Reggio Calabria, chiusura del Polo Sud: il PCUP denuncia gravi disagi e chiede una sede alternativa

Massimo Gallo e Lorenzo Fascì lanciano un appello all'Asp, al Sindaco e al Prefetto: "inaccettabile il vuoto sanitario nella zona sud della città. Bisogna tutelare le fasce più deboli e individuare subito una nuova struttura"

La chiusura del Polo Sud di via Padova a Reggio Calabria continua a suscitare preoccupazioni per le conseguenze sull’assistenza sanitaria ai cittadini della zona sud. A intervenire sono Massimo Gallo, segretario provinciale del PCUP, e Lorenzo Fascì, segretario regionale del PCUP Calabria, che hanno indirizzato una lettera aperta al direttore generale dell’Azienda Sanitaria Provinciale e, per conoscenza, al Prefetto di Reggio Calabria e al Sindaco della città, chiedendo un intervento urgente per individuare una struttura alternativa. I due rappresentanti del PCUP tornano a denunciare i disagi provocati dalla chiusura della struttura sanitaria, sottolineando soprattutto le difficoltà che rischiano di incontrare le persone economicamente e socialmente più fragili.

“Nei giorni scorsi abbiamo evidenziato i gravi disagi che ha creato la chiusura della struttura di via Padova, meglio conosciuta come Polo Sud. Il vuoto di offerta sanitaria che si è creato nella zona sud della città è inaccettabile”, affermano Gallo e Fascì. Secondo i due esponenti, le istituzioni dovrebbero concentrare la propria attenzione soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione, garantendo servizi sanitari pubblici facilmente accessibili. “È chiaro che i cittadini facoltosi hanno la possibilità di scelta: possono curarsi presso strutture private a pagamento. I pensionati, i disoccupati e le persone portatrici di handicap devono essere necessariamente supportati dalle istituzioni e in primo luogo dalle istituzioni sanitarie, le quali devono garantire una risposta sanitaria gratuita, pubblica e di prossimità“, evidenziano.

La richiesta all’Asp: “il Polo Sud non doveva chiudere senza una soluzione alternativa”

Al centro della protesta c’è soprattutto la decisione di interrompere le attività della struttura senza aver prima individuato, secondo quanto denunciato dal PCUP, una sede in grado di garantire la continuità dei servizi. “Per queste ragioni l’Azienda Sanitaria Provinciale non avrebbe potuto chiudere il Polo Sud senza aver prima individuato una struttura alternativa”, sostengono Gallo e Fascì, richiamando l’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nella lettera viene inoltre contestato quello che i due rappresentanti definiscono il silenzio dell’amministrazione comunale sulla vicenda.

“Ricordiamo che il Sindaco è la massima autorità sanitaria nel territorio comunale, secondo quanto disposto dal Testo Unico degli Enti Locali, all’articolo 50 del decreto legislativo 267 del 2000”, sottolineano. Da qui la richiesta di avviare immediatamente un confronto tra le istituzioni coinvolte, con l’obiettivo di individuare una nuova sede sanitaria nella parte meridionale della città.

Le proposte: il Girasole e gli immobili confiscati nella zona sud

Il PCUP non si limita alla denuncia, ma indica anche alcune possibili soluzioni per superare le difficoltà determinate dalla chiusura del Polo Sud. Secondo Gallo e Fascì, il Comune di Reggio Calabria potrebbe mettere a disposizione alcuni immobili pubblici già presenti nella zona sud, evitando così di lasciare i cittadini senza un presidio sanitario di prossimità. Tra le ipotesi avanzate figura l’utilizzo della struttura Girasole, che i due rappresentanti descrivono come inutilizzata da anni. Un’altra possibilità sarebbe rappresentata dagli immobili confiscati alla criminalità organizzata e affidati al Comune dall’Agenzia competente, alcuni dei quali, secondo il PCUP, avrebbero dimensioni adeguate per ospitare i servizi precedentemente erogati presso il Polo Sud. L’obiettivo è individuare rapidamente una soluzione che consenta di ripristinare l’offerta sanitaria nella zona interessata, senza penalizzare ulteriormente i cittadini costretti a rivolgersi ad altre strutture.

L’appello al Prefetto di Reggio Calabria: “convocare subito un tavolo di concertazione”

Nella parte conclusiva della lettera, Massimo Gallo e Lorenzo Fascì si rivolgono direttamente al Prefetto, chiedendo un intervento per favorire il dialogo tra l’Azienda Sanitaria Provinciale e l’amministrazione comunale. “Ci rivolgiamo a Sua Eccellenza il signor Prefetto affinché si adoperi a convocare un tavolo di concertazione, nel silenzio grave delle istituzioni interessate, amministrazione comunale e Asp”, dichiarano. I rappresentanti del PCUP chiedono risposte urgenti e annunciano che continueranno a seguire la vicenda, monitorando gli sviluppi e mantenendo alta l’attenzione sulle conseguenze della chiusura per gli abitanti della zona sud. “Aspettiamo risposte urgenti e adeguate, ma sicuramente vigileremo, a tutela delle fasce deboli residenti nella zona sud, monitorando costantemente gli sviluppi del grave vuoto sanitario ad oggi esistente”, concludono Gallo e Fascì, affidando alle istituzioni un ultimo messaggio: “alla politica il dovere della proposta; alle istituzioni il dovere di garantire i diritti dei cittadini”.