Un patrimonio del valore complessivo di oltre mezzo milione di euro è stato sequestrato dalla Direzione investigativa antimafia di Roma a un esponente apicale della ‘ndrangheta, appartenente alla cosiddetta locale di Cinquefrondi, in provincia di Reggio Calabria. Il provvedimento patrimoniale riguarda tre fabbricati, quattro terreni agricoli e diversi conti correnti ed è stato disposto dal Tribunale di Roma – Sezione misure di prevenzione, su proposta del direttore della Dia. Al centro dell’intervento investigativo c’è un uomo originario dell’area reggina ma da tempo residente a Vicovaro, comune della provincia di Roma, indicato come particolarmente attivo nel settore del narcotraffico internazionale e, nello specifico, nell’importazione di grandi quantitativi di cocaina dal Sud America.
‘Ndrangheta di Cinquefrondi e narcotraffico internazionale
Secondo quanto emerge dalla comunicazione diffusa sull’operazione, il destinatario del sequestro sarebbe un esponente di primo piano della ‘ndrangheta di Cinquefrondi, con una presenza ormai radicata anche nel Lazio. L’uomo risulta infatti residente da tempo nel territorio di Vicovaro, nell’area metropolitana di Roma, ma il suo profilo criminale viene collegato alla struttura ‘ndranghetista della provincia di Reggio Calabria. Particolarmente rilevante è il riferimento al settore nel quale sarebbe stato operativo: il traffico internazionale di sostanze stupefacenti.
L’attività contestata riguarda in particolare l’importazione dal Sud America di ingenti quantitativi di cocaina, successivamente destinata ad alimentare il mercato dello spaccio e del commercio al dettaglio nella Capitale. Un elemento che conferma ancora una volta la centralità del narcotraffico nelle attività di contrasto alla criminalità organizzata e, soprattutto, l’attenzione degli investigatori sui collegamenti tra territori apparentemente lontani tra loro. In questo caso il filo investigativo collega infatti la Calabria, e in particolare la zona di Cinquefrondi, con il Lazio e con circuiti internazionali di approvvigionamento della droga.
Sequestrati fabbricati, terreni e conti correnti
Il provvedimento eseguito dalla Dia di Roma ha riguardato un patrimonio articolato composto da beni immobili e disponibilità finanziarie. Nel dettaglio, sono finiti sotto sequestro tre fabbricati, quattro terreni agricoli e diversi conti correnti, per un valore complessivo indicato in oltre 500mila euro. L’esecuzione del sequestro è avvenuta con la collaborazione dei presidi territoriali della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri. L’intervento rientra nel più ampio sistema delle misure di prevenzione patrimoniali, uno degli strumenti utilizzati per aggredire le ricchezze ritenute riconducibili alla criminalità organizzata e per sottrarre disponibilità economiche considerate non coerenti con i redditi formalmente dichiarati.
I beni erano intestati ai familiari
Uno degli aspetti più significativi emersi nell’ambito dell’operazione riguarda l’intestazione formale dei beni sottoposti a sequestro. Secondo quanto riferito, infatti, tutti i beni risultavano formalmente intestati a familiari del narcotrafficante. Le verifiche patrimoniali avrebbero tuttavia evidenziato quella che viene definita una evidente sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni effettivamente posseduti. È proprio il confronto tra la capacità economica ufficialmente risultante e la consistenza del patrimonio individuato dagli investigatori a rappresentare uno degli elementi centrali delle attività di prevenzione patrimoniale. L’obiettivo di questo tipo di accertamenti non è limitato alla ricostruzione delle condotte criminali, ma si estende alle disponibilità economiche e immobiliari che possono essere ritenute collegate ai proventi di attività illecite.
Il provvedimento del Tribunale di Roma
Il sequestro è stato disposto dal Tribunale di Roma – Sezione misure di prevenzione, su proposta del direttore della Direzione investigativa antimafia. La misura rappresenta dunque il risultato di un’attività investigativa e patrimoniale che ha consentito di ricostruire la disponibilità di immobili, terreni e rapporti finanziari riconducibili al soggetto interessato dal provvedimento. L’esecuzione è stata affidata alla Dia di Roma, con il supporto sul territorio della Polizia di Stato e dei Carabinieri. Il dato territoriale assume particolare rilievo perché mostra ancora una volta come le indagini patrimoniali antimafia siano destinate a seguire le disponibilità economiche anche fuori dai territori tradizionalmente associati alla presenza delle organizzazioni criminali.
