La nuova legge elettorale divide gli italiani, con una prevalenza di giudizi contrari rispetto ai favorevoli. È quanto emerge da un sondaggio di Termometro Politico, realizzato tra il 13 e il 15 ottobre 2026, che ha chiesto agli intervistati di esprimere la propria opinione su un sistema elettorale che prevede un premio di maggioranza per la prima coalizione che supera il 42% dei voti e l’indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio. Secondo la rilevazione, il 51,2% degli intervistati esprime un giudizio negativo sulla proposta, mentre il 45,1% si dichiara favorevole, pur con alcune differenze nelle motivazioni e nel grado di consenso. Il restante 3,7% non sa o preferisce non rispondere. Una fotografia che evidenzia un confronto aperto tra chi considera il nuovo meccanismo uno strumento per garantire stabilità ai governi e chi teme conseguenze negative sulla rappresentanza politica e sulla libertà di scelta degli elettori.
Nuova legge elettorale, il 34,6% è molto contrario: le ragioni del dissenso
La percentuale più alta tra le singole risposte è quella degli intervistati che esprimono una forte contrarietà alla nuova legge elettorale. Il 34,6% ritiene infatti che il sistema proposto sia addirittura peggiore di quello precedente, perché rischierebbe di spingere i partiti verso alleanze poco coerenti e di limitare la possibilità degli elettori di scegliere liberamente la formazione politica che preferiscono. La risposta proposta nel questionario e condivisa da questa parte del campione è particolarmente critica: “sono molto contrario, è ancora peggio della legge precedente, costringe i partiti ad alleanze innaturali e gli elettori a votare il meno peggio accontentandosi”. A questa quota si aggiunge un altro 16,6% di intervistati che si dichiara contrario per ragioni legate soprattutto al funzionamento del premio di maggioranza. Secondo questa posizione, il meccanismo rappresenterebbe una forzatura perché potrebbe consentire a una coalizione lontana dalla maggioranza assoluta dei voti di ottenere comunque i seggi necessari per governare. La somma delle due risposte porta il fronte dei contrari al 51,2%, con una differenza di 6,1 punti percentuali rispetto agli intervistati favorevoli.
Il 30,7% è molto favorevole: governabilità e indicazione del premier al centro del consenso
Sul fronte opposto, il 30,7% degli intervistati esprime un giudizio molto favorevole sulla proposta di riforma elettorale. In questo caso, le ragioni del sostegno riguardano principalmente la necessità di assicurare maggiore certezza nella formazione dei governi e di rendere più trasparente agli elettori l’indicazione di chi potrebbe assumere la guida dell’esecutivo. La posizione riportata nel sondaggio è la seguente: “sono molto favorevole, è giusto che ci sia la certezza della governabilità, che governi chi arriva primo e trasparenza su chi sarà premier”. Un ulteriore 14,4% degli intervistati si dichiara abbastanza favorevole, riconoscendo alcuni elementi positivi nella proposta ma esprimendo il desiderio di introdurre anche un sistema di preferenze che permetta agli elettori di scegliere direttamente i candidati. Nel complesso, quindi, il 45,1% del campione valuta positivamente il sistema elettorale descritto dal sondaggio. Anche all’interno di questo gruppo, tuttavia, emerge una distinzione tra chi sostiene pienamente la riforma e chi ritiene necessario integrarla con ulteriori strumenti di rappresentanza.
Premio di maggioranza sopra il 42%, il nodo della rappresentanza politica
Il punto centrale della proposta sottoposta agli intervistati è il premio di maggioranza destinato alla prima coalizione che supera il 42% dei voti. Un meccanismo pensato per favorire la formazione di una maggioranza parlamentare, accompagnato dall’indicazione del candidato premier. È proprio su questo equilibrio tra governabilità e rappresentanza che si concentrano le diverse valutazioni emerse dal sondaggio. I favorevoli attribuiscono particolare importanza alla possibilità di individuare una coalizione in grado di governare e alla chiarezza sull’identità del candidato alla presidenza del Consiglio. I contrari sollevano invece dubbi sulla corrispondenza tra i voti ottenuti e la rappresentanza parlamentare, oltre che sulla possibilità che il sistema favorisca accordi elettorali tra partiti politicamente distanti. La questione dell’indicazione del premier si inserisce inoltre nell’attuale assetto costituzionale italiano, nel quale il presidente del Consiglio non viene eletto direttamente dai cittadini, ma nominato dal presidente della Repubblica secondo quanto previsto dalla Costituzione. L’indicazione elettorale del candidato non equivale quindi, di per sé, a un’elezione diretta del capo del governo.
Sondaggio Termometro Politico, indecisi al 3,7%: tutti i risultati
La rilevazione restituisce un quadro complessivo nel quale le posizioni contrarie superano quelle favorevoli, pur in presenza di una distribuzione articolata delle opinioni. Il 34,6% si dichiara molto contrario e il 16,6% contrario, mentre il 30,7% è molto favorevole e il 14,4% abbastanza favorevole. Il 3,7% non sa oppure non intende esprimere una posizione. Il sondaggio è stato realizzato da Termometro Politico con metodologia CAWI, attraverso 2.400 interviste raccolte tra il 13 e il 15 ottobre 2026. Le percentuali rappresentano le opinioni espresse dagli intervistati sulla formulazione della proposta presentata nel questionario.

