Chi rappresentano realmente i Bronzi di Riace? A oltre cinquant’anni dal loro ritrovamento, le due celebri statue continuano ad alimentare interrogativi sulla loro identità, sull’origine e sulle circostanze della scoperta. Nuove ipotesi interpretative sono state al centro dell’incontro organizzato il 31 ottobre 2026 all’Hotel Federica di Riace Marina, dove è stato presentato il volume “Anatomia Archeostatuaria dei Bronzi di Riace – Pericle e Temistocle”, scritto dal professor Riccardo Partinico. La presentazione, organizzata dal giornalista e ricercatore Giuseppe Braghò, autore del libro “Facce di bronzo”, ha riunito studiosi ed esperti di differenti discipline per approfondire le caratteristiche delle due sculture attraverso l’anatomia, l’archeologia, la storia dell’arte e le metodologie scientifiche applicate ai beni culturali. Particolare attenzione è stata dedicata alla teoria di Partinico, secondo la quale la Statua B potrebbe raffigurare lo stratego ateniese Pericle, anziché un personaggio mitologico.
Bronzi di Riace, la teoria di Partinico: “la Statua B potrebbe rappresentare Pericle”
Nel corso del convegno, il professor Riccardo Partinico ha illustrato “i principi dell’Anatomia Archeostatuaria, l’approccio di studio da lui sviluppato che utilizza parametri biomedici, antropometrici e biomeccanici per analizzare le rappresentazioni del corpo umano nelle sculture antiche”. La sua ricerca si concentra “sulle particolarità anatomiche riprodotte nei Bronzi di Riace, considerate potenzialmente utili per individuare caratteristiche fisiche riconducibili a personaggi realmente esistiti. Nel caso della Statua B, Partinico ha evidenziato alcune alterazioni scheletriche che, secondo la sua interpretazione, difficilmente sarebbero riconducibili a una semplice idealizzazione artistica”.
Tra gli elementi analizzati figurano il varismo del quinto dito del piede, una possibile scoliosi dorso-lombare e la rettilineizzazione delle vertebre cervicali, che lo studioso collega “al riallineamento del cranio”. Si tratta di osservazioni sulle quali Partinico fonda la propria ipotesi di identificazione, ancora da considerare una proposta interpretativa e non un’attribuzione definitivamente accertata. Il punto centrale della sua ricostruzione riguarda “la particolare conformazione della testa della statua, che il professore associa alla schinocefalia, una caratteristica cranica allungata attribuita a Pericle dalle fonti letterarie antiche, tra cui Cratino, Eupoli e Plutarco”.
Secondo Partinico, tale elemento “costituirebbe un indizio importante a favore dell’identificazione della scultura con lo stratego ateniese. A sostegno della sua teoria, il ricercatore ha presentato un confronto antropometrico con quattro busti marmorei di Pericle conservati nei Musei Vaticani, al British Museum di Londra, all’Altes Museum di Berlino e al Museo Barracco di Roma. Le corrispondenze individuate vengono interpretate dallo studioso come ulteriori elementi a sostegno della propria ricostruzione”.
Le proporzioni dei Bronzi e il confronto con il Doriforo di Policleto
Un’altra prospettiva di analisi è stata proposta dall’architetto e professore Rocco Vergari, che ha approfondito le caratteristiche geometriche e stilistiche delle statue, collocandole nel contesto artistico del V secolo a.C., “un periodo particolarmente importante per lo sviluppo della scultura greca”. Lo studioso si è soffermato “sulle simmetrie, sul chiasmo e sulle proporzioni architettoniche dei corpi, evidenziando i possibili collegamenti tra la produzione artistica dell’antica Grecia e quella della Magna Grecia”. Particolare spazio è stato dedicato al confronto con il Doriforo di Policleto, opera di riferimento per lo studio delle proporzioni e dell’equilibrio della figura umana.
