Sicilia, Più Europa contro Cateno De Luca e Meloni: “minestra ribollita, dietro c’è la mano di Cuffaro”

Il commissario regionale di Più Europa, Palmira Mancuso, interviene sul passaggio dell'ex assessore Andrea Messina a Sud chiama Nord e sulle intese politiche tra Cateno De Luca e Giorgia Meloni: «La retorica dell'autonomismo è solo fumo negli occhi. I bisogni dei siciliani restano fuori da questa partita».

Si accende il confronto politico in Sicilia dopo il passaggio dell’ex assessore regionale Andrea Messina a Sud chiama Nord. A intervenire è Palmira Mancuso, commissario di Più Europa Sicilia, che critica duramente le operazioni politiche legate a Cateno De Luca, Giorgia Meloni e Totò Cuffaro, proponendo una lettura degli ultimi movimenti all’interno dello schieramento di centrodestra. “Cuffaro piazza i suoi a De Luca, Meloni gli presta i deputati. Cambiano i nomi, la ricetta è sempre la stessa: minestra ribollita”, dichiara Mancuso, commentando quello che definisce un accordo tra De Luca e Meloni e l’ingresso di Messina nel movimento Sud chiama Nord.

Il passaggio di Andrea Messina a Sud chiama Nord e il ruolo di Cuffaro

Secondo la rappresentante di Più Europa Sicilia, il trasferimento politico dell’ex assessore regionale non dovrebbe essere interpretato semplicemente come un nuovo abbandono della Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro. Mancuso ipotizza invece un’operazione politica più articolata, nella quale attribuisce un possibile ruolo allo stesso Cuffaro e ad altri esponenti del centrodestra nazionale. “In molti hanno letto il passaggio di Andrea Messina a Sud chiama Nord come l’ennesima fuga dalla Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro. Ma la lettura più attenta suggerisce un’altra chiave: non è la fuga, è la mano di Cuffaro – e non si esclude l’attivismo telefonico di Ignazio La Russa, con la benedizione di Giorgia Meloni – a condurre l’operazione”, sostiene Mancuso.

Mancuso: “De Luca volto visibile di una spartizione politica”

La critica di Mancuso si concentra anche sulla strategia di Cateno De Luca e sul ruolo che il leader di Sud chiama Nord potrebbe assumere nei futuri equilibri elettorali. Secondo l’esponente di Più Europa, le operazioni in corso sarebbero orientate a rafforzare le possibilità di successo del centrodestra, piuttosto che a rispondere alle esigenze dei cittadini. “L’ obiettivo è assicurarsi con maggiore probabilità la vittoria del centrodestra in Sicilia e in Italia. E in questa partita, Cateno De Luca – con la sua retorica della “liberazione” e dell’autonomismo – è solo il volto più visibile di una spartizione della torta che ha poco a che vedere con i bisogni reali dei siciliani” , afferma Mancuso.

Le critiche alla strategia di Sud chiama Nord e agli ex democristiani

Un altro passaggio dell’intervento riguarda gli ingressi di esponenti provenienti dalla Democrazia Cristiana nel movimento guidato da De Luca. Mancuso richiama una delle espressioni utilizzate dal leader di Sud chiama Nord per descrivere la propria strategia politica, sostenendo che l’indebolimento della formazione riconducibile a Cuffaro stia offrendo nuove opportunità al movimento autonomista. “Cateno De Luca lo ripete spesso: “La strategia è trasformare un elemento di debolezza in punto di forza”. Ma la debolezza – quella di ciò che resta della Democrazia Cristiana dopo la “caduta” di Cuffaro – sta diventando il punto di forza di De Luca, che da mesi fa incetta di transfughi democristiani”, osserva la commissaria regionale.

Più Europa: “i diritti e i servizi sono l’ultimo pensiero”

Nella parte conclusiva del suo intervento, Mancuso mette in discussione la narrazione autonomista di De Luca e la sua rivendicata distanza dal centrodestra tradizionale. Il commissario di Più Europa sostiene che, dietro le strategie politiche e i cambiamenti di appartenenza, rischino di passare in secondo piano i problemi concreti della Sicilia, a partire dai diritti dei cittadini e dai servizi pubblici. “La retorica dell’autonomismo e della rottura con il centrodestra tradizionale è solo fumo negli occhi. Tutto lecito, certo. Ma i siciliani e gli italiani non c’entrano nulla, tranne che essere usati come carne da macelleria politica, dove i diritti e i servizi sono l’ultimo pensiero. E adesso Cateno è un problema per il centro destra siciliano. Con buona pace di chi ha cercato di usarlo per indebolire il centro sinistra siciliano, che sta lavorando ad un vera alternativa a Schifani”, conclude Palmira Mancuso.