La vicenda del Centro Dialisi San Giorgio di Pellaro, a Reggio Calabria, continua ad alimentare il dibattito sulle condizioni della sanità calabrese e sull’organizzazione dei servizi destinati ai pazienti affetti da patologie croniche. Dopo l’interruzione delle attività della struttura, che secondo quanto denunciato avrebbe lasciato circa 40 pazienti senza il servizio dialitico di prossimità, arriva una dura presa di posizione del Partito Comunista Unità Popolare Calabria, attraverso una nota firmata da Massimo Canale e Lorenzo Fascì. I due esponenti politici chiedono chiarimenti alla Regione Calabria e all’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria, contestando la gestione della vicenda e denunciando quella che considerano una grave mancanza di programmazione sanitaria. Al centro del loro intervento ci sono le ragioni che hanno portato alla sospensione del servizio, il ricorso a una struttura privata convenzionata, il mancato completamento della procedura di accreditamento e le soluzioni individuate per garantire la continuità delle terapie ai pazienti.
Centro Dialisi San Giorgio di Pellaro, la chiusura e le difficoltà per circa 40 pazienti
Secondo quanto ricostruito nella nota, “il Centro Dialisi San Giorgio di Pellaro ha interrotto le proprie attività a causa della mancata concessione dell’accreditamento definitivo da parte della Regione Calabria. Una situazione che ha coinvolto circa 40 pazienti cronici, abituati a ricevere le terapie presso una struttura vicina alla propria residenza e improvvisamente costretti a confrontarsi con la necessità di individuare soluzioni alternative”.
Per Canale e Fascì, quanto accaduto rappresenta un esempio delle criticità che interessano la sanità regionale. “Ora, questa – ennesima – cattiva notizia dà il segno tangibile di una sanità calabrese che presenta gravi lacune”, affermano i due esponenti. Il Partito Comunista Unità Popolare Calabria inserisce la vicenda nel percorso di denuncia già avviato nei mesi precedenti attraverso l’iniziativa “Viaggio nella sanità calabrese che non funziona”, dedicata all’analisi delle difficoltà incontrate dai cittadini nell’accesso ai servizi sanitari. Secondo Canale e Fascì, il caso di Pellaro confermerebbe la necessità di una programmazione sanitaria complessiva, capace di affrontare non soltanto le emergenze immediate, ma anche i bisogni assistenziali destinati a permanere negli anni.
La critica all’esternalizzazione: “perché la dialisi è stata affidata ai privati?”
Uno dei primi interrogativi sollevati nella nota riguarda la scelta di affidare il servizio dialitico a una struttura privata convenzionata anziché organizzarlo direttamente all’interno della sanità pubblica. Canale e Fascì contestano questa impostazione, ritenendo che un trattamento essenziale per persone affette da patologie croniche dovrebbe trovare una risposta strutturata nell’organizzazione dell’ASP. “Perché il servizio di dialisi è stato esternalizzato ed affidato a privati?”, chiedono i due rappresentanti politici. La loro critica riguarda il modello di gestione del servizio e la capacità della sanità pubblica di garantire direttamente prestazioni che devono essere effettuate con regolarità.
Secondo il Partito Comunista Unità Popolare, “la necessità di trattamenti dialitici non costituisce una circostanza imprevedibile, ma un bisogno assistenziale conosciuto, che richiede strutture, personale medico e infermieristico e un’organizzazione stabile. Da qui la domanda rivolta alla Regione e all’ASP: perché non è stato previsto un servizio pubblico adeguatamente strutturato per rispondere alle esigenze dei pazienti del territorio?”. Canale e Fascì ritengono che la questione debba essere affrontata nell’ambito di una programmazione sanitaria capace di considerare il fabbisogno presente e futuro, evitando che la continuità delle cure dipenda da situazioni amministrative non ancora definite.
