Voli, allarme jet fuel: rincari sui biglietti e rischio cancellazioni

Assaeroporti lancia l’allarme sul caro carburante per l’aviazione: nessun problema immediato di disponibilità, ma i prezzi hanno raggiunto livelli tali da mettere sotto pressione compagnie aeree e collegamenti. Borgomeo: “sicuramente un aumento dei prezzi e, in alcuni casi, la soppressione di qualche volo”

Il nuovo fronte caldo del trasporto aereo non riguarda, almeno per il momento, la possibilità di rimanere senza carburante, ma il suo costo sempre più elevato. A lanciare l’allarme è Carlo Borgomeo, presidente di Assaeroporti e vicepresidente di Federtrasporto, intervenuto a Roma durante l’assemblea pubblica della federazione. Il nodo è il jet fuel, il carburante utilizzato dagli aerei commerciali, che secondo Borgomeo è arrivato a pesare per circa il 31% dei costi operativi del settore. Una quota così elevata rende l’andamento dei prezzi energetici decisivo non soltanto per i bilanci delle compagnie aeree, ma anche per il prezzo finale dei biglietti e per la sostenibilità economica di alcune rotte. L’avvertimento è molto netto: se la situazione non dovesse migliorare, i passeggeri potrebbero trovarsi davanti a tariffe aeree più alte e, in alcuni casi, anche a una riduzione dell’offerta di voli.

Assaeroporti: “il problema non è la disponibilità, ma il costo”

Borgomeo ha distinto chiaramente i due aspetti della crisi. Sul fronte dell’approvvigionamento, almeno allo stato attuale, non emergerebbe un’emergenza immediata. Il vero problema è invece rappresentato dalla dinamica dei prezzi. “Non abbiamo preoccupazioni sulla disponibilità, abbiamo preoccupazioni sul costo”, ha spiegato il presidente di Assaeroporti, aggiungendo che “ormai il carburante vale il 31% dei costi operativi”. Il peso del carburante è quindi diventato una delle principali variabili per il settore aereo. Più il jet fuel aumenta, più cresce la pressione sui margini delle compagnie, soprattutto su quelle rotte nelle quali esistono margini commerciali ridotti o una concorrenza particolarmente elevata.

La Commissione europea ha confermato negli ultimi mesi un quadro molto simile: la disponibilità di carburante nell’Unione europea è rimasta complessivamente stabile, mentre la forte volatilità dei mercati petroliferi continua a mantenere elevati i prezzi di jet fuel e diesel. A fine settembre Bruxelles sottolineava che le raffinerie europee stavano lavorando quasi alla massima capacità, con scorte di emergenza ancora disponibili, ma in un mercato globale caratterizzato da forte tensione.

Biglietti aerei più cari: il rischio per i passeggeri

La conseguenza più immediata di un ulteriore aumento dei costi potrebbe essere un rincaro delle tariffe dei voli. Borgomeo non ha lasciato spazio a molte interpretazioni: “Speriamo che la situazione migliori”, ha affermato. In caso contrario, il settore dovrebbe prepararsi “sicuramente ad un aumento dei prezzi e, in alcuni casi, alla soppressione di qualche volo”. Non significa che tutti i biglietti aumenteranno automaticamente o che siano già stati programmati tagli generalizzati ai collegamenti. Il messaggio di Assaeroporti riguarda piuttosto il rischio economico che si crea qualora il carburante continui a mantenersi su valori eccezionalmente elevati. Le compagnie potrebbero infatti essere costrette a rivalutare la convenienza di alcune tratte, le frequenze dei collegamenti e le proprie strategie tariffarie. Il rischio sarebbe maggiore soprattutto per quei voli nei quali l’aumento dei costi non può essere assorbito internamente senza compromettere la redditività.

Jet fuel alle stelle in Europa: prezzi più che raddoppiati rispetto a inizio 2026

Il contesto internazionale aiuta a comprendere perché l’allarme di Assaeroporti venga considerato particolarmente serio. Secondo i dati di EUROCONTROL, nel mese di settembre 2026 il prezzo del jet fuel in Europa ha registrato una nuova forte accelerazione. Il carburante ha raggiunto un picco di circa 4,92 dollari per gallone il 18 settembre, mentre la media mensile si è attestata a circa 4,63 dollari per gallone.

