Nuovo attacco USA-Israele dopo le elezioni di midterm, il piano per colpire l’Iran: l’ultima volta aprì la crisi globale

Washington e Tel Aviv starebbero valutando una nuova campagna militare contro Teheran dopo le elezioni di midterm del 3 novembre. Decine di caccia israeliani hanno raggiunto il confine iraniano in una dimostrazione di forza. Trump non ha ancora autorizzato l'operazione, mentre Netanyahu torna a chiedere il rovesciamento del regime

Stati Uniti e Israele starebbero elaborando i piani per una nuova offensiva militare contro l’Iran, da avviare potenzialmente dopo le elezioni americane di midterm del 3 novembre 2026. A riferirlo sono il New York Times e Axios, secondo cui Washington e Tel Aviv stanno valutando nuove operazioni militari dopo mesi di stallo negoziale. Il presidente americano Donald Trump, tuttavia, non avrebbe ancora autorizzato una ripresa dei combattimenti su larga scala. Intanto, le forze armate israeliane hanno condotto un’imponente esercitazione aerea nei pressi del confine iraniano, alimentando l’attenzione sulle prossime mosse dei due alleati.

Iran, i piani di USA e Israele: attacchi contro infrastrutture energetiche, nucleari e missilistiche

Secondo quanto riportato dal New York Times, l’eventuale nuova offensiva dovrebbe configurarsi come una campagna militare breve ma particolarmente intensa, con una serie di attacchi concentrati su obiettivi strategici della Repubblica islamica.

Tra i possibili bersagli figurerebbero le infrastrutture energetiche iraniane, gli impianti nucleari e gli arsenali di missili e droni. L’obiettivo, secondo alcuni funzionari statunitensi, sarebbe quello di aggravare la crisi economica di Teheran, aumentando la pressione sul governo iraniano per ottenere concessioni sul piano diplomatico.

L’ipotesi rimane comunque incerta. Trump avrebbe già bloccato più volte i piani per una ripresa delle operazioni militari, anche nelle scorse settimane, quando le forze israeliane sarebbero state vicine a lanciare un nuovo attacco.

Il rischio di una nuova escalation: energia, inflazione e scorte militari americane

Nel frattempo, Washington sta rafforzando il proprio arsenale militare, mentre resta aperto il dibattito sull’effettiva utilità di una nuova offensiva contro l’Iran. Come evidenziato dal New York Times, il rischio è che un’altra campagna di bombardamenti non produca risultati significativamente superiori rispetto alla prima fase degli attacchi israelo-americani condotti tra febbraio e aprile.

Quella campagna aveva contribuito all’aumento dei prezzi dell’energia e dell’inflazione a livello globale, aggravando l’instabilità in Medio Oriente e riducendo sensibilmente le scorte statunitensi di missili intercettori. Una nuova operazione militare potrebbe dunque riproporre le medesime criticità, senza garantire il raggiungimento degli obiettivi strategici e diplomatici perseguiti da Washington e Tel Aviv.

Israele, decine di caccia volano verso il confine iraniano: missione di 1.300 chilometri

Parallelamente alla pianificazione di eventuali nuove operazioni, l’Aeronautica militare israeliana ha effettuato lunedì una missione aerea di notevole portata, secondo quanto riferito da Axios. Decine di caccia israeliani hanno percorso circa 1.300 chilometri, attraversando lo spazio aereo di Siria e Iraq fino a raggiungere il confine iraniano, prima di fare ritorno in Israele.

Fonti israeliane e americane hanno descritto l’operazione come una “dimostrazione di forza”, finalizzata a dissuadere Teheran da eventuali attacchi. La missione era stata comunicata preventivamente a Washington. Secondo alcuni funzionari statunitensi, Israele avrebbe sperato in una reazione iraniana tale da fornire un possibile pretesto per l’avvio di nuovi raid militari.

L’operazione aerea israeliana si è svolta nello stesso giorno dell’incontro tra il capo del Pentagono, Pete Hegseth, e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, presso la base aerea di Ovda. Secondo le fonti citate da Axios, tuttavia, la missione dei caccia non sarebbe stata collegata alla visita.

Netanyahu accusa l’Iran sul nucleare e chiede il rovesciamento del regime

Ad aumentare ulteriormente la tensione sono le dichiarazioni del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha accusato la nuova Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, di aver autorizzato gli scienziati della Repubblica islamica a proseguire il percorso verso la costruzione di un’arma nucleare.

Netanyahu ha quindi ribadito la propria posizione sul futuro politico dell’Iran, dichiarando: “c’è un solo modo per eliminare questa minaccia una volta per tutte: rovesciare il regime in Iran”.

Resta dunque aperto lo scenario di una nuova escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran, con le elezioni americane del 3 novembre indicate come possibile spartiacque. La decisione finale, secondo le ricostruzioni giornalistiche, dipenderebbe ancora dal presidente Donald Trump, che finora non avrebbe dato il via libera alla ripresa di un’offensiva su larga scala.