Gli italiani si dividono profondamente sul giudizio delle manifestazioni del fine settimana e dei disordini che le hanno accompagnate. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio di Termometro Politico, realizzato attraverso 2.400 interviste raccolte tra il 20 e il 22 ottobre 2026, che evidenzia opinioni molto differenti sulle ragioni delle proteste, sulla loro legittimità e sulle responsabilità degli episodi di violenza. Il dato più significativo è rappresentato dalla sostanziale vicinanza tra le due posizioni più rappresentate: da una parte chi considera le manifestazioni una legittima risposta al carovita, dall’altra chi le interpreta come rivolte orchestrate e potenzialmente pericolose per la società italiana.
Il 33,9% difende le proteste contro il carovita
La posizione che raccoglie il maggior numero di consensi, con il 33,9%, è quella di chi considera le manifestazioni giuste proteste contro il carovita. Secondo gli intervistati che condividono questa interpretazione, è vergognoso che nell’attenzione pubblica abbia trovato maggiore spazio una vetrina rotta rispetto ai problemi dell’inflazione e alla difficile condizione dei giovani senza prospettive per il futuro. Si tratta della risposta più scelta nel sondaggio, che mette al centro le motivazioni economiche e sociali delle mobilitazioni. Un altro 15,4% esprime invece una valutazione più articolata: considera condivisibili i contenuti delle manifestazioni, ma ritiene che gli organizzatori abbiano sbagliato a non riuscire a trattenere le minoranze violente. Complessivamente, quindi, il 49,3% degli intervistati ha scelto una delle due risposte che riconoscono la legittimità o la condivisibilità delle ragioni delle proteste, pur con valutazioni differenti sulla gestione dei disordini.
Il 31,8% parla di rivolte orchestrate da giovani immigrati musulmani
Molto significativa anche la percentuale di chi esprime un giudizio radicalmente negativo sulle manifestazioni. Il 31,8% degli intervistati ha scelto la risposta secondo cui si sarebbe trattato di “rivolte orchestrate soprattutto da giovani immigrati prevalentemente musulmani contro la società italiana, come in Francia”, considerando quanto accaduto “qualcosa di molto pericoloso”. È la seconda posizione più rappresentata nell’indagine, distante appena 2,1 punti percentuali da quella maggioritaria. Il dato fotografa la diffusione di una lettura delle manifestazioni incentrata sui timori per la sicurezza e sulle tensioni sociali. Si tratta, naturalmente, della percezione espressa dagli intervistati che hanno selezionato questa risposta, non di un accertamento sulle responsabilità effettive dei disordini.
Il 17,6% boccia le manifestazioni: “solo una scusa per creare disordine”
Un ulteriore 17,6% degli intervistati esprime una posizione completamente contraria alle proteste, senza attribuire necessariamente i disordini a specifici gruppi. Secondo questa parte del campione, le manifestazioni non avrebbero avuto “nessuna piattaforma” e “nessun contenuto”, rappresentando soltanto una scusa per spaccare vetrine e creare disordine, senza reali obiettivi. Sommando questa percentuale al 31,8% di chi considera le proteste rivolte orchestrate, emerge che il 49,4% degli intervistati ha scelto una delle due interpretazioni nettamente negative delle manifestazioni. Il confronto tra i due blocchi di risposte appare dunque estremamente equilibrato: 49,3% per le valutazioni favorevoli o parzialmente favorevoli alle ragioni delle proteste e 49,4% per quelle contrarie.
Un Paese spaccato sulle proteste: soltanto l’1,3% non risponde
A completare il quadro è la percentuale di chi non sa o non intende rispondere, pari appena all’1,3%. Il sondaggio restituisce quindi una fotografia di opinioni fortemente polarizzate, con una quota molto contenuta di intervistati che non prende posizione. Da una parte emerge una sensibilità verso le difficoltà economiche, l’inflazione e le prospettive delle giovani generazioni. Dall’altra prevalgono valutazioni critiche sui disordini, sulle modalità delle proteste e, per una parte degli intervistati, sui presunti protagonisti delle violenze. La rilevazione di Termometro Politico, condotta con metodo CAWI su 2.400 interviste tra il 20 e il 22 ottobre 2026, mette così in evidenza un’opinione pubblica quasi perfettamente divisa in due nelle risposte proposte, con differenze di appena un decimo di punto percentuale tra le due aggregazioni.

