Nebrodi, “284 milioni di pagamenti ma il territorio resta fragile”: tutti i numeri del report

Il report presentato al Festival del giornalismo enogastronomico di Galati Mamertino fotografa luci e ombre dell’economia locale: 3.168 progetti finanziati, 186,9 milioni destinati ai lavori pubblici, ma restano forti squilibri territoriali e manca una valutazione integrata degli effetti degli investimenti

Nei Nebrodi gli investimenti pubblici degli ultimi anni sono stati consistenti, ma resta debole la capacità di misurarne gli effetti reali sul territorio, sull’economia e sui servizi. È questo il dato più significativo che emerge dal report sul territorio e l’economia dei Nebrodi presentato durante l’undicesima edizione del Festival del giornalismo enogastronomico, in corso a Galati Mamertino, nel Messinese. Lo studio mette insieme numeri importanti sul fronte della spesa pubblica, della demografia, del sistema produttivo e dell’agricoltura, restituendo l’immagine di un territorio che negli ultimi dieci anni ha ricevuto risorse rilevanti ma continua a confrontarsi con problemi strutturali come lo spopolamento, la concentrazione delle attività economiche nei centri costieri e maggiori, la frammentazione del tessuto agricolo e la difficoltà di valutare con precisione quanto gli investimenti abbiano inciso sullo sviluppo reale. La sintesi del rapporto è affidata a una frase molto chiara: “gli investimenti pubblici sono consistenti, ma la misurazione dei risultati è debole”.

Nebrodi, 284 milioni di euro di pagamenti tra il 2016 e il 2025

Il primo dato di rilievo riguarda l’entità delle risorse pubbliche movimentate nel territorio. “Dal 2016 al 2025 – si legge – OpenCoesione registra 284 milioni di euro di pagamenti nei 42 comuni, relativi a 3.168 progetti e 8.857 movimenti. Il dato non comprende tutta la spesa pubblica: restano fuori la spesa corrente, gran parte degli aiuti agricoli, il Pnrr e le operazioni attribuite soltanto a livelli provinciali o regionali”. Il valore dei 284 milioni di euro rappresenta quindi soltanto una parte della spesa pubblica che ha interessato complessivamente i comuni del comprensorio nebroideo. Il report precisa infatti che non rientrano in questo conteggio alcune componenti rilevanti, a partire dalla spesa corrente, passando per una parte consistente degli aiuti al comparto agricolo, fino al Pnrr e alle operazioni imputate esclusivamente a livelli amministrativi provinciali o regionali. Ne consegue che l’effettivo volume di risorse pubbliche affluite nell’area potrebbe essere ancora superiore.

Lavori pubblici, quasi 187 milioni di euro

Una quota molto significativa delle risorse è stata assorbita dai lavori pubblici. “Due terzi dei pagamenti, 186,9 milioni, sono classificati come lavori pubblici. Gli incentivi diretti alle imprese ammontano a 48,1 milioni”. Il dato mostra chiaramente il peso delle opere materiali all’interno della programmazione finanziaria che ha interessato i Nebrodi. Quasi 187 milioni di euro sono stati destinati a interventi classificati come lavori pubblici, mentre 48,1 milioni hanno riguardato incentivi diretti alle imprese. La fotografia che emerge è quindi quella di una spesa fortemente orientata verso infrastrutture, interventi sul patrimonio pubblico e opere territoriali, affiancata da una componente destinata a sostenere il tessuto produttivo.

Trasporti, ambiente e imprese: dove sono andate le risorse

Il report entra nel dettaglio anche dei principali ambiti di spesa. “Per tema, 78,3 milioni riguardano trasporti e mobilità, 47,2 ambiente, 45,3 competitività delle imprese e 22,3 cultura e turismo. Non esiste però una valutazione territoriale integrata degli effetti economici e dei servizi attivati”. Il settore più finanziato risulta essere quello dei trasporti e della mobilità, con 78,3 milioni di euro. Seguono l’ambiente, con 47,2 milioni, la competitività delle imprese, con 45,3 milioni, e infine cultura e turismo, con 22,3 milioni di euro. Sono cifre che indicano un impegno rilevante sul fronte infrastrutturale, ambientale e produttivo, ma il rapporto evidenzia anche il principale limite dell’intero sistema: la mancanza di una valutazione territoriale integrata. In altre parole, esistono i dati sulla quantità delle risorse spese, sui progetti finanziati e sui movimenti effettuati, ma manca uno strumento in grado di restituire in maniera unitaria e sistematica gli effetti che questi investimenti hanno prodotto in termini di servizi, crescita economica, occupazione, qualità della vita e capacità di contrastare lo spopolamento.

