PAC, Nesci (FdI): “41 miliardi per l’agricoltura italiana, premiata la linea di Meloni e Lollobrigida”

L’europarlamentare commenta la nuova bozza negoziale: "evitati tagli per 10 miliardi, ora al lavoro per nuovi strumenti che rafforzino la risposta alla crisi agricola"

Quasi dieci miliardi in più nonostante un bilancio al ribasso, maggiori tutele per gli agricoltori dalle importazioni senza controllo e un nuovo ruolo determinante della politica italiana nel difendere le proposte e i diritti del comparto italiano. Così Denis Nesci, europarlamentare di Fratelli d’Italia -ECR, racconta in che modo la filiera governativa italiana abbia inciso positivamente nei nuovi negoziati della Politica Agricola Comune dal 2028 al 2034. “Da una proposta iniziale di circa 31 miliardi – spiega Nesci – a una disponibilità potenziale di 40,7 miliardi di euro per l’agricoltura italiana nel bilancio europeo 2028-2034, quasi 10 miliardi in più grazie a un negoziato nel quale il Governo italiano, guidato da Giorgia Meloni, e il ministro Francesco Lollobrigida hanno svolto un ruolo determinante”.

“Nonostante la revisione al ribasso del bilancio europeo – spiega l’europarlamentare commentando la nuova bozza negoziale sul Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea – la nuova proposta conferma le risorse destinate al sostegno del reddito agricolo. È un segnale politico importante che rafforza la battaglia condotta dall’Italia per tutelare le proprie imprese agricole e scongiurare i tagli inizialmente prospettati”.

“Il presidente Meloni ha riportato la difesa dell’agricoltura al centro delle priorità europee”

“Il presidente Meloni – commenta Nesci – ha riportato la difesa dell’agricoltura al centro delle priorità europee, mentre il ministro Lollobrigida ha portato avanti un lavoro costante e determinato, ottenendo aperture significative anche sulle regole di sostegno al reddito. «Il negoziato non è ancora concluso e sarà necessario consolidare le risorse prospettate e rafforzare gli strumenti contro le crisi agricole. È questa l’Europa che vogliamo: meno annunci e più risultati per chi lavora e produce”, conclude Nesci.