Sono tantissime le proposte che dallo scorso 9 ottobre, data di inaugurazione del nuovo Ponte sul Calopinace, sono state espresse in merito al nome da dare all’opera. Fra le più interessanti, senza dubbio, quella di Filippo Arillotta, docente e ricercatore, che ha proposto una denominazione che affonda le sue radici tra storia e mito, scavando nei secoli, fino ad arrivare al 1400. L’episodio citato riguarda l’intercessione di San Giorgio a difesa di Reggio Calabria e la scelta del Marchese di Sarzana di interrompere l’assedio alla città.
Di seguito la proposta del prof. Arillotta. “Alle varie proposte che si stanno susseguendo per l’intitolazione al ponte del Parco Lineare Sud, vorrei aggiungere la mia, che ridarebbe al luogo una antica denominazione legata ad un evento molto, diciamo così, reggino. In un testo del 1658 ( di Lorenzo Finocchiaro, edito a Palermo) dedicato a San Giorgio l’Autore, nel passare in rassegna i vari luoghi d’Italia in cui il Santo era venerato, parla di Reggio e cita un episodio che, stando al suo racconto, è un vero e proprio miracolo che giustifica la secolare devozione di Reggio al suo Santo che mai aveva abbandonato la città nei momenti di pericolo.
La notizia, come afferma il Finocchiaro, è tratta dal “de Rebus Rheginis” di Giannangelo Spagnolio, all’epoca non pubblicato. Orbene, durante il conflitto che vide contrapposti Alfonso d’Aragona e Renato d’Angiò per il possesso del Regno di Napoli (1435-1442), Reggio si era schierata col primo; per questo motivo fu presa d’assedio dalle truppe angioine per riportarla all’obbedienza del re Renato il quale, per gli aspetti marinari, si era affidate alla collaborazione della Repubblica di Genova.
Fu quindi un genovese, il Marchese di Sarzana che, sbarcato alla foce del Calopinace con i suoi uomini, mandò a dire alla città di consegnarsi al Re Renato, ricevendone però un diniego; quindi mandò contro la città, che sapeva praticamente indifesa, i suoi uomini. Ma a questo punto un fatto inaspettato segnò una svolta decisiva: accadde infatti che contro le sue truppe si schierò un “prode cavaliero da un grosso esercito seguitato” che invitò i comandanti del Sarzana a desistere ed andarsene.
La scena stupì il Sarzana, perché sapeva che nella città non c’erano tanti uomini né tanto meno comandanti di cavalleria. Allora il Sarzana mandò a dire al cavaliere che lui era il capo dell’esercito angioino, venuto a liberare la città dagli spagnoli; ma il cavaliere rispose che lui era il cavaliere “mandato da Dio a difesa de’ Reggitani” e che né lui né la sua truppa potevano mai stancarsi dal combattere” e di andarsene da quei lidi “perché erano sotto la protezione di San Giorgio”.
Allora il Sarzana capì chi fosse quel cavaliere e se ne andò, non senza avere lasciato sulla spiaggia una bandiera con l’insegna di San Giorgio e uno scritto con cui spiegava l’accaduto. L’autore dice poi che quando vennero ritrovate questa bandiera con l’iscrizione, furono trasportate in città e se ne fecero molte copie, da distribuire nelle chiese di Reggio, in ricordo dell’avvenimento.
Al netto dell’evento miracoloso, c’è comunque da dire che l’evento storico è reale, e che probabilmente il Sarzana, genovese, di fronte alla difficoltà posta dall’impresa, si ricordò del culto al santo cavaliere, comune a Reggio e Genova e, con la cagione di San Giorgio, levò le ancore per non perdere tempo e uomini in una missione che era forse meno facile di quanto gli fosse stata prospettata.
Fatto sta che il rapporto fra Reggio e Genova, in nome di San Giorgio, si perpetuò per molto tempo, come peraltro testimoniato dalla presenza del cognome Genovese e delle sue modifiche. La contrada presso al Calopinace, peraltro, ha mantenuto il nome di Sarzana fino almeno al ‘700: un altro toponimo scomparso della nostra storia cittadina, composta di grandi eventi ma anche di piccoli episodi curiosi.
Probabilmente oggi è giunto il momento di ricordare la protezione di San Giorgio e il buon Sarzana che, anziché infierire su Reggio preferì lasciare l’assedio.
Adesso che si è completato il ponte che collega la via Marina al Parco Lineare Sud e scavalca proprio il Calopinace (che, ricordiamolo, non è nella sua sede di allora), si potrebbe intitolare il manufatto a San Giorgio o al Marchese di Sarzana. Un bel modo per ricollegare la nostra città alla sua storia più antica e poco conosciuta“.
