Reggio Calabria, la denuncia di Lucia Anita Nucera: “sanità tra liste d’attesa infinite e disagi per i malati oncologici”

Dalle difficoltà nelle prenotazioni di TAC e risonanze alle criticità del GOM, fino alla chiusura degli ambulatori territoriali: l’ex assessore denuncia i problemi segnalati dai cittadini e lancia un appello alla Regione. “Il diritto alla salute non può dipendere dal reddito”

“Numerosi cittadini, soprattutto anziani, persone fragili e malati oncologici, si sono rivolti a Lucia Anita Nucera, già Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Reggio Calabria, per denunciare le crescenti difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari. Dietro ogni prenotazione mancata, ogni esame rinviato e ogni fila interminabile ci sono persone, non numeri. Persone che affrontano già la sofferenza della malattia e che non dovrebbero essere costrette a combattere anche contro le inefficienze del sistema sanitario”. Lo afferma in una nota Lucia Anita Nucera, già Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Reggio Calabria.

“Una delle questioni più rilevanti riguarda la denunciata disparità dei budget assegnati alle strutture private accreditate della provincia di Reggio Calabria rispetto alle altre province calabresi. Una problematica segnalata da anni, che richiede trasparenza e una distribuzione delle risorse proporzionata ai reali bisogni del territorio. Secondo numerose segnalazioni, già nei mesi di maggio e giugno molte strutture esauriscono le disponibilità per le prestazioni convenzionate. Chi può paga privatamente, chi non può affronta ulteriori attese negli ospedali pubblici. Il diritto alla salute non può dipendere dal reddito”.

“Particolarmente delicata è la condizione dei pazienti oncologici, spesso impossibilitati a effettuare TAC, risonanze e controlli periodici nella stessa struttura. La continuità diagnostica, quando clinicamente appropriata, favorisce il confronto degli esami nel tempo e dovrebbe essere tutelata attraverso percorsi di prenotazione dedicati. Un malato oncologico non dovrebbe rincorrere una prenotazione da un istituto all’altro. Chi vive nell’angoscia di conoscere l’evoluzione della propria malattia ha bisogno di certezze, non di ulteriori preoccupazioni”.

“Gravi disagi vengono inoltre segnalati in relazione alla chiusura del Polo Sud di via Padova e del poliambulatorio di Gallico, con il trasferimento dei servizi verso il centro cittadino, dove parcheggi insufficienti e collegamenti pubblici difficoltosi rischiano di penalizzare soprattutto anziani e persone con disabilità. Chi decide queste riorganizzazioni si domanda come farà una persona anziana, magari sola e con difficoltà motorie, a raggiungere un ambulatorio? Un servizio sanitario che diventa inaccessibile rischia di trasformarsi in un diritto soltanto sulla carta”.

“Ulteriori criticità riguardano l’ospedale Morelli, dove vengono riferite lunghe attese per i prelievi, postazioni non pienamente operative e tempi di refertazione che, per alcune analisi ordinarie, arriverebbero a sette giorni. A ciò si aggiungono le difficoltà nella disponibilità dei referti sul Fascicolo sanitario elettronico, che costringerebbero i cittadini a tornare in ospedale per ritirare documenti cartacei”.

“Un problema distinto riguarda invece le visite specialistiche presso i reparti del Grande Ospedale Metropolitano (GOM). Numerosi pazienti, anche se esenti dal ticket e già muniti di impegnativa e prenotazione, riferiscono di essere costretti a recarsi preventivamente agli sportelli CUP per completare le procedure amministrative, per poi tornare al reparto dove devono effettuare la visita. Un doppio passaggio che comporta ulteriori code e spostamenti, particolarmente gravosi per chi ha difficoltà motorie o patologie importanti”.

“Perché costringere una persona malata ad attraversare l’ospedale e affrontare un’altra fila quando, come già avviene in alcuni reparti, la registrazione dell’impegnativa e gli adempimenti amministrativi potrebbero essere gestiti direttamente dalla struttura specialistica? Semplificare queste procedure significherebbe rispettare il tempo, le energie e la dignità dei pazienti”.

Nucera rivolge quindi “un appello alle istituzioni sanitarie e ai rappresentanti regionali, di maggioranza e opposizione, affinché si intervenga concretamente per riequilibrare i budget della sanità accreditata, potenziare il Pronto Soccorso del Grande Ospedale Metropolitano e gli altri presidi di emergenza della provincia, tutelare la continuità diagnostica dei pazienti oncologici e garantire servizi territoriali realmente accessibili”.

“Non servono ulteriori dichiarazioni o contrapposizioni politiche. Servono responsabilità, ascolto e risultati. La salute non è di destra né di sinistra: è un diritto costituzionale. Infine, un richiamo al valore umano dell’assistenza: Vorrei che chi organizza la sanità provasse a mettersi nei panni di un anziano che non riesce a raggiungere un ambulatorio, di un malato oncologico che aspetta una TAC, di chi non ha i soldi per pagare un esame. Una sanità efficiente non è soltanto quella che cura le malattie, ma quella che sa prendersi cura delle persone. Reggio Calabria non chiede privilegi, ma equità, servizi dignitosi e rispetto. Perché la malattia è già una prova difficile. Le istituzioni hanno il dovere di non renderla ancora più dolorosa”.