Le proteste degli autotrasportatori contro il caro energia, che hanno provocato pesanti disagi nel Sud Italia, trovano un ampio riconoscimento delle proprie ragioni nell’opinione pubblica. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio di Termometro Politico, realizzato con metodo CAWI attraverso 2.400 interviste raccolte tra il 20 e il 22 ottobre 2026. La rilevazione ha chiesto agli intervistati di esprimere un giudizio sulle mobilitazioni che hanno lasciato a secco pompe di benzina e supermercati, mettendo al centro del dibattito le difficoltà economiche del settore, le responsabilità della politica e le conseguenze dei blocchi per la popolazione. Il risultato più significativo è che il 77,7% degli intervistati riconosce le ragioni degli autotrasportatori, pur con valutazioni differenti sulle responsabilità della crisi e sugli interventi necessari per affrontarla. Una percentuale particolarmente elevata, che emerge dalla somma delle due risposte favorevoli alle rivendicazioni della categoria.
Il 47,7% sostiene gli autotrasportatori e critica politica e media
La posizione più condivisa, scelta dal 47,7% degli intervistati, è quella secondo cui gli autotrasportatori hanno ragione e le loro difficoltà sono state ignorate troppo a lungo dalla politica e dai mezzi di informazione. Chi ha selezionato questa risposta ritiene che le rivendicazioni del settore dovrebbero rappresentare una priorità e che il governo dovrebbe concentrarsi maggiormente su questi problemi, evitando di destinare risorse a spese considerate inutili. Si tratta della singola opzione che raccoglie il maggior consenso nell’indagine. Il dato evidenzia una significativa sensibilità nei confronti delle difficoltà economiche della categoria, accompagnata da una valutazione critica dell’attenzione riservata dalle istituzioni e dall’informazione alla crisi dell’autotrasporto. Per questa parte del campione, dunque, la questione non riguarda soltanto l’aumento dei costi energetici, ma anche le priorità dell’azione politica.
Il 30% chiede aiuti ma riconosce le cause internazionali della crisi
Un ulteriore 30% degli intervistati riconosce la fondatezza delle ragioni degli autotrasportatori e sostiene la necessità di aiutarli, pur esprimendo un’interpretazione diversa sulle responsabilità dell’aumento dei prezzi. Secondo questa parte del campione, infatti, la crescita dei costi dei carburanti è dovuta principalmente a questioni internazionali, e non può quindi essere attribuita esclusivamente alle scelte della politica nazionale. Si tratta di una posizione che combina il sostegno alle categorie colpite dalla crisi con il riconoscimento del peso dei fattori esterni sull’andamento dei prezzi energetici. Sommando questo dato al 47,7% della prima risposta, emerge che più di tre intervistati su quattro condividono le ragioni degli autotrasportatori. Le due posizioni, tuttavia, non coincidono completamente: mentre la prima pone l’accento soprattutto sulle responsabilità e sulle priorità del governo, la seconda sottolinea il ruolo delle dinamiche internazionali e la necessità di intervenire comunque a sostegno del settore.
Il 16,2% condanna i blocchi: “Ingiusto privare i cittadini dei beni di prima necessità”
Non manca una posizione critica nei confronti delle modalità con cui sono state organizzate le mobilitazioni. Il 16,2% degli intervistati ritiene comprensibile la rabbia degli autotrasportatori, ma considera ingiusto e illegale bloccare tutto, privando i cittadini dei beni di prima necessità. La risposta fa riferimento alle conseguenze dei blocchi sulla vita quotidiana della popolazione, con particolare attenzione alle difficoltà negli approvvigionamenti e alla disponibilità di carburanti e prodotti essenziali. È una posizione che non nega le motivazioni economiche alla base delle proteste, ma distingue la legittimità delle rivendicazioni dalle modalità adottate per manifestare. Per questa componente dell’opinione pubblica, il diritto di protestare deve quindi essere conciliato con la tutela delle esigenze fondamentali dei cittadini.
Il 4,7% attribuisce le responsabilità agli stessi autotrasportatori
Molto più contenuta è la percentuale di chi individua le principali responsabilità della crisi direttamente all’interno del settore. Soltanto il 4,7% degli intervistati ritiene che i problemi siano dovuti soprattutto all’inefficienza, all’arretratezza e alle dimensioni ridotte delle imprese di autotrasporto. Secondo questa interpretazione, quindi, le difficoltà della categoria sarebbero legate principalmente a criticità strutturali e organizzative delle aziende. È la posizione meno condivisa tra quelle che esprimono un giudizio sulla protesta. Infine, il 1,4% dichiara di non sapere o di non voler rispondere alla domanda.
Sondaggio Termometro Politico, tutti i risultati sulle proteste dei Tir
Ecco il quadro completo delle risposte:
| Opinione degli intervistati | Percentuale |
|---|---|
| Gli autotrasportatori hanno ragione, politica e media li hanno ignorati | 47,7% |
| Hanno ragione e vanno aiutati, ma la crisi ha cause internazionali | 30,0% |
| Rabbia comprensibile, ma i blocchi sono ingiusti e illegali | 16,2% |
| Responsabilità soprattutto delle inefficienze del settore | 4,7% |
| Non sa / Non risponde | 1,4% |

