La sanità metropolitana reggina torna a confrontarsi con il dramma dell’assistenza ai malati cronici, facendo riesplodere una protesta che già nelle passate settimane aveva animato il dibattito pubblico e gli spazi del Grande ospedale metropolitano. Dopo le conferenze stampa e i primi campanelli d’allarme sollevati dai familiari e dalle associazioni di tutela, la situazione non sembra aver trovato un punto di approdo definitivo. Nella serata odierna, a partire dalle 19:30 e con l’intenzione di proseguire fino all’una di notte, i pazienti sottoposti a dialisi notturna a Reggio Calabria e i loro rappresentanti hanno deciso di ritrovarsi nuovamente in presidio. L’obiettivo dell’iniziativa è accendere ancora una volta i riflettori su una condizione che gli utenti continuano a definire insostenibile, costretti a sottoporsi al trattamento salvavita in orari incompatibili con una normale qualità della vita. La cornice del GOM diventa così, per la seconda volta in breve tempo, il punto di convergenza di un disagio che coinvolge decine di famiglie del comprensorio, le quali denunciano il ripetersi di uno scenario di perenne precarietà organizzativa.
Il calvario della dialisi notturna nelle parole di Francesco Puntillo
A ricostruire le motivazioni che hanno spinto i pazienti a scendere nuovamente in piazza è il coordinatore regionale di Fintred Calabria, Francesco Puntillo, il quale sottolinea le pesanti ripercussioni fisiche ed emotive a carico di chi deve affrontare il ciclo di cure. Secondo quanto riferito dal referente dell’associazione, i malati vengono convocati nella struttura a partire dalle ore venti, ma la complessità della gestione degli accessi e il numero insufficiente di postazioni operative determinano un inevitabile slittamento dei tempi. Puntillo racconta che “siccome sono numerosi, in genere l’ultimo paziente viene attaccato alle nove di sera, il che significa che l’ultimo uscirà all’una di notte passata“. La necessità di trattenersi all’interno del reparto per monitorare la conclusione delle terapie fino a notte inoltrata rappresenta, a parere dell’associazione, un fatto gravissimo. Sempre secondo Puntillo, “fare una cosa del genere in una città metropolitana come Reggio Calabria non è una cosa assolutamente umana”, motivo per cui la delegazione ha scelto di attendere l’uscita dell’ultimo paziente per testimoniare vicinanza a chi subisce le conseguenze dirette di questa complessa macchina logistica.
Le accuse alla Regione Calabria sui presunti ritardi burocratici
Il fulcro della contestazione portata avanti da Fintred chiama in causa la gestione amministrativa da parte della Regione Calabria, anche se spetterà ai competenti uffici della Cittadella chiarire l’effettiva evoluzione dell’iter procedurale. Nella narrazione del coordinatore regionale, le tempistiche pattuite negli incontri precedenti non sarebbero state rispettate. Puntillo richiama in particolare il tavolo istituzionale svoltosi a Catanzaro con la partecipazione di Cittadinanzattiva, durante il quale il presidente Roberto Occhiuto e il direttore del Dipartimento tutela della salute avrebbero prospettato tempi di attuazione compresi tra cinque e dieci giorni al massimo. A detta del rappresentante di Fintred, quel termine sarebbe ormai “scaduto abbondantemente” senza che sia stato formalizzato un provvedimento concreto. Puntillo lamenta come, ad oggi, l’unico atto pubblico sia stato “un comunicato stampa di lunedì scorso in cui si dice che la giunta regionale ha recepito le istanze non più per diciannove posti, come era stato promesso, ma per dieci“. Si tratta, tuttavia, di accuse e valutazioni provenienti dal fronte dei rappresentanti dei malati: al momento non è possibile verificare in via indipendente se i ritardi denunciati corrispondano a una reale stasi burocratica o se siano invece imputabili ai complessi passaggi tecnici e finanziari propedeutici alla firma dei decreti dirigenziali.
La disputa sui dieci posti rene e il nodo del fabbisogno per l’Asp
La questione centrale, secondo la linea espressa da Puntillo, verte sul riconoscimento formale del fabbisogno sanitario per quanto riguarda l’Asp di Reggio Calabria. L’associazione sostiene che incrementare formalmente di dieci posti rene la dotazione aziendale permetterebbe di prendere in carico circa quaranta pazienti cronici, considerando la turnazione quadripartita che caratterizza ciascuna apparecchiatura. Nelle dichiarazioni del coordinatore di Fintred, la certificazione ufficiale di questo incremento rappresenterebbe un “atto propedeutico a qualunque tipo di soluzione“. Puntillo insiste sul fatto che, senza una validazione scritta e definitiva da parte dell’amministrazione regionale, ogni promessa rimarrebbe uno “specchietto per le allodole” incapace di tradursi in nuovi contratti, spazi o personale. L’esponente dei pazienti evidenzia come la provincia reggina sia attualmente vincolata a un tetto di novantotto postazioni complessive, ritenute insufficienti a fronteggiare una domanda assistenziale in costante crescita. Dal punto di vista dell’associazione, dunque, soltanto un atto ufficiale potrebbe innescare i meccanismi virtuosi necessari per decongestionare i presidi e ripristinare turni diurni per tutti gli utenti.
L’ipotesi della ridistribuzione sul territorio tra Melito e Scilla
Nel ricostruire i passaggi delle scorse settimane, il coordinatore regionale punta l’indice anche contro alcune ipotesi tecniche avanzate nei tavoli di confronto dall’Azienda sanitaria provinciale. Secondo il racconto di Puntillo, la dirigenza aziendale avrebbe inizialmente prospettato una diversa ripartizione delle novantotto postazioni esistenti, ipotizzando di trasferire cinque postazioni dal presidio di Melito Porto Salvo e cinque da quello di Scilla per concentrarle sul polo di Reggio Calabria. A questa ipotesi l’associazione si è fermamente opposta, definendola la logica fallace della “coperta corta”, che avrebbe finito per “scoprire altri due posti per coprirne uno“. Puntillo riferisce che la stessa presidenza della Regione avrebbe condiviso la bocciatura di tale disegno, confermando l’inopportunità di sottrarre risorse ai centri periferici. Secondo la testimonianza del coordinatore, infatti, a Scilla si farebbe già ricorso al terzo turno per far fronte alla saturazione dei letti, mentre a Melito Porto Salvo le carenze di organico provocherebbero ritardi nell’attacco delle terapie con il rischio per i malati di perdere le coincidenze dei treni con cui rientrare a casa. Anche in questo caso, la versione fornita descrive una gestione territoriale in profondo affanno, dove lo spostamento interno delle dotazioni non farebbe altro che moltiplicare le criticità anziché sanarle.
La convivenza forzata tra acuti e cronici e l’attesa di risposte definitive
La tensione sfociata nel sit-in notturno riflette una situazione emergenziale che interessa in modo diretto l’equilibrio dei reparti ospedalieri. Come evidenziato dai referenti dei pazienti, la nefrologia del GOM diretta dal dottor Costarella si è fatta carico in via provvisoria di assorbire l’eccesso di utenza cronica, una funzione eccezionale che rischia di andare in sofferenza con il passare delle settimane. I posti letto dell’azienda ospedaliera nascono infatti per gestire le acuzie cliniche e i ricoveri urgenti, mentre il trattamento continuativo dei malati nefropatici cronici dovrebbe ricadere sotto la gestione della medicina territoriale dell’Asp. Secondo la ricostruzione di Puntillo, il ricorso sistematico al terzo turno sia al presidio metropolitano, sia a Taurianova e Scilla, costituisce la prova evidente di una criticità strutturale non più rimandabile. Con la scadenza temporale della disponibilità del nosocomio cittadino che si avvicina, Fintred chiede che gli impegni annunciati dalla giunta si traducano in decreti operativi. Resta da vedere se nelle prossime ore arriverà la replica o la presa di posizione formale degli uffici regionali e dell’Asp, chiamati a fare chiarezza sull’effettivo stato dell’arte dei provvedimenti e sulle risposte da dare a un territorio da troppo tempo in attesa di certezze.
