Un prezzo politico del gasolio per la pesca, con un tetto tra 60 e 70 centesimi al litro, per scongiurare il rischio di una crisi irreversibile della marineria. È la richiesta rivolta alle istituzioni dal Centro permanente per il coordinamento delle politiche locali della pesca del Gal pesca trapanese e dagli operatori del settore, riuniti questa mattina. La flotta trapanese è in stato di agitazione: le attività sono ferme e i pescatori hanno lasciato i documenti di bordo in Capitaneria di porto in segno di protesta per le risposte ritenute insufficienti da parte dei governi regionale e nazionale. In dieci anni il prezzo del carburante è triplicato, mentre il reddito degli equipaggi è crollato dell’85% dicono i pescatori.
“Siamo tutti consapevoli che il costo del gasolio è diventato insostenibile per il futuro del settore. Stiamo lavorando a proposte che possano garantire soluzioni a lungo termine”, ha detto Protesta pescatori, presidente dell’ Organizzazione della pesca di Trapani. “Abbiamo chiesto alla Regione di verificare, in vista della manovra finanziaria, la possibilità di individuare risorse per sostenere il comparto. Gli sconti introdotti a livello nazionale sono soltanto temporanei: serve una politica programmata che permetta agli operatori di continuare a lavorare” ha aggiunto. I dati presentati dal coordinamento fotografano una situazione sempre più difficile. Tra il 2016 e il 2019 il gasolio agevolato costava tra 40 e 55 centesimi al litro. Dopo lo shock energetico seguito alla guerra in Ucraina, il prezzo è aumentato, fino a raggiungere oggi 1,40-1,50 euro al litro. Nel frattempo, il valore del pesce all’ingrosso è rimasto sotto pressione per la concorrenza estera e il calo dei consumi. Senza interventi strutturali, secondo gli operatori, la pesca professionale rischia di perdere imprese e posti di lavoro.
