“Un’attesa che sembra infinita, il telefono in mano e il panico che cresce. Per troppi cittadini del nostro territorio, chiamare il 118 non è più la garanzia di un intervento tempestivo, ma l’inizio di un’estenuante corsa contro il tempo. La crisi del sistema di soccorso sanitario locale ha raggiunto livelli di guardia: tra ambulanze insufficienti e una cronica assenza di medici a bordo, la copertura delle emergenze è sempre più sul filo del rasoio”. Lo afferma in una nota la referente di Sanità Attiva, Federica Romeo.
“Proprio in questi giorni, una donna di Santa Cristina è stata colta d’infarto e ha dovuto attendere l’arrivo dell’ambulanza per circa 45 min.; stessa cosa ad Oppido e a Palmi! Già a luglio, in seguito ad un incidente sul posto che ha visto coinvolta una donna, si attendeva l’arrivo del mezzo ma si è stati nuovamente contattati dicendo che lo stesso aveva avuto un gusto. A preoccupare non è solo il numero limitato di vetture disponibili per un bacino d’utenza ampio, ma la loro composizione. Sempre più spesso le ambulanze inviate sulla scena sono “demedicalizzate”: composte esclusivamente da soccorritori e, quando va bene, da un infermiere”.
“Quando si tratta di infarti, ictus o traumi gravi anche pochi minuti di ritardo o la mancanza di una diagnosi immediata sul campo possono fare la differenza tra la vita e la morte. E quando l’unica ambulanza medica della zona è già impegnata su un altro intervento, il mezzo più vicino deve spesso percorrere decine di chilometri prima di giungere a destinazione. La situazione non è più sostenibile, servono risposte immediate. Occorre un piano straordinario di assunzioni, il riordino dei presidi sanitari e risorse adeguate per garantire a tutti un diritto fondamentale e costituzionale: quello alla salute e alla sicurezza. Ma soprattutto serve che la politica regionale si attivi, non solo in campagna elettorale”.