Attraverso l’analisi delle posture e dei rapporti geometrici, Vergari ha ricondotto “le caratteristiche delle sculture al contesto artistico del periodo policleteo, richiamando il ruolo del Canone nella definizione delle proporzioni ideali del corpo”. Il suo intervento ha inoltre esaminato il panorama storico e culturale nel quale operarono grandi maestri come Fidia, Mirone e Cresila, offrendo “un inquadramento delle conoscenze artistiche e delle tecniche scultoree che caratterizzarono l’età classica”.
Le indagini scientifiche sui Bronzi di Riace: fusione, piombo e datazioni al radiocarbonio
La dottoressa Antonella Privitera, esperta scientifica dei beni culturali, ha approfondito “il contributo delle analisi tecniche alla conoscenza delle due statue, ripercorrendo anche le principali fasi dei primi interventi di restauro”. Una parte della relazione è stata dedicata “alla tecnica della fusione a cera persa, utilizzata per realizzare le diverse componenti delle sculture, successivamente assemblate. L’esame dei materiali e dei procedimenti produttivi rappresenta uno degli strumenti attraverso i quali gli studiosi cercano di ricostruire le modalità di realizzazione dei Bronzi”.
Privitera si è inoltre soffermata “sui tenoni di piombo, collegati alle antiche miniere del Laurion, in Attica, e sulle analisi mineralogiche delle terre di fusione, le argille rimaste all’interno delle statue dopo la lavorazione”. Tra gli approfondimenti richiamati figurano “le datazioni al radiocarbonio condotte dal professor Lucio Calcagnile dell’Università del Salento, presso il CEDAD, su materiali organici come legno e peli animali. Queste indagini consentono di circoscrivere cronologicamente i materiali esaminati e forniscono elementi utili alla ricostruzione delle fasi di produzione delle sculture, pur richiedendo un’interpretazione complessiva insieme alle altre evidenze archeologiche”.
Il mistero del terzo Bronzo di Riace e degli scudi: Braghò torna sulle testimonianze del 1972
Uno dei temi affrontati durante la presentazione ha riguardato anche le circostanze del ritrovamento dei Bronzi di Riace nel 1972 e gli interrogativi che continuano ad accompagnare quella vicenda. Il giornalista e ricercatore Giuseppe Braghò ha ripercorso le fasi della scoperta e le successive questioni storiche e giudiziarie, soffermandosi in particolare “sull’ipotesi dell’esistenza di una terza statua e di alcuni scudi bronzei che, secondo le ricostruzioni da lui sostenute, avrebbero potuto far parte del complesso originario”.
Braghò ha richiamato l’attenzione sulla testimonianza della signora Diano, la quale “avrebbe dichiarato di aver visto sulla spiaggia di Riace, nei giorni successivi alla scoperta, un grande scudo di bronzo e altri elementi che il ricercatore ritiene potenzialmente riconducibili a un’ulteriore scultura”. Si tratta di una ricostruzione che continua a essere oggetto di discussione e che non costituisce una prova accertata dell’esistenza di un terzo Bronzo. L’intervento di Braghò ha comunque riportato al centro del confronto pubblico le testimonianze e gli interrogativi sulle circostanze del ritrovamento.
Riace Marina, studiosi e rappresentanti del territorio alla presentazione del libro
All’incontro hanno partecipato anche personalità impegnate nella promozione culturale e nella valorizzazione del patrimonio storico calabrese. Tra i presenti l’ex sindaco di Riace Antonio Trifoli, lo scrittore e conduttore del format televisivo “La Gente di Calabria” Giuseppe Gervasi e la giornalista Daniela La Cava, che da anni si occupa delle questioni ancora aperte relative alla storia delle due sculture. La presentazione del volume ha offerto l’occasione per mettere a confronto metodologie e interpretazioni differenti, evidenziando le possibilità di dialogo tra medicina, antropometria, biomeccanica, archeologia e storia dell’arte nello studio dei capolavori antichi.