Nebrodi, la popolazione continua a diminuire

Ed è proprio il dato demografico a rappresentare uno degli aspetti più critici del report. “Nei Nebrodi – spiega il report messo a punto dall’associazione Network in collaborazione con la Fondazione Innovation Island, il cui responsabile scientifico è il professore Bavetta – la popolazione continua a diminuire: nel 2024 i 42 comuni del partenariato pubblico-privato Gal Nebrodi plus contavano 134.104 residenti, 603 in meno rispetto all’anno precedente. Il saldo naturale pesa più del saldo migratorio interno”. Nel 2024 i 42 comuni compresi nel partenariato Gal Nebrodi plus contavano complessivamente 134.104 residenti, con una perdita di 603 abitanti rispetto all’anno precedente. È un dato che conferma la persistenza di una dinamica demografica negativa. Particolarmente importante è la specificazione contenuta nel rapporto: il saldo naturale, cioè la differenza tra nascite e decessi, pesa più del saldo migratorio interno. Questo significa che il calo demografico non dipende soltanto da chi lascia il territorio per trasferirsi altrove, ma anche da un progressivo squilibrio nella struttura anagrafica della popolazione.

Spopolamento e investimenti, il nodo centrale dei Nebrodi

Il contrasto tra l’entità degli investimenti e la persistente riduzione della popolazione rappresenta uno dei nodi centrali evidenziati dal report. Da una parte ci sono centinaia di milioni di euro investiti in infrastrutture, mobilità, ambiente, imprese e turismo. Dall’altra continua il calo dei residenti. È proprio questa distanza a rendere necessaria, secondo l’impostazione del rapporto, una valutazione più precisa dell’efficacia della spesa. Non basta dunque misurare quanti fondi siano stati impegnati o quante opere siano state realizzate. Il tema diventa capire se questi interventi abbiano migliorato davvero i servizi, generato nuove opportunità lavorative, rafforzato il tessuto produttivo e reso il territorio maggiormente attrattivo.

Industria e servizi concentrati nei centri maggiori

Anche la struttura economica mostra forti squilibri territoriali. “L’industria e servizi sono concentrati nei centri costieri e nei poli maggiori. Nel 2023 le 10.312 unità locali dei 42 comuni hanno prodotto 893,9 milioni di euro di valore aggiunto, ma la distribuzione territoriale è molto diseguale”. Nel 2023, nei 42 comuni considerati, risultavano 10.312 unità locali, capaci di generare 893,9 milioni di euro di valore aggiunto. La quantità complessiva è significativa, ma il problema emerge nella distribuzione geografica. L’attività economica tende infatti a concentrarsi soprattutto nei centri costieri e nei poli maggiori, lasciando molte aree interne in una posizione di maggiore fragilità. Il dato conferma una delle caratteristiche storiche dei Nebrodi: la presenza di un sistema territoriale molto articolato nel quale i comuni interni e montani hanno dinamiche economiche spesso profondamente diverse rispetto alle aree costiere.

Quasi 894 milioni di valore aggiunto, ma forti differenze tra i territori

Il valore aggiunto prodotto dalle oltre diecimila unità locali fotografa un territorio che conserva una base economica importante. Tuttavia, il report mette in guardia rispetto a una lettura puramente aggregata del dato. I 893,9 milioni di euro non si distribuiscono in maniera omogenea tra i 42 comuni. Al contrario, la ricchezza prodotta risulta fortemente concentrata in alcune zone. Questo squilibrio pone un problema fondamentale per la programmazione futura: qualsiasi strategia di sviluppo dovrà tenere conto della diversa capacità produttiva dei territori, evitando di trattare i Nebrodi come un sistema uniforme. Le esigenze dei comuni costieri, dei poli di servizi e delle aree interne montane possono infatti essere molto differenti.

Agricoltura dei Nebrodi, quasi 10mila aziende e oltre 100mila ettari

Un altro pilastro dell’economia del territorio resta l’agricoltura. Il report descrive un settore caratterizzato da una base produttiva molto ampia, ma allo stesso tempo estremamente frammentata. “Quanto all’agricoltura – conclude – questa dispone di una base produttiva ampia e frammentata. Il censimento 2020 rileva 9.649 aziende e 100.275 ettari di superficie agricola; almeno sei aziende su dieci hanno una produzione standard inferiore a 4.000 euro annui”. Il censimento del 2020 registra 9.649 aziende agricole e una superficie complessiva di 100.275 ettari. Sono numeri che confermano il peso dell’agricoltura nell’economia nebroidea, ma la dimensione media e la capacità produttiva delle aziende mostrano una forte fragilità strutturale. Almeno sei aziende su dieci presentano infatti una produzione standard inferiore ai 4.000 euro annui. Si tratta di un indicatore significativo della ridotta dimensione economica di una parte molto consistente del comparto agricolo.

