Chi finanzia le manifestazioni e le proteste? Esistono potenze straniere, organizzazioni internazionali o grandi gruppi finanziari dietro le mobilitazioni, oppure si tratta di iniziative spontanee nate direttamente sul territorio? È questa la domanda posta agli italiani nell’ultimo sondaggio di Termometro Politico, realizzato con metodo CAWI attraverso 2.400 interviste raccolte tra il 20 e il 22 ottobre 2026. I risultati fotografano un’opinione pubblica divisa, nella quale convivono la convinzione che le manifestazioni siano prevalentemente spontanee e il sospetto che dietro le proteste possano esserci soggetti esterni interessati ad alimentarle. Le risposte evidenziano differenze significative, soprattutto per quanto riguarda i possibili finanziatori individuati dagli intervistati.
Per il 36% degli italiani le proteste sono spontanee
La risposta più scelta è quella di chi non ritiene che esistano finanziatori esterni delle mobilitazioni. Il 36% degli intervistati sostiene infatti che nessuno finanzi le proteste e che queste siano prevalentemente spontanee o di origine locale. Si tratta della posizione che raccoglie il maggior consenso tra tutte le opzioni proposte dal sondaggio. Il dato mostra come una parte consistente degli intervistati interpreti le manifestazioni come iniziative nate direttamente dalle comunità e dai gruppi che vi partecipano, senza individuare necessariamente un’organizzazione finanziatrice esterna. Allo stesso tempo, le altre risposte testimoniano la presenza di convinzioni molto differenti sulle possibili influenze esercitate sulle proteste.
Soros, World Economic Forum e movimenti islamici tra i più indicati
Tra gli intervistati che individuano possibili finanziatori esterni, la percentuale più elevata riguarda Soros, il World Economic Forum o altri poteri finanziari, indicati dal 15,3% del campione. Poco distante si colloca la risposta relativa ai movimenti islamici, scelti dal 14,1% degli intervistati. Le due percentuali mostrano come una parte dell’opinione pubblica attribuisca un possibile ruolo nell’organizzazione o nel sostegno economico delle proteste a soggetti sovranazionali, organizzazioni religiose o grandi centri di potere finanziario. È importante precisare che il sondaggio misura esclusivamente le opinioni e i sospetti degli intervistati: le risposte non costituiscono prove dell’esistenza di finanziamenti da parte dei soggetti indicati.
La Russia indicata dal 13,2%, percentuali più basse per Usa e Israele
Tra le potenze straniere proposte dal sondaggio, la Russia è quella indicata più frequentemente come possibile finanziatrice delle manifestazioni, raccogliendo il 13,2% delle risposte. Molto più contenute le percentuali attribuite agli altri Paesi presenti tra le opzioni. Gli Stati Uniti vengono indicati dal 3,1% degli intervistati, mentre Israele raccoglie il 2,5%. Ancora più bassa la percentuale relativa all’Iran, scelto appena dallo 0,4% del campione. La distanza tra le diverse risposte evidenzia come, tra gli intervistati che sospettano un coinvolgimento di potenze straniere, la Russia sia il Paese maggiormente indicato. Anche in questo caso, tuttavia, si tratta di percezioni espresse nell’indagine e non di responsabilità o collegamenti finanziari accertati.
Il 15,4% non sa rispondere: un’opinione pubblica divisa
Un’altra componente significativa del sondaggio è rappresentata dal 15,4% degli intervistati che dichiara di non sapere o di non voler rispondere alla domanda. Nel complesso, sommando le risposte che individuano un possibile finanziatore esterno, si arriva al 48,6%, contro il 36% di chi ritiene che le proteste siano spontanee o di origine locale. Questo dato, però, non identifica una convinzione condivisa su un unico presunto finanziatore: le risposte si distribuiscono infatti tra soggetti molto diversi, dalle potenze straniere ai movimenti islamici, fino ai grandi poteri finanziari. Il sondaggio di Termometro Politico, condotto tra il 20 e il 22 ottobre 2026, restituisce così una fotografia delle opinioni degli italiani sulle manifestazioni, caratterizzata da una forte frammentazione delle interpretazioni. La spontaneità delle proteste resta la singola risposta più diffusa, ma una parte consistente degli intervistati sospetta l’esistenza di sostegni economici esterni. Un quadro che racconta soprattutto le diverse percezioni dell’opinione pubblica, senza stabilire chi abbia realmente organizzato o finanziato le manifestazioni.

