Il Tribunale di Milano, Sezione Lavoro, ha condannato il Ministero dell’Istruzione e del Merito a pagare 8.170,32 euro a un’insegnante calabrese della provincia di Reggio Calabria. La docente lavora da anni come precaria nelle scuole del Nord. La somma, oltre agli interessi, è un’indennità risarcitoria per l’abuso nella reiterazione dei contratti a termine, ed è pari a quattro mensilità della retribuzione di riferimento. La sentenza è stata depositata il 29 ottobre 2026.
La docente ha prestato servizio dal 2015 al 2026 con sedici contratti consecutivi, per lo più supplenze annuali su posti vacanti. Il Tribunale ha accertato l’abuso per gli anni scolastici 2018/19 e 2019/20 e ha applicato l’art. 36, comma 5, del D.Lgs. 165/2001, nel testo introdotto dal D.L. 131/2024, che prevede un’indennità compresa tra quattro e ventiquattro mensilità. Il Ministero aveva sollevato eccezioni di prescrizione e di decadenza. Il giudice le ha respinte, osservando che, finché la condotta illecita prosegue, nessun termine decorre.
L’Amministrazione dovrà rimborsare anche le spese di lite. Il ricorso era stato depositato il 6 agosto 2026 e la decisione è arrivata il 28 ottobre, poco meno di tre mesi dopo. La docente è stata assistita dall’Avv. Vincenzo Melara, del Foro di Palmi. «La sentenza applica per la prima volta in questo caso la disciplina introdotta dal decreto del 2024 e conferma che la tutela scatta quando la successione dei contratti smette di rispondere a esigenze reali e diventa un modo ordinario di coprire posti stabili», spiega il legale. Poiché la sentenza è di primo grado, il Ministero può ancora impugnarla.
