Più soldi nelle tasche dei giovani lavoratori e nuove agevolazioni fiscali per favorire l’accesso alla casa. La Manovra 2027 del Governo Meloni, approvata dal Consiglio dei ministri mercoledì 28 ottobre, dedica una parte degli interventi alle nuove generazioni, con misure che riguardano contemporaneamente gli stipendi e il mercato degli affitti. L’obiettivo dichiarato è sostenere l’autonomia economica dei giovani, rendere più conveniente il lavoro e incentivare i proprietari a concedere abitazioni in locazione a condizioni concordate.
Le novità principali sono due: un premio da 2.500 euro per i lavoratori under 30, soggetto a una tassazione agevolata dell’1%, e un importante abbattimento della cedolare secca per chi affitta casa con contratti a canone concordato. In quest’ultimo caso, l’aliquota scenderà dal 10% al 5%, fino ad arrivare all’1% quando l’abitazione viene affittata a un giovane fino a 35 anni.
Bonus da 2.500 euro per i giovani lavoratori under 30: come funziona
Una delle misure più significative del pacchetto riguarda direttamente i giovani che lavorano. Il Governo ha previsto un premio di 2.500 euro destinato agli under 30, sul quale verrà applicata una tassazione particolarmente ridotta, pari all’1%.
La somma potrà essere corrisposta in un’unica soluzione oppure distribuita nell’arco di dodici mensilità, secondo le modalità illustrate in occasione della presentazione della Manovra.
Considerando esclusivamente l’imposta agevolata dell’1%, su un premio lordo di 2.500 euro il prelievo fiscale sarebbe di 25 euro. Si tratta di un esempio di calcolo relativo alla sola tassazione annunciata, non necessariamente dell’importo netto definitivo che verrà riconosciuto ai beneficiari.
Il provvedimento si inserisce nella strategia del Governo per rendere più competitive le retribuzioni dei giovani lavoratori italiani. Tra le finalità indicate dall’esecutivo c’è anche quella di contrastare la fuga dei talenti verso l’estero, intervenendo sul potere d’acquisto e sulle prospettive economiche delle nuove generazioni.
Restano da precisare nel testo normativo definitivo tutti gli aspetti operativi, compresi gli eventuali requisiti aggiuntivi e le procedure attraverso le quali il premio sarà riconosciuto.
Affitti, cedolare secca dal 10% al 5%: cosa cambia per i proprietari
Un altro capitolo centrale riguarda il mercato immobiliare. La Manovra introduce una riduzione della cedolare secca sui contratti di affitto a canone concordato, con il passaggio dell’aliquota dal 10% al 5%.
La cedolare secca è un regime di tassazione sostitutivo dell’Irpef e delle relative addizionali sui redditi derivanti dalla locazione degli immobili, applicabile alle condizioni stabilite dalla normativa. La riduzione prevista dal Governo punta ad alleggerire il carico fiscale dei proprietari che scelgono di affittare utilizzando i contratti a canone concordato.
Questi contratti si distinguono da quelli a canone libero perché l’importo dell’affitto viene determinato sulla base di specifici accordi territoriali, che fissano parametri e fasce di riferimento. Si tratta di uno strumento pensato per conciliare le esigenze dei proprietari con la disponibilità di abitazioni a costi regolamentati.
Con la nuova aliquota del 5%, il prelievo fiscale verrebbe dimezzato rispetto al precedente 10%, rendendo questa formula contrattuale più vantaggiosa per chi mette a disposizione un immobile.
Affitti ai giovani under 35: cedolare secca ridotta addirittura all’1%
La novità più rilevante sul fronte abitativo riguarda però gli immobili affittati ai giovani. Per i proprietari che sottoscrivono un