Un incontro casuale per strada, una voce familiare che riporta indietro negli anni e il volto di un ex studente ormai diventato adulto. È da questo episodio che nasce la riflessione dell’europarlamentare di Reggio Calabria, Giusi Princi, che ha raccontato pubblicamente il momento in cui ha incontrato Giuseppe, un suo ex alunno oggi sacerdote, impegnato in un percorso di alta formazione ecclesiastica. Il racconto parte da una scena semplice e quotidiana, ma diventa rapidamente qualcosa di più: una testimonianza sul valore dell’educazione, sul rapporto che resta tra un docente e i propri studenti anche dopo la fine della scuola e sulla possibilità, per un giovane, di costruire il proprio futuro attraverso studio, disciplina, sacrificio e fede. Al centro c’è la figura di Giuseppe, descritto da Princi come un ragazzo già allora maturo, disponibile, capace di ascoltare gli altri e di stare vicino a chi era in difficoltà. Oggi, racconta l’europarlamentare, quel ragazzo è diventato sacerdote, ha conseguito la licenza in Teologia dogmatica alla Pontificia Università della Santa Croce e frequenta la Pontificia Accademia Ecclesiastica, l’istituzione che forma il corpo diplomatico della Santa Sede.
Giusi Princi e l’incontro per strada: “Preside!”
Il racconto dell’europarlamentare parte da un momento improvviso, quasi cinematografico: “ci sono incontri che accadono per caso e in pochi istanti ti restituiscono una vita intera. Stavo attraversando la strada di fretta, traffico, pensieri, la solita lista infinita. Sento una voce familiare: “Preside!” Mi giro d’istinto. Un ragazzo in abito talare, passo veloce verso di me, un sorriso che conoscevo già. Era lui. Il mio Giuseppe. Il ragazzo del liceo. Dolce, maturo da sempre. Troppo maturo per la sua età, dicevo. Quello che ascoltava tutti, non giudicava mai. Se un compagno era in difficoltà, lui era già lì”.
Da studente a sacerdote, il percorso di Giuseppe
L’incontro restituisce a Princi l’immagine di un ragazzo profondamente cambiato, ma allo stesso tempo rimasto fedele ai tratti che lo caratterizzavano: “mi si è fermato il tempo. Non è più il ragazzo della maturità. È un uomo. Sereno, solido, con una luce nuova negli occhi, ma con la stessa dolcezza di allora. Lì, sul marciapiede, tra la gente che passava, mi ha raccontato con semplicità la sua strada: ordinato sacerdote, la licenza in Teologia dogmatica alla Pontificia Università della Santa Croce, studiata e sudata. E ora la Pontificia Accademia Ecclesiastica, che forma il corpo diplomatico della Santa Sede. Una delle strade più esigenti”.
“Niente scorciatoie. Solo impegno, sacrificio e fede”
Princi insiste proprio su questo aspetto, trasformando la storia di Giuseppe in una riflessione più ampia sulla formazione dei giovani: “niente scorciatoie. Solo impegno, sacrificio e fede. La stessa determinazione dei banchi di scuola. In un tempo in cui tanti giovani si sentono smarriti, schiacciati dall’insicurezza e dall’ansia del tutto e subito, Giuseppe è l’altra possibilità. Quella di costruirsi con pazienza, di scegliere ciò in cui credi e servirlo ogni giorno, di credere che studio, disciplina e bontà paghino ancora. Giuseppe è quello di cui abbiamo bisogno. Non distante, non sopra. Vicino. In mezzo alla strada, che ti chiama per nome”. “È l’idea più bella di Chiesa di prossimità: non quella che attende nei palazzi, ma quella che ti incontra sul marciapiede, ti guarda negli occhi e ti ricorda chi sei. Anche questo è educare: accompagnare i ragazzi per un tratto confidando che porteranno con sé qualcosa di ciò che si è seminato. E quando, anni dopo, una voce ti raggiunge chiamandoti ancora “Preside”, capisci che nessun incontro educativo finisce con l’ultima campanella. Bravo Giuseppe, vai lontano. Ma non smettere mai di fermare la gente per strada”, evidenzia Princi.