Si tratta del valore medio più alto da aprile 2026 e di un livello superiore al doppio rispetto ai circa 2,26 dollari per gallone registrati tra gennaio e febbraio, prima della nuova fase di tensione dei mercati energetici. Il 25 settembre il prezzo medio risultava ancora pari a circa 4,71 dollari per gallone, in aumento del 3% rispetto alle due settimane precedenti. Anche il monitoraggio internazionale della IATA evidenzia quanto il prezzo del carburante per l’aviazione resti elevato: l’indice globale viene aggiornato settimanalmente utilizzando i dati Platts e continua a mostrare quotazioni molto alte rispetto ai livelli ordinari del mercato.

Perché il jet fuel incide così tanto sul costo di un volo

Il carburante rappresenta una delle componenti più rilevanti nella struttura dei costi di una compagnia aerea. Ogni volo deve sostenere spese che comprendono, oltre al jet fuel, personale, manutenzione degli aeromobili, leasing o ammortamento degli aerei, tasse aeroportuali, servizi di assistenza a terra, navigazione aerea, assicurazioni e numerosi altri costi operativi. Quando però una singola voce arriva a incidere per circa un terzo del totale, come indicato da Borgomeo, anche una variazione relativamente contenuta del suo prezzo può produrre effetti significativi sui conti.

Il settore aereo può utilizzare strategie finanziarie di copertura sul carburante, ma queste non eliminano completamente il rischio. Se una fase di prezzi elevati si protrae, il maggiore costo tende progressivamente a trasferirsi sull’intera catena economica. È in questo scenario che possono emergere supplementi carburante, revisioni tariffarie o riduzioni dell’offerta sulle rotte meno remunerative.

“Con incrementi da capogiro si va fuori dal mercato”

Il passaggio più duro dell’intervento del presidente di Assaeroporti riguarda proprio la sostenibilità economica dell’attività. Borgomeo ha sottolineato che con “incrementi da capogiro si va fuori dal mercato”. Il problema, dunque, non riguarda soltanto il prezzo del singolo biglietto. Se i costi crescono troppo rapidamente, alcune operazioni possono diventare economicamente insostenibili. In un settore estremamente competitivo come quello aereo, la possibilità di trasferire integralmente i maggiori costi ai passeggeri è infatti limitata. Aumenti troppo forti delle tariffe possono ridurre la domanda, mentre mantenere prezzi bassi con carburante molto costoso rischia di comprimere eccessivamente i margini delle compagnie. È proprio questo equilibrio a rendere il caro jet fuel una delle principali incognite del trasporto aereo europeo.

La crisi energetica e il peso delle tensioni internazionali

Dietro l’impennata del carburante per gli aerei c’è un mercato petrolifero che nel corso del 2026 ha attraversato fasi di forte volatilità. La Commissione europea ha più volte riunito l’Oil Coordination Group per monitorare la sicurezza degli approvvigionamenti e l’evoluzione dei mercati energetici. Già nei mesi precedenti Bruxelles aveva indicato il jet fuel come uno dei prodotti petroliferi più esposti agli effetti delle tensioni internazionali e delle difficoltà sulle catene di fornitura.

A settembre la Commissione ha ribadito che non esistevano problemi immediati di approvvigionamento nell’UE, grazie all’aumento della produzione delle raffinerie europee e all’utilizzo di forniture alternative provenienti dai mercati globali. Allo stesso tempo, però, la situazione internazionale continuava a determinare una forte volatilità sui prezzi. È esattamente la distinzione richiamata adesso da Assaeroporti: il carburante c’è, ma costa troppo.

