Messina non dimentica. Non potrebbe farlo. Il 1° ottobre 2009 è una data impressa per sempre nella memoria della città e dell’intero territorio messinese. Sono trascorsi 17 anni da quella notte nella quale un violentissimo nubifragio colpì la Sicilia orientale e trasformò in pochi istanti strade, case e interi paesi in luoghi di devastazione. Il bilancio definitivo fu terribile: 37 vittime. Una tragedia che colpì in particolare Giampilieri Superiore, Giampilieri Marina, Scaletta Zanclea, Altolia, Molino, Santo Stefano Briga, Santo Stefano Superiore, Pezzolo e altre comunità della zona ionica messinese. La Protezione Civile nazionale ricorda che il violento nubifragio provocò frane, esondazioni, allagamenti e colate di fango, con la situazione più critica concentrata nelle località di Giampilieri, Molino, Altolia, Briga, Pezzolo e nei Comuni di Scaletta Zanclea e Itala. Furono inoltre oltre duemila le persone evacuate.
1° ottobre 2009, la notte che cambiò per sempre Messina
Quella del 1° ottobre 2009 non fu una normale ondata di maltempo. Le precipitazioni violentissime investirono un territorio già caratterizzato da una forte fragilità idrogeologica e determinarono una successione rapidissima di frane e colate di detriti.Il settore maggiormente interessato fu quello della costa ionica immediatamente a sud di Messina. La Protezione Civile ha ricostruito come già poche ore dopo l’inizio del nubifragio fossero stati segnalati danni alle strade e alla linea ferroviaria. Intorno alla mezzanotte arrivarono le prime notizie del crollo di alcune palazzine tra Scaletta Zanclea e Giampilieri Superiore. Quando arrivò il giorno, la dimensione della tragedia apparve in tutta la sua drammaticità. C’erano persone sepolte sotto il fango, abitazioni devastate, strade impraticabili e intere località rimaste isolate. Alcuni residenti riuscirono a trovare riparo sui tetti, mentre diverse frazioni poterono essere raggiunte soltanto a piedi o per via aerea. In pochissimo tempo le colate di fango invasero i centri abitati, trascinando detriti e colpendo case, automobili e infrastrutture. La viabilità venne compromessa in diversi punti e Scaletta Zanclea rimase isolata.
Le frane, il fango e le vie di comunicazione interrotte
Durante quella notte le conseguenze del nubifragio coinvolsero anche le principali infrastrutture della zona ionica. Le frane determinarono interruzioni lungo le strade, sulla ferrovia e sull’autostrada. La A18 Messina-Catania, la strada statale 114 e il tratto ferroviario tra Giampilieri e Scaletta furono interessati dalle conseguenze delle frane. Le colate invasero strade, piani terra, scantinati e sottopassaggi, bloccando numerosi veicoli. Era un territorio improvvisamente spezzato, nel quale raggiungere alcune delle zone più colpite divenne estremamente complicato proprio mentre era necessario intervenire rapidamente per cercare le persone disperse e soccorrere chi era rimasto intrappolato.
I soccorsi dopo l’alluvione di Messina
Nella stessa serata del 1° ottobre 2009, la Prefettura di Messina attivò l’Unità di Crisi per coordinare le prime operazioni. Il Dipartimento della Protezione Civile inviò sul territorio una task force di esperti, mentre presso la Prefettura venne istituito il Centro di Coordinamento Soccorsi. A Messina e Scaletta Zanclea furono attivati i Centri Operativi Comunali. A Giampilieri venne istituito anche un Centro Operativo Avanzato per coordinare le attività nella frazione e nelle vicine Molino e Altolia. Una delle priorità assolute fu proprio quella di raggiungere le località rimaste isolate. A Briga Marina venne predisposta un’area per i mezzi aerei impegnati nelle ricognizioni, nelle ricerche, nel soccorso e nel trasporto di viveri. Il giorno successivo, 2 ottobre 2009, fu dichiarato lo stato di emergenza nel territorio della provincia di Messina. Seguirono diversi provvedimenti per la gestione dell’emergenza, il sostegno alla popolazione e gli interventi di ripristino e messa in sicurezza.
Il dissesto idrogeologico e una ferita che impose di ripensare la sicurezza
La tragedia del 2009 divenne inevitabilmente anche uno spartiacque nel dibattito sulla sicurezza del territorio, sul dissesto idrogeologico e sulla prevenzione. Nei giorni successivi all’alluvione venne realizzato un rilevamento aereo ad alta risoluzione mediante tecnologia Lidar, finanziato dal Dipartimento della Protezione Civile. Il lavoro permise di individuare le aree interessate dai dissesti e quelle esposte al pericolo di ulteriori movimenti franosi. Fu poi realizzata una specifica mappatura delle zone di Giampilieri, Itala e Scaletta Zanclea, differenziandole sulla base del livello di rischio per la popolazione. Alla realizzazione della cartografia contribuirono anche istituti scientifici specializzati nello studio del rischio idrogeologico. Negli anni successivi furono realizzati numerosi lavori di messa in sicurezza. Nel 2019 la Protezione Civile regionale indicava in circa 170 milioni di euro le risorse complessivamente stanziate e utilizzate fino ad allora per interventi sul territorio di Giampilieri e nelle aree circostanti interessate dal disastro, con oltre 60 milioni di euro destinati a interventi nella sola frazione di Giampilieri nell’ambito delle opere previste dall’ordinanza del 2013.
Le 37 vittime dell’alluvione di Messina
Dietro il numero 37 ci sono persone, famiglie e storie spezzate. Sono i nomi che Messina continua a ricordare ogni 1° ottobre e che rappresentano il volto umano di una delle più gravi tragedie che abbiano colpito il territorio negli ultimi decenni. Persero la vita Monica Balascuta, Carmela Maria Barbera, Santi Bellomo, Carmela Cacciola, Giuseppa Calogero, Concetta Cannistraci, Roberto Carullo, Luigi Costa, Ketty De Francesco, Elena De Luca, Francesco De Luca, Ilaria De Luca, Agnese Falgetano, Letterio Laganà, Maria Li Causi, Francesco Lonia, Lorenzo Lonia, Teresa Macina, Leo Maugeri, Christian Maugeri, Letterio Maugeri, Francesca Micali, Simone Neri, Carmela Olivieri, Katia Panarello, Santina Porcino, Maria Restuccia, Carmelo Ricciardello, Martino Scibilia, Bartolo Sciliberto, Maria Letizia Scionti, Salvatore Scionti, Alessandro Sturiale, Onofrio Sturiale, Giuseppe Tonante e Salvatore Zagami. A loro si aggiunge una trentasettesima vittima rimasta non identificata. Nomi che a distanza di diciassette anni continuano a rappresentare molto più di un elenco. Sono il ricordo di quella notte e delle famiglie che videro cambiare per sempre la propria vita.
Oltre duemila persone evacuate dopo il disastro
Accanto alle vittime ci furono migliaia di persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. Il dato ufficiale della Protezione Civile parla di oltre 2.000 evacuati. Intere comunità dovettero affrontare non soltanto il lutto, ma anche la perdita delle case, dei propri beni e della quotidianità. Il disastro lasciò una ferita materiale e sociale che richiese anni di interventi. La fase dell’emergenza formalmente proseguì a lungo. Lo stato di emergenza scadde il 31 ottobre 2012 e, con un’ordinanza del gennaio 2013, la Regione Siciliana venne individuata quale amministrazione competente per coordinare il completamento delle iniziative necessarie al definitivo superamento dell’emergenza.