Da Cinquefrondi a Roma: il ruolo contestato nel traffico di cocaina
Il profilo dell’uomo destinatario del provvedimento unisce due dimensioni differenti. Da una parte c’è il riferimento alla ‘locale’ di Cinquefrondi, nel Reggino; dall’altra c’è una lunga permanenza a Vicovaro, nella provincia di Roma, e una presunta attività nel settore del narcotraffico destinato al mercato romano. La cocaina, secondo quanto riportato, sarebbe stata importata direttamente dal Sud America in quantitativi rilevanti, per poi essere destinata ad alimentare il commercio al dettaglio nella Capitale. La ricostruzione conferma quindi una dimensione non circoscritta al solo territorio locale, ma caratterizzata da collegamenti internazionali e da una proiezione economica e criminale verso il Lazio.
La strategia della Dia contro i patrimoni della criminalità organizzata
Il sequestro si inserisce nelle attività portate avanti dalla Direzione investigativa antimafia per colpire il patrimonio della criminalità organizzata. L’azione antimafia, infatti, non riguarda soltanto arresti, indagini e ricostruzione delle responsabilità penali, ma anche l’individuazione dei beni e delle disponibilità economiche considerate il frutto o il reimpiego di attività illecite. L’aggressione ai patrimoni rappresenta uno dei fronti principali dell’azione di contrasto perché mira a sottrarre alle organizzazioni criminali le risorse economiche che ne sostengono la capacità operativa e la presenza sul territorio. Immobili, terreni, società, disponibilità bancarie e altri asset possono diventare quindi oggetto di approfondimenti investigativi quando emergono anomalie rispetto ai redditi ufficialmente dichiarati.
Oltre 20 milioni di euro sequestrati dalla Dia di Roma negli ultimi quattro anni
Il dato fornito dalla Dia consente inoltre di inserire l’operazione in un contesto molto più ampio. Negli ultimi quattro anni, il Centro operativo Dia di Roma ha infatti proceduto al sequestro di beni e società per un valore complessivo superiore a 20 milioni di euro. Una cifra che fotografa l’intensità dell’attività patrimoniale condotta nel territorio laziale contro le diverse forme di criminalità organizzata. Il sequestro da oltre mezzo milione di euro eseguito nei confronti dell’esponente della ‘ndrangheta di Cinquefrondi rappresenta dunque un nuovo tassello di una strategia investigativa che punta a individuare e sottrarre patrimoni ritenuti illecitamente acquisiti.
‘Ndrangheta, Calabria e Lazio al centro delle indagini patrimoniali
L’operazione assume particolare interesse anche per il collegamento tra Calabria e Lazio. Il destinatario della misura viene infatti ricondotto alla locale di Cinquefrondi, uno dei territori della provincia di Reggio Calabria richiamati nell’ambito dell’inchiesta patrimoniale, mentre la sua presenza e la sua attività si sarebbero sviluppate nel territorio romano.
È proprio questa capacità di operare su più territori a rendere particolarmente rilevante il lavoro di ricostruzione finanziaria e patrimoniale. Le indagini sulle organizzazioni mafiose non si fermano infatti ai confini amministrativi delle regioni di origine, ma seguono i movimenti di capitali, beni, relazioni economiche e disponibilità finanziarie. In questo quadro si inserisce anche l’azione svolta dalla Dia di Roma, che negli ultimi anni ha concentrato una parte importante della propria attività proprio sull’aggressione ai patrimoni riconducibili alla criminalità organizzata.
L’operazione della Dia e il contrasto al narcotraffico
Il sequestro patrimoniale si lega infine a uno dei settori più delicati dell’attività investigativa: il narcotraffico internazionale. Secondo quanto riferito, l’uomo destinatario del provvedimento sarebbe stato particolarmente attivo nell’importazione di cocaina dal Sud America, con quantitativi destinati successivamente ad alimentare il mercato romano. La dimensione economica del traffico di stupefacenti rende fondamentale anche il lavoro sulle ricchezze accumulate e sulle modalità con cui queste vengono detenute o intestate.
Nel caso al centro dell’operazione, i beni risultavano formalmente intestati a familiari, ma gli investigatori avrebbero riscontrato una marcata sproporzione rispetto ai redditi dichiarati. Da qui il provvedimento della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Roma, culminato nel sequestro di immobili, terreni e conti correnti per oltre mezzo milione di euro. Un intervento che si aggiunge agli oltre 20 milioni di euro di beni e società sequestrati negli ultimi quattro anni dal Centro operativo della Dia di Roma nell’ambito del contrasto ai patrimoni ritenuti illecitamente acquisiti dalla criminalità organizzata nel Lazio.