Dalla primavera all’autunno, la corsa dei prezzi del carburante

L’andamento del 2026 mostra quanto rapidamente sia cambiato lo scenario. Secondo EUROCONTROL, dopo il forte picco registrato in primavera, il prezzo europeo del jet fuel era sceso fino a circa 2,91 dollari per gallone all’inizio di luglio. Nelle settimane successive, con il riacutizzarsi delle tensioni geopolitiche e delle pressioni sull’offerta, i prezzi erano nuovamente aumentati.

A fine luglio il valore era risalito verso 3,93 dollari per gallone, mentre ad agosto la media aveva raggiunto circa 3,86 dollari, il 71% in più rispetto ai livelli precedenti alla nuova crisi mediorientale. A settembre è arrivata un’ulteriore accelerazione, fino ai valori superiori ai 4,5 dollari per gallone. È questa progressione a spiegare perché il settore guardi con crescente preoccupazione alle prossime settimane.

Cosa può succedere ai voli nei prossimi mesi

Il rischio indicato da Assaeroporti non equivale a un annuncio di cancellazioni già programmate. Molto dipenderà dall’evoluzione del prezzo del petrolio e del jet fuel, dalle strategie commerciali delle singole compagnie, dalla capacità di assorbire gli extra-costi e dall’andamento della domanda. Se i prezzi del carburante dovessero scendere, la pressione sul settore potrebbe ridursi rapidamente. Se invece dovessero restare sugli attuali livelli o aumentare ulteriormente, potrebbe diventare più difficile mantenere invariati contemporaneamente prezzi, frequenze e numero dei collegamenti.

Da qui l’avvertimento sulla possibile soppressione di qualche volo, che potrebbe riguardare soprattutto operazioni economicamente più fragili. La Commissione europea continua intanto a monitorare il mercato e ha confermato che le scorte strategiche dell’Unione restano disponibili nel caso in cui dovessero verificarsi vere interruzioni nelle forniture.

Il nodo dei carburanti sostenibili per l’aviazione

Sul medio e lungo periodo, il settore europeo sta contemporaneamente accelerando il passaggio verso i SAF, Sustainable Aviation Fuels, i carburanti sostenibili destinati a ridurre le emissioni del trasporto aereo. Secondo i dati pubblicati dalla Commissione europea a settembre, nel 2025 negli aeroporti dell’Unione sono state fornite circa 39,3 milioni di tonnellate di carburante per aviazione, delle quali 1,1 milioni di tonnellate erano SAF, pari a circa il 2,8% del totale. Il dato ha superato l’obiettivo minimo europeo del 2% previsto per il primo anno di applicazione degli obblighi ReFuelEU Aviation.

La transizione verso carburanti alternativi rappresenta però una sfida ulteriore sul piano economico, perché il settore deve contemporaneamente affrontare volatilità energetica, investimenti ambientali e una crescente attenzione alla sostenibilità. L’Unione europea ha infatti stanziato anche strumenti di sostegno economico: per l’utilizzo dei SAF nel 2025 sono state attribuite alle compagnie circa 5,2 milioni di quote ETS, per un valore stimato intorno ai 430 milioni di euro, distribuite fra 130 operatori.

L’allarme che riguarda milioni di viaggiatori

Il messaggio arrivato dall’assemblea di Federtrasporto è quindi particolarmente rilevante per chi vola. Il problema non è, oggi, quello di un’improvvisa carenza di carburante negli aeroporti europei. È invece quello di un prezzo che, mantenendosi su livelli eccezionalmente alti, rischia di incidere sempre di più sulle decisioni commerciali delle compagnie. L’assemblea pubblica di Federtrasporto del 7 ottobre, intitolata “L’industria che muove l’Italia”, si è svolta nella sede di Confindustria a Roma, con la partecipazione di rappresentanti del settore e delle istituzioni.

Il punto centrale dell’allarme lanciato da Borgomeo rimane però racchiuso in un dato: il jet fuel pesa ormai per il 31% dei costi operativi. Se quella quota dovesse aumentare ancora, il caro carburante potrebbe smettere di essere un problema esclusivamente industriale e diventare sempre più visibile anche per i passeggeri, sotto forma di biglietti più cari, minori frequenze e possibili tagli ad alcuni voli.