Il mancato accreditamento definitivo e le domande rivolte alla Regione
Un secondo nodo riguarda la procedura amministrativa che, secondo quanto riferito nella nota, avrebbe determinato l’interruzione delle attività del Centro San Giorgio. Canale e Fascì osservano che la struttura operava attraverso un accreditamento provvisorio e chiedono perché non sia stato completato il percorso necessario al rilascio dell’accreditamento definitivo. “Come è possibile essere così irresponsabili affidando un servizio sanitario così delicato che riguarda pazienti cronici in situazioni di gravità con procedura provvisoria che quindi avrebbe potuto, da un momento all’altro, essere interrotto?”, si legge nella nota. I due esponenti chiedono quindi di chiarire quali siano stati gli ostacoli amministrativi che hanno impedito il completamento della procedura e quali responsabilità competano agli enti coinvolti. La mancata trasformazione dell’accreditamento provvisorio in definitivo viene indicata come una delle principali criticità da approfondire. Le domande sono rivolte direttamente al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, al quale viene richiesta una risposta pubblica, concreta e precisa.
Regione e ASP sapevano della possibile chiusura? Il nodo delle soluzioni alternative
Un ulteriore aspetto contestato dal Partito Comunista Unità Popolare riguarda la gestione della fase precedente all’interruzione del servizio. Canale e Fascì chiedono se la Regione e l’Azienda Sanitaria Provinciale fossero a conoscenza del rischio di chiusura del centro e, in caso affermativo, quali iniziative fossero state predisposte per garantire la continuità assistenziale. “L’Assessorato alla Sanità Regionale e l’ASP non sapevano che il Centro dialisi di Pellaro stava per chiudere?”, domandano i due esponenti. Il problema, secondo la loro ricostruzione, non riguarda soltanto il mancato accreditamento, ma anche l’assenza di una soluzione alternativa ritenuta adeguata alle condizioni dei pazienti. Nella nota viene riferito che alcuni assistiti si sarebbero rivolti al pronto soccorso per poter effettuare la dialisi, una situazione che Canale e Fascì considerano indicativa delle difficoltà organizzative emerse dopo l’interruzione delle attività della struttura di Pellaro.
Il trasferimento verso Melito Porto Salvo e Scilla e le difficoltà dei pazienti
Secondo quanto riportato dai due firmatari, dopo la sospensione delle attività del Centro San Giorgio, l’ASP avrebbe proposto il trasferimento dei pazienti presso i centri dialisi di Melito Porto Salvo e Scilla. Una soluzione che, stando alla nota, avrebbe incontrato la contrarietà degli assistiti, preoccupati per le difficoltà derivanti dagli spostamenti necessari per raggiungere le nuove strutture. Canale e Fascì sottolineano che molti pazienti dializzati convivono con condizioni di fragilità clinica e possono necessitare dell’accompagnamento di familiari o altre persone durante gli spostamenti. La necessità di sottoporsi regolarmente alle sedute rende inoltre particolarmente rilevante la distanza tra il luogo di residenza e quello nel quale vengono effettuati i trattamenti. Per i due esponenti politici, la possibilità di ricevere le cure vicino al proprio domicilio non rappresenta soltanto una questione di comodità, ma un elemento importante della qualità dell’assistenza e della sostenibilità quotidiana delle terapie.
Dialisi notturna al Grande Ospedale Metropolitano, le critiche ai turni dalle 21 all’1
Per fronteggiare l’emergenza assistenziale, secondo quanto riferito nella nota, la direzione ospedaliera avrebbe messo a disposizione un turno straordinario di dialisi notturna, compreso tra le ore 21 e l’1. Una soluzione pensata per garantire la prosecuzione dei trattamenti salvavita, ma fortemente contestata da Canale e Fascì per le difficoltà che potrebbe comportare ai pazienti e alle loro famiglie. I due esponenti evidenziano che alcune persone sottoposte a dialisi non sono autosufficienti e hanno bisogno dell’assistenza di familiari o accompagnatori, che sarebbero quindi costretti a rimanere in ospedale fino a tarda notte. Le loro perplessità riguardano anche il possibile aggravio fisico e organizzativo per persone già segnate da condizioni di salute complesse. La nota contesta la scelta dei turni notturni come risposta all’emergenza, giudicandola non adeguata alle esigenze dei pazienti coinvolti.
Va precisato che la dialisi notturna è una modalità di trattamento praticata anche in ambito sanitario e non è di per sé impossibile o inappropriata. La sua idoneità deve però essere valutata sulla base delle condizioni cliniche dei singoli pazienti, dell’organizzazione del servizio e della disponibilità di assistenza adeguata. La critica avanzata da Canale e Fascì riguarda dunque soprattutto la sostenibilità dei turni straordinari proposti a persone che, prima della sospensione del servizio, ricevevano le cure presso una struttura di prossimità.
La dialisi è una terapia salvavita: la richiesta di una programmazione stabile
Un passaggio centrale della nota riguarda la natura delle patologie che rendono necessario il trattamento dialitico. Canale e Fascì ricordano che i pazienti interessati non affrontano una condizione sanitaria temporanea o di lieve entità, ma una patologia cronica che richiede assistenza specialistica regolare. La dialisi, infatti, rappresenta una terapia essenziale per le persone che ne hanno bisogno e non può essere interrotta arbitrariamente o senza una valutazione medica. La frequenza e la programmazione delle sedute dipendono dalle condizioni cliniche e dalle prescrizioni specialistiche, motivo per cui qualsiasi modifica organizzativa deve garantire la continuità e la sicurezza dei trattamenti. Secondo il Partito Comunista Unità Popolare, questa caratteristica avrebbe dovuto imporre una pianificazione preventiva più accurata, proprio per evitare che l’interruzione delle attività di una struttura determinasse difficoltà nella gestione delle cure. I due esponenti parlano di un grave deficit organizzativo e denunciano quella che considerano la mancanza di un piano strategico capace di assicurare risposte stabili alle necessità dei pazienti.
La denuncia sulla sanità calabrese e il riferimento al commissariamento
La vicenda del Centro Dialisi San Giorgio viene inserita da Canale e Fascì in una critica più generale all’organizzazione della sanità calabrese. Nella nota viene richiamata la lunga esperienza del commissariamento sanitario regionale, indicata come uno degli elementi che hanno inciso sulla gestione delle risorse e sulle possibilità di programmazione del sistema. Il Partito Comunista Unità Popolare esprime inoltre una valutazione critica sulla regionalizzazione della sanità pubblica e sul modello aziendale adottato per l’organizzazione dei servizi territoriali. Secondo i firmatari, queste scelte avrebbero contribuito ad accentuare le difficoltà dei territori meridionali. Si tratta di valutazioni politiche che vengono collegate alla richiesta di rafforzare il ruolo della sanità pubblica e di costruire una programmazione complessiva dei servizi. Canale e Fascì sostengono che le limitazioni finanziarie e organizzative, pur rappresentando elementi da considerare, non possano giustificare l’assenza di una pianificazione adeguata per pazienti affetti da patologie croniche. La richiesta è quindi quella di superare la gestione delle singole emergenze attraverso interventi strutturali, capaci di assicurare continuità assistenziale nel tempo.
Canale e Fascì chiedono spiegazioni alla Regione Calabria e all’ASP di Reggio
La nota si conclude con una richiesta diretta alle istituzioni sanitarie e regionali. Massimo Canale e Lorenzo Fascì sollecitano chiarimenti sulle ragioni che hanno determinato l’interruzione delle attività del Centro Dialisi San Giorgio, sulla procedura di accreditamento e sulle misure predisposte per tutelare i pazienti. Il Partito Comunista Unità Popolare Calabria ritiene che quanto accaduto debba essere affrontato anche sotto il profilo del diritto alla salute, tutelato dall’articolo 32 della Costituzione. I due esponenti arrivano a denunciare quella che considerano una violazione di tale diritto, attribuendo alla Regione e all’ASP responsabilità nella gestione della vicenda. “Chiediamo che la Regione e l’ASL diano spiegazioni chiare del perché è potuto accadere tutto questo disastro sanitario che, di fatto, ha comportato – e continua a comportare – per queste decine di pazienti violazione del diritto alla salute costituzionalmente garantito”, affermano nella nota. Si tratta di una contestazione espressa dai firmatari, mentre l’eventuale accertamento di specifiche violazioni giuridiche richiede le valutazioni degli organi competenti.
