Si accende il confronto politico a Messina sulla gestione delle società partecipate comunali. Il Consiglio comunale ha respinto, con 18 voti contrari e 12 favorevoli, l’atto di indirizzo presentato dal gruppo del Partito Democratico per promuovere il passaggio dai consigli di amministrazione alla figura dell’amministratore unico, secondo il modello previsto dalla normativa nazionale sulle società a partecipazione pubblica. A denunciare la decisione della maggioranza sono i consiglieri comunali Alessandro Russo, Antonella Russo e Mariella Perrone, che contestano non soltanto l’esito della votazione, ma anche l’assenza di interventi dai banchi della maggioranza durante il confronto in Aula. Il gruppo democratico solleva inoltre interrogativi sull’organizzazione e sui costi degli organi amministrativi delle partecipate, citando in particolare i casi di Patrimonio Messina Spa e Arismè, e annuncia di valutare la trasmissione della documentazione alla Corte dei conti.
Partecipate Messina, il Pd: “a Patrimonio Spa più amministratori che dipendenti”
Al centro della presa di posizione del Partito Democratico c’è il rapporto tra la composizione degli organi di amministrazione e le dimensioni delle società comunali. Secondo i tre consiglieri, alcune partecipate presenterebbero strutture amministrative non proporzionate al numero dei dipendenti, mentre aziende con organici molto più consistenti sarebbero governate attraverso lo stesso modello. “Patrimonio Spa ha più componenti nel consiglio di amministrazione che dipendenti. Arismè vive lo stesso paradosso. E un’azienda speciale con circa 1.300 lavoratori è guidata da un cda esattamente come loro. Oggi abbiamo chiesto all’aula di mettere fine a tutto questo applicando una legge dello Stato, e la maggioranza ha detto no. Senza un intervento, senza una spiegazione: diciotto mani alzate e nessuna parola”, dichiarano Alessandro Russo, Antonella Russo e Mariella Perrone. La critica riguarda dunque la scelta di mantenere i consigli di amministrazione anche nelle realtà che, secondo il gruppo democratico, potrebbero essere gestite attraverso un amministratore unico, con una diversa organizzazione degli organi di governo.
L’atto di indirizzo sull’amministratore unico e il richiamo alla riforma Madia
La proposta presentata dal Pd chiedeva al sindaco Federico Basile di avviare i provvedimenti necessari per adeguare la gestione delle società partecipate al principio previsto dall’articolo 11, comma 2, del Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, introdotto dal decreto legislativo 175 del 2016, conosciuto come riforma Madia. La normativa individua nell’amministratore unico il modello ordinario di gestione delle società a controllo pubblico, consentendo il ricorso a un consiglio di amministrazione nei casi previsti dalla legge e attraverso le necessarie motivazioni. Il gruppo democratico proponeva di applicare il principio dell’amministratore unico anche alle aziende speciali comunali, attraverso un indirizzo politico finalizzato alla razionalizzazione degli organi amministrativi. La proposta ha ricevuto il sostegno delle opposizioni, che sono intervenute durante il dibattito e hanno votato a favore. La maggioranza ha invece respinto l’atto con 18 voti contrari, a fronte dei 12 favorevoli.
Il Pd attacca la maggioranza: “diciotto mani alzate e nessuna spiegazione”
Uno degli aspetti maggiormente contestati dai consiglieri democratici riguarda il comportamento della maggioranza consiliare durante la discussione. Secondo Russo, Russo e Perrone, nessun esponente della maggioranza sarebbe intervenuto per spiegare le ragioni della contrarietà alla proposta, nonostante il tema riguardasse l’organizzazione delle partecipate e l’utilizzo delle risorse pubbliche. “Il silenzio della maggioranza è la risposta più eloquente”, affermano i tre consiglieri, che proseguono: “su una proposta che riguarda la spesa pubblica e il rispetto della legge, nessuno ha avuto il coraggio di metterci la faccia. Hanno votato e basta, come si fa quando la decisione è già stata presa altrove”. La posizione del Pd è quindi fortemente critica nei confronti della scelta della maggioranza di mantenere l’attuale impostazione, senza accogliere l’indirizzo politico proposto dalle opposizioni.
L’affondo contro De Luca e Basile: “le partecipate erano il bancomat della politica”
Nella loro dichiarazione, i consiglieri del Partito Democratico chiamano direttamente in causa anche Cateno De Luca e l’attuale sindaco Federico Basile, contestando le scelte compiute negli anni nell’organizzazione delle società comunali. “De Luca chiamava le partecipate il “bancomat della politica”. Né lui né il suo successore a Palazzo Zanca le hanno razionalizzate, anzi le hanno aumentate”, sostengono i tre esponenti democratici. Russo, Russo e Perrone richiamano inoltre un precedente periodo amministrativo nel quale, secondo quanto riferiscono, le società partecipate sarebbero state gestite attraverso la figura dell’amministratore unico. “Eppure un’altra strada esiste, e l’abbiamo già vista. Durante le dimissioni del sindaco, quando mancavano perfino gli assessori, tutte le partecipate sono state guidate da un amministratore. Ha funzionato allora. Oggi, evidentemente, conviene di più il cda”, evidenziano.
Il Partito Democratico valuta un esposto alla Corte dei conti
La bocciatura dell’atto di indirizzo potrebbe avere ulteriori sviluppi. I tre consiglieri comunali annunciano infatti di stare valutando la possibilità di trasmettere gli atti alla Corte dei conti, affinché vengano esaminati gli aspetti giuridici ed economico-finanziari legati alla scelta di mantenere i consigli di amministrazione delle società partecipate. “Per questo stiamo valutando di inviare le carte alla Corte dei conti, perché esamini i profili giuridici ed economico-finanziari della bocciatura di oggi e della scelta di mantenere i consigli di amministrazione”, dichiarano. Al momento, dunque, si tratta di un’iniziativa ancora in fase di valutazione da parte del gruppo consiliare e non di un procedimento già avviato davanti alla magistratura contabile.
Costi della politica e società comunali, il Pd: “dal 2019 troviamo sempre un muro”
La discussione sulle partecipate si inserisce in un confronto politico che, secondo i consiglieri democratici, prosegue da diversi anni. Il gruppo del Pd rivendica infatti di avere presentato, a partire dal 2019, diverse iniziative consiliari finalizzate alla riduzione dei costi della politica e alla razionalizzazione della gestione delle società comunali, attraverso mozioni, emendamenti e atti di indirizzo. “Dal 2019 proviamo a ridurre i costi della politica con mozioni, emendamenti e atti di indirizzo, e ogni volta troviamo un muro. Ci abbiamo provato e continueremo a provarci”, concludono Alessandro Russo, Antonella Russo e Mariella Perrone.