Un’agricoltura diffusa ma fortemente frammentata

La frammentazione rappresenta una delle principali criticità. Un numero molto elevato di aziende non equivale necessariamente a una grande capacità competitiva se una larga parte di queste attività opera su scala ridotta e con bassi volumi di produzione. Nei Nebrodi, l’agricoltura resta essenziale non soltanto dal punto di vista economico, ma anche sociale e ambientale. La presenza delle aziende agricole contribuisce infatti alla manutenzione del territorio, alla conservazione dei paesaggi rurali, alla tutela delle produzioni tradizionali e alla permanenza della popolazione nelle aree interne. Proprio per questo, la debolezza economica di molte imprese agricole assume una dimensione che va ben oltre il semplice dato produttivo.

Suino nero, provola e nocciola: mancano dati completi sulle filiere simbolo

Il report si sofferma anche sulle produzioni maggiormente associate all’identità dei Nebrodi. “Le filiere simbolo, suino nero, provola e nocciola mancano serie comparabili su quantità, prezzi, trasformazione, occupazione e valore trattenuto nei diversi passaggi”. Il riferimento è a tre delle produzioni più rappresentative del territorio: suino nero dei Nebrodi, provola e nocciola. Il problema evidenziato riguarda la disponibilità dei dati. Mancano infatti serie statistiche comparabili capaci di mostrare in maniera precisa le quantità prodotte, l’andamento dei prezzi, la trasformazione, l’occupazione generata e soprattutto quanto valore economico rimanga effettivamente sul territorio nei diversi passaggi delle filiere.

Il paradosso delle eccellenze senza una misurazione economica completa

È uno degli aspetti più interessanti messi in luce dal rapporto. I Nebrodi possiedono produzioni agroalimentari fortemente identitarie e conosciute ben oltre i confini locali, ma non dispongono di un sistema informativo sufficientemente articolato per quantificarne completamente l’impatto economico. Senza dati omogenei diventa più difficile comprendere quali segmenti delle filiere generino maggiore valore, quanta occupazione venga creata, quanto incidano trasformazione e commercializzazione e quale quota della ricchezza prodotta rimanga effettivamente nelle comunità locali. Questo deficit informativo può avere conseguenze anche sulla programmazione delle politiche pubbliche.

Il report di Network e Fondazione Innovation Island

Lo studio è stato realizzato dall’associazione Network in collaborazione con la Fondazione Innovation Island, con il professor Bavetta nel ruolo di responsabile scientifico. La presentazione nell’ambito dell’undicesima edizione del Festival del giornalismo enogastronomico di Galati Mamertino offre una fotografia complessiva del territorio, andando oltre la dimensione strettamente gastronomica. I numeri permettono infatti di leggere insieme economia, investimenti, demografia, agricoltura e distribuzione territoriale dello sviluppo. Il quadro che ne emerge è complesso e non può essere sintetizzato semplicemente parlando di territorio in crescita o in difficoltà.

Investimenti ingenti, ma la vera sfida è misurarne gli effetti

Il messaggio centrale del report resta quello contenuto nella frase iniziale: “gli investimenti pubblici sono consistenti, ma la misurazione dei risultati è debole”. Nei dieci anni presi in considerazione, soltanto i dati OpenCoesione registrano 284 milioni di euro di pagamenti, più di 3.100 progetti e quasi 9mila movimenti finanziari. I fondi hanno riguardato soprattutto lavori pubblici, mobilità, ambiente, imprese, cultura e turismo. Eppure, nello stesso territorio, la popolazione continua a diminuire, le attività economiche rimangono concentrate nei centri maggiori e una parte molto consistente dell’agricoltura resta composta da aziende di piccole dimensioni economiche.

Nebrodi, la sfida futura tra sviluppo e spopolamento

Il report pone quindi indirettamente una domanda cruciale per il futuro del territorio: quanto hanno realmente trasformato i Nebrodi gli investimenti realizzati negli ultimi anni? La risposta non può arrivare soltanto dalla quantità delle risorse spese. Servono strumenti capaci di misurare l’impatto degli interventi sulla vita delle comunità, sull’occupazione, sui servizi, sulla competitività delle imprese e sulla capacità di trattenere popolazione. È proprio questo il passaggio che appare decisivo. I Nebrodi dispongono di risorse naturali, produzioni agricole identitarie, un patrimonio culturale e paesaggistico di grande valore e una consistente base di investimenti pubblici. Ma i numeri mostrano anche che il territorio continua a confrontarsi con problemi profondi.

La sfida dei prossimi anni sarà dunque trasformare la quantità degli investimenti in risultati misurabili, superando la distanza tra risorse impiegate e capacità del territorio di generare sviluppo duraturo. Solo così sarà possibile capire se i 284 milioni già spesi abbiano rappresentato il punto di partenza di una vera trasformazione economica oppure se sia necessario ripensare in profondità strumenti, priorità e modalità di intervento.