Villa San Giovanni, il mito di Ulisse diventa un messaggio di pace: standing ovation per lo spettacolo dell’Accademia del Tempo Libero

Grande partecipazione di pubblico per il reading poetico-musicale. Un viaggio tra musica, poesia e teatro che reinterpreta Ulisse, Itaca e Penelope come simboli della ricerca della pace interiore e della riconciliazione tra i popoli

Un viaggio tra poesia, musica e teatro per riscoprire il significato della pace attraverso uno dei personaggi più celebri della mitologia greca. All’Accademia del Tempo Libero ODV è andato in scena il reading poetico-musicale “Il mito d’Ulisse”, uno spettacolo che ha coinvolto un numeroso pubblico, culminando in una standing ovation finale a testimonianza dell’apprezzamento per l’opera. La rappresentazione si è aperta con l’introduzione del presidente Celestino Giovannini e i saluti rivolti da remoto alla fondatrice dell’associazione, Silvana Velonà. Al centro della serata, una rilettura contemporanea del viaggio di Ulisse, trasformato in una metafora delle inquietudini dell’umanità, delle guerre e della ricerca di una riconciliazione con sé stessi e con gli altri.

Il mito di Ulisse reinterpretato attraverso la musica e la poesia

L’idea dello spettacolo è nata dall’incontro tra Giusj Santacaterina, direttrice del Coro Città di Villa San Giovanni, e lo scrittore Giovanni Suraci, coordinatore del movimento culturale “Cento e più Poeti per la Pace”.

Da questo confronto ha preso forma un progetto artistico che utilizza la figura di Ulisse per affrontare le problematiche che attraversano il mondo contemporaneo. Il protagonista dell’Odissea diventa così il simbolo dell’essere umano alle prese con le proprie contraddizioni, con le conseguenze della violenza e con il desiderio di ritrovare un equilibrio interiore.

La sceneggiatura propone una domanda che attraversa l’intera rappresentazione: perché non torniamo davvero a Itaca, oppure è Itaca che, lentamente, torna in noi?

La riflessione parte da una diversa interpretazione del viaggio dell’eroe omerico. Per tremila anni, Ulisse è stato considerato soprattutto il protagonista di una lunga avventura per tornare a casa. Nella lettura proposta dallo spettacolo, invece, il suo viaggio rappresenta il tentativo disperato di ritornare a sé stesso.

Ogni uomo è Ulisse: il viaggio verso la pace interiore

Il messaggio dell’opera si sviluppa attraverso un parallelismo tra le vicende dell’eroe greco e le difficoltà dell’uomo contemporaneo. Ogni uomo è Ulisse e ogni uomo è un naufrago, costretto ad affrontare tempeste che non ha scelto: la storia, la guerra, le parole non dette e gli addii.

Anche le sirene del mito assumono un significato moderno, identificandosi con il potere, l’avidità, la vendetta e la paura dell’altro. Sono le tentazioni e le debolezze che possono allontanare l’essere umano dalla propria dimensione più autentica.

Eppure, nonostante le difficoltà, il viaggio continua. A guidarlo è una memoria ostinata, il ricordo di una pace che l’uomo non riesce a dimenticare e che continua a cercare.

In questa prospettiva, Itaca non è più soltanto un’isola del Mar Ionio, né un luogo geografico da raggiungere. Diventa il punto in cui ciascuno smette di combattere contro sé stesso, accettando i propri errori, il proprio passato e le ferite provocate dagli altri.

La riflessione dello spettacolo collega questa dimensione personale a quella collettiva: finché l’uomo non troverà la propria Itaca interiore, continuerà a trasferire all’esterno i conflitti che porta dentro di sé.

Secondo il messaggio proposto dalla rappresentazione, le guerre non nascono soltanto sui confini tra gli Stati, ma anche dalle divisioni interiori dell’essere umano. Chi non riesce a vivere in pace con sé stesso può finire per cercare all’esterno un nemico contro cui rivolgere il proprio disagio.

Penelope come simbolo di coscienza, fedeltà e resistenza alla violenza

Accanto a Ulisse, lo spettacolo riserva un ruolo centrale a Penelope, reinterpretata in chiave moderna. Non è semplicemente la donna che attende il ritorno del marito, ma rappresenta la parte più nobile e spesso dimenticata dell’essere umano: la coscienza e la fedeltà.

Mentre Ulisse affronta il proprio viaggio, si perde, combatte, tradisce e subisce tradimenti, Penelope rappresenta ciò che rimane saldo, ciò che non cede alla violenza e continua a custodire la possibilità della riconciliazione.

La sua tela assume così un significato simbolico: ogni notte Penelope disfa ciò che la violenza ha costruito durante il giorno. Un gesto che diventa immagine della pazienza, della perseveranza e della capacità di opporsi all’odio.

Penelope rappresenta tutti coloro che, nonostante il male presente nel mondo, continuano a credere che la pace sia possibile. Persone che costruiscono e ricostruiscono, spesso lontano dai riflettori, senza applausi e senza riconoscimenti.

È questa, nella visione dell’opera, una delle forme più profonde di resistenza: rimanere fedeli all’amore in un mondo che insegna l’odio.

Il messaggio dello spettacolo: meno guerrieri e più cercatori di pace

La rappresentazione arriva quindi a una riflessione sul presente e sulle responsabilità individuali. Il mondo contemporaneo, secondo il messaggio affidato alla sceneggiatura, ha bisogno di meno Ulisse guerrieri e di più Ulisse cercatori, uomini e donne capaci di riconoscere che il vero nemico non è necessariamente un altro popolo, un’altra fede o un’altra bandiera.

Il viaggio più importante diventa quello che conduce alla riconciliazione con sé stessi, condizione necessaria per riuscire a guardare l’altro non come un avversario, ma come un essere umano che affronta le proprie difficoltà e cerca, a sua volta, la propria Itaca.

Da qui nasce l’auspicio di un mondo senza guerre, accompagnato dall’invito a non affidare esclusivamente ai potenti la responsabilità della pace, ma a cominciare dal proprio cuore.

Ognuno è chiamato a trovare la propria Itaca e a proteggere la propria Penelope interiore. Nella conclusione ideale del percorso, soltanto attraverso una pace autentica con sé stessi diventa possibile superare le ragioni dell’ostilità verso gli altri.

Gli attori e i protagonisti del reading poetico-musicale

L’opera è stata diretta e sceneggiata da Giovanni Suraci, con Mimma Creaco nel ruolo di direttrice di scena.

Numerosi gli interpreti che hanno contribuito alla realizzazione dello spettacolo: Giuseppe Dieni, Maria Ielo, Antonio Benestare, Domenica Pirilli, Carmen Schembri Volpe, Carmen Sottilotta, Cinzia Messina, Maurizio Colosi, Gabriella Porpiglia, Katia Germanò, Caterina Mangeruca, Marilena Panetta, Angelina Stillisano, Miky Riso, Nino Cervettini, Angela Trunfio, Tiziana De Lorenzo, Nuccia Macrì, Raffaele Condello, Mimma Creaco e Marina Neri.

Un lavoro corale nel quale recitazione, interpretazione poetica e musica si sono intrecciate per accompagnare il pubblico attraverso i diversi significati del mito, trasformando la vicenda di Ulisse in una riflessione collettiva sulla condizione umana.

Il Coro Città di Villa San Giovanni e i musicisti dello spettacolo

La colonna sonora della rappresentazione è stata affidata al Coro Città di Villa San Giovanni, diretto dalla maestra Giusj Santacaterina, che ha contribuito a dare profondità ed espressività al percorso poetico e teatrale.

Ad accompagnare il coro sono stati la violinista Daniela Cicco, il chitarrista Antonio Barresi e il soprano Patrizia Arcuri.

Hanno inoltre preso parte alla componente musicale le voci femminili di Francesca Calabrese, Fabrizia Fogs, Tiziana Fortunato, Milena Larizza, Grazia Marra, Milena Papasergio e Giovanna Richichi, insieme alle voci maschili di Antonio Gangeri, Antonio Placanica e Domenico Reitano.

Le riprese dello spettacolo sono state curate da Salvatore Marrari.

Standing ovation finale per “Il mito d’Ulisse”

La serata si è conclusa con un lungo riconoscimento da parte del pubblico. I numerosi presenti hanno manifestato il proprio apprezzamento attraverso una standing ovation finale, accogliendo con entusiasmo il lavoro degli interpreti, dei musicisti e di tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera.

Il reading poetico-musicale “Il mito d’Ulisse” ha così offerto un’occasione di incontro tra cultura, arte e impegno civile, riportando al centro dell’attenzione il valore della pace, della coscienza individuale e della solidarietà tra gli esseri umani.

Un messaggio affidato a uno dei miti più antichi della letteratura, ma rivolto direttamente al presente: il viaggio verso Itaca può diventare, per ciascuno, un percorso di riconciliazione con sé stesso e con gli altri.