Una scossa di terremoto di magnitudo ML 2.5 è stata registrata nella tarda serata di oggi, lunedì 5 ottobre 2026, nel territorio della provincia di Reggio Calabria, nell’area indicata dai dati sismici in corrispondenza di Saline Joniche. Il terremoto si è verificato precisamente alle 22:35:06, attirando immediatamente l’attenzione sulla Calabria meridionale e sull’area dello Stretto di Messina, una delle zone italiane storicamente più monitorate dal punto di vista sismico. Secondo i parametri riportati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), la scossa ha avuto una magnitudo locale di 2.5 mentre l’ipocentro è stato localizzato a una profondità di 47,5 chilometri.
Epicentro nell’area di Saline Joniche, sul versante meridionale di Reggio Calabria
La scossa è stata registrata della fascia costiera di Saline Joniche, a sud di Reggio Calabria e non lontano da Melito di Porto Salvo. Si tratta di un’area che si inserisce nel complesso quadro geodinamico della Calabria meridionale e della Sicilia nord-orientale, dove l’attività sismica è costantemente sorvegliata attraverso le reti strumentali dell’INGV.
Cosa significa una magnitudo 2.5
Una magnitudo 2.5 identifica un terremoto di energia relativamente contenuta. Eventi di questa entità vengono rilevati senza difficoltà dalle moderne reti sismiche e, in particolari condizioni, possono essere percepiti da alcune persone, soprattutto se l’epicentro si trova vicino ad aree abitate. La percezione di una scossa, tuttavia, non dipende soltanto dalla magnitudo. Entrano in gioco la profondità dell’ipocentro, la distanza dall’epicentro, le caratteristiche geologiche del terreno, il tipo di edificio nel quale ci si trova, il piano dell’abitazione e persino il livello di rumore ambientale. Nel caso del terremoto registrato questa sera nel Reggino assume particolare importanza proprio la profondità di 47,5 chilometri.
Non siamo quindi davanti a un terremoto superficiale con ipocentro posto a pochi chilometri dal suolo. A parità di magnitudo, un sisma relativamente profondo tende in genere a produrre uno scuotimento superficiale più attenuato nelle immediate vicinanze rispetto a un terremoto molto superficiale, perché le onde sismiche devono percorrere una distanza maggiore prima di raggiungere la superficie. Questo non significa che un terremoto profondo non possa essere rilevato o, in determinati casi, percepito anche a distanza. Le modalità di propagazione delle onde all’interno della crosta sono infatti complesse e dipendono dalla struttura geologica attraversata.
Perché la profondità di 47,5 chilometri è un dato importante
Quando viene comunicato un terremoto è frequente concentrarsi quasi esclusivamente sulla magnitudo, ma per comprendere correttamente un evento sismico è fondamentale considerare anche l’ipocentro. L’epicentro è la proiezione sulla superficie terrestre del punto nel sottosuolo in cui ha origine la rottura sismica. Il punto reale di origine viene invece chiamato ipocentro. Per la scossa del 5 ottobre 2026 il valore indicato è di circa 47,5 km di profondità. Si tratta dunque di un evento significativamente più profondo rispetto ai numerosi piccoli terremoti crostali che possono verificarsi nei primi 10-20 chilometri.
