Gli ultimi 12 anni di Reggio Calabria sono stati uno dei periodi più bui dell’epoca moderna. Una parentesi politica, quella dei due “tempi” di Falcomatà che ormai ha poco senso anche commentare, visto che i reggini stessi, dopo aver sofferto l’incapacità amministrativa sulla propria pelle, sono ritornati ad avere speranza grazie al nuovo corso targato Cannizzaro, verificando con occhi, orecchie e toccando con mano la possibilità di una rinascita che sembrava ormai una chimera.
Il pensiero di Daniele Castrizio, una delle più importanti e influenti personalità culturali reggine, ha descritto i 12 anni di Falcomatà paragonandoli all’epoca dei “Mille tiranni” vissuta dall’antica Rhegion. L’archeologo, storico e numismatico italiano è stato, come sempre, schietto e pungente nel suo pensiero affidato ai social: “la situazione attuale, cari amici, è simile, a mio modesto avviso, a quella che Rhegion visse all’epoca dei Mille tiranni, che mandarono la polis in completo fallimento, con una guerra contro Dankle e Locri che si trasformò in una disfatta. Dopo la sconfitta, però, la polis ebbe Anassila, e conobbe l’arte di Klearchos, Pythagoras e Sostratos. I Mille tiranni moderni (la Reggio bene) hanno imperversato negli ultimi 12 anni, senza un progetto e senza una visione per la città“.
Dal piano politico si passa a quello personale. “In questo tempo troppo lungo sono stato ucciso (non fisicamente!) alcune volte: quando una mia iniziativa aveva successo, i Mille tiranni entravano in azione per mettermi a tacere, emarginandomi in ogni modo possibile. – racconta Castrizio – L’ho provato sulla mia pelle il giorno dopo la Metaconferenza sui Bronzi di Riace, quando trecento persone non trovarono posto all’interno del Teatro F. Cilea mentre narravamo i Bronzi di Riace come mai prima d’allora. Lo stesso avvenne durante tutto l’anno del Cinquantenario dei Bronzi, soprattutto dopo la serata sul terrazzo del Museo, con qualche centinaio di persone che non hanno trovato posto, o dopo la prima del film Semidei dell’ottimo Fabio Mollo. E sono solo degli esempi tra i tanti…
Da tre anni a questa parte, poi, sono stato cancellato da qualsiasi iniziativa del Museo e della Città. Non ci posso fare niente: così sono fatti i Mille tiranni, ma ne riparleremo. Per parte mia, non voglio fare la vittima, ma solo rammaricarmi per quello che avrei potuto dare alla mia Reggio, ma non ho potuto perché ‘u rrhigghiocculu si è messo di traverso con la sua “meiocrazia”. E oggi, dopo dodici anni di nulla, la mia speranza è che si possa fare avanti una nuova classe dirigente reggina, capace di ascoltare i bisogni della Città e di avere una idea progettuale sul suo futuro. Perché i nostri figli possano tornare a casa…“.
