherapy (CIII), un’organizzazione di ricerca affiliata alla University of California, Los Angeles, meglio conosciuta come UCLA.
Un’inchiesta della testata indipendente CalMatters, pubblicata il 31 luglio e approfondita il 20 ottobre 2026, ha verificato che, secondo gli elementi disponibili, proprio il CIII sarebbe l’unico istituto californiano in grado di soddisfare tutti i requisiti previsti per ottenere i 4,2 miliardi.
Il punto non è che Michelson abbia già ricevuto personalmente quel denaro: non esiste alcuna prova di un’appropriazione privata dei fondi, che sarebbero destinati a un’organizzazione senza scopo di lucro. Ma il fatto che il principale promotore della legge sia anche cofondatore dell’istituto potenzialmente beneficiario pone una questione evidente di opportunità, governance e trasparenza.
Il primo mistero: requisiti così specifici da sembrare scritti su misura
La parte più singolare della Proposition 38 riguarda le condizioni richieste al futuro beneficiario. L’istituto deve essere stato costituito prima del 1° gennaio 2025, avere sottoscritto entro la stessa data un accordo con un campus dell’Università della California e disporre, al 1° gennaio 2026, di una superficie destinata alla ricerca di almeno 200.000 piedi quadrati, circa 18.581 metri quadrati.
Ma non basta. L’università di riferimento deve disporre di un centro medico con almeno 35.000 ricoveri e oltre 3,5 milioni di visite ambulatoriali annue. Secondo l’analisi di CalMatters, tra i campus del sistema universitario californiano soltanto UCLA raggiungeva i parametri richiesti.
La legge impone inoltre specifici requisiti relativi ai finanziamenti filantropici già ottenuti, compresi impegni economici destinati a programmi di sviluppo rapido dei vaccini e di ricerca sul microbioma.
Il risultato è sorprendente: una combinazione di condizioni così particolare da coincidere solo con le caratteristiche dell’istituto cofondato da Michelson. Un portavoce UCLA ha confermato a CalMatters che, tra le organizzazioni non profit affiliate all’università, soltanto il CIII risultava in possesso dei requisiti indicati.
C’è poi un dettaglio temporale: alcune condizioni dovevano essere soddisfatte nel 2025 e all’inizio del 2026, prima ancora che il referendum venisse votato nel novembre dello stesso anno. Questo riduce concretamente la possibilità che altre organizzazioni possano adeguarsi successivamente.
La campagna favorevole ha respinto l’idea che i criteri siano stati concepiti specificamente per favorire il CIII, sostenendo che servano a individuare una struttura già qualificata e dotata delle risorse necessarie. La scelta finale dell’istituto spetta comunque al California Department of Public Health.
Resta però la domanda: perché destinare metà di un finanziamento pubblico così imponente a un solo ente, individuabile attraverso requisiti tanto selettivi, invece di affidare tutte le risorse a procedure competitive?
Il secondo mistero: l’istituto che potrebbe ricevere 4,2 miliardi aveva soltanto tre dipendenti
La vicenda diventa ancora più sorprendente quando si esamina la situazione organizzativa del CIII. Secondo quanto riferito il 16 settembre 2026 da John Mazziotta, dirigente di UCLA Health e componente del consiglio dell’istituto, il centro di ricerca aveva assunto appena tre dipendenti: un responsabile operativo, un consulente legale e un consulente scientifico.
Il piano industriale prevedeva invece circa 51 assunzioni già entro il 2025, con ulteriori assunzioni negli anni successivi. Non è l’unica discrepanza. Nei documenti esaminati da CalMatters erano previsti investimenti operativi e infrastrutturali superiori a 200 milioni di dollari entro la metà del 2026. Le spese effettivamente sostenute, secondo quanto riferito da Mazziotta ai vertici universitari, ammontavano invece a circa 20 milioni di dollari.
Inoltre, il principale complesso scientifico previsto presso lo UCLA Research Park non dovrebbe essere completato prima della fine del 2028, anche se sono già disponibili spazi temporanei per alcune attività di ricerca.
Questi dati non dimostrano che l’istituto non possa svilupparsi o gestire importanti programmi scientifici. Ma rendono legittimo interrogarsi sulla sua capacità di amministrare finanziamenti di dimensioni miliardarie. La campagna favorevole ha precisato che le risorse non verrebbero erogate tutte immediatamente, ma in tranche soggette all’approvazione delle autorità statali.
Il terzo mistero: miliardi di soldi pubblici, ma un’esenzione dalle norme sulla trasparenza
Un altro aspetto particolarmente delicato riguarda il regime giuridico dell’istituto selezionato. Il testo della Proposition 38 prevede infatti che l’organizzazione destinataria dei finanziamenti non sia considerata un’agenzia pubblica ai fini di specifiche leggi californiane, comprese quelle sull’accesso ai documenti pubblici e sulla pubblicità delle riunioni degli organismi statali.
In altre parole, un soggetto privato potrebbe ricevere fino a 4,2 miliardi di dollari provenienti da un’emissione di debito pubblico senza essere sottoposto integralmente agli stessi obblighi di trasparenza delle amministrazioni statali.
La misura prevede comunque importanti forme di controllo, tra cui rendicontazioni annuali pubbliche, verifiche finanziarie indipendenti e controlli delle autorità. Non si tratta quindi di un’esenzione totale dalla vigilanza.
I sostenitori spiegano che imporre integralmente le regole degli enti pubblici a un’organizzazione privata sarebbe incompatibile con la sua struttura giuridica.
Ma il dubbio rimane: perché prevedere espressamente un’esenzione da alcune delle principali norme sulla trasparenza proprio per l’organizzazione destinata a ricevere la quota maggiore dei finanziamenti?
Quanto costerà ai contribuenti californiani?
Il tema non riguarda soltanto la distribuzione dei fondi, ma anche il loro costo. Secondo il Legislative Analyst’s Office, organismo indipendente della California, il rimborso delle obbligazioni comporterà una spesa stimata tra 500 e 600 milioni di dollari all’anno per circa vent’anni, con un costo complessivo che potrebbe raggiungere circa 12 miliardi considerando gli interessi.
La misura prevede che il 10% dei ricavi derivanti da eventuali scoperte commercializzate ritorni alle casse statali, oltre a uno sconto del 20% per i californiani sui trattamenti sviluppati grazie ai finanziamenti.
È la principale argomentazione economica dei sostenitori: la ricerca potrebbe generare nuove cure e produrre entrate capaci di compensare almeno parte del debito. Ma non esiste alcuna garanzia che le scoperte scientifiche producano ricavi sufficienti. Di conseguenza, il rischio finanziario dell’operazione ricade sul bilancio pubblico, mentre i benefici economici futuri restano incerti.
Trump e Musk sotto accusa per i rapporti con i miliardari. Ma questa volta i riflettori arrivano sui Democratici
C’è poi il risvolto politico della vicenda, che rende il caso particolarmente interessante. Negli ultimi anni, una parte consistente del dibattito pubblico americano si è concentrata sull’influenza dei grandi patrimoni privati sulle istituzioni, soprattutto in relazione al rapporto tra Donald Trump ed Elon Musk, ai finanziamenti elettorali e al potere dei grandi imprenditori.
La Proposition 38 mostra però come le questioni relative all’influenza del denaro sulla politica non riguardino esclusivamente il campo repubblicano. Il Partito Democratico della California e il governatore Gavin Newsom hanno sostenuto ufficialmente la misura. Il California Democratic Party ha inoltre contribuito economicamente alla campagna favorevole.
Secondo i dati pubblicati da KQED, aggiornati al 28 ottobre, il fronte del Sì aveva raccolto circa 71,2 milioni di dollari, contro meno di 12.000 dollari del fronte contrario. Tra i principali finanziatori figurano Michelson, con 45 milioni, e il Michelson Center for Public Policy, con circa 21,2 milioni.
Il contributo diretto del Partito Democratico californiano risultava invece di circa 26.200 dollari, una quota marginale rispetto alle somme investite dal principale promotore.
È necessario ricordare un elemento che impedisce di attribuire il sostegno all’iniziativa esclusivamente ai Democratici: anche il Partito Repubblicano della California ha espresso il proprio appoggio alla Proposition 38, insieme a numerose associazioni di pazienti e organizzazioni impegnate nella ricerca medica.
Non esistono dunque elementi sufficienti per affermare che il Partito Democratico abbia organizzato un’operazione finalizzata ad assegnare fondi pubblici a Michelson. È invece documentato che un’importante iniziativa sostenuta politicamente dai Democratici, e anche dai Repubblicani, presenta caratteristiche che sollevano interrogativi sulla concentrazione delle risorse e sui rapporti tra finanziatori e potenziali beneficiari.
Ed è proprio qui che emerge il paradosso: gli stessi interrogativi sull’influenza dei miliardari che vengono spesso sollevati nei confronti di Trump e Musk meritano attenzione anche quando riguardano iniziative sostenute dal campo democratico.
Il referendum passa in vantaggio: il giallo dei 4 miliardi resta aperto
La Proposition 38 è stata sottoposta al voto degli elettori della California il 3 novembre 2026, in concomitanza con le elezioni americane di metà mandato.
Secondo i dati Associated Press riportati da KQED nell’aggiornamento del 4 novembre, con circa il 60,7% dei voti stimati scrutinati, il Sì era in vantaggio con il 55,5%, contro il 44,4% dei No. Il risultato non era ancora definitivamente certificato.
Ma anche un’approvazione definitiva non significherebbe che i 4,2 miliardi siano già stati trasferiti al CIII: la selezione del beneficiario e l’erogazione delle risorse richiedono ulteriori verifiche e passaggi amministrativi.
Il vero interrogativo, dunque, resta aperto. La California ha approvato un meccanismo per finanziare la ricerca medica o ha costruito una procedura che favorisce in maniera eccezionale un istituto già individuabile prima del voto?
Le finalità scientifiche della legge sono rilevanti e potrebbero produrre benefici concreti per milioni di pazienti. Ma questo non elimina la necessità di spiegare perché metà delle risorse debba essere concentrata su un solo istituto, perché i criteri coincidano con quelli dell’organizzazione cofondata dal promotore e perché siano state previste specifiche esenzioni dalle regole sulla trasparenza pubblica.
Non ci sono prove di un illecito o di un arricchimento personale già realizzato da Gary Michelson. Ci sono però fatti documentati, anomalie organizzative e scelte legislative che giustificano interrogativi pubblici e controlli rigorosi.
È questo il cuore del giallo californiano: un miliardario, un referendum da 8,4 miliardi, un beneficiario apparentemente unico e una serie di coincidenze che chiedono spiegazioni. E una lezione politica che dovrebbe valere per tutti, indipendentemente dallo schieramento: la trasparenza nell’utilizzo del denaro pubblico non può dipendere dal colore del partito che sostiene un’iniziativa.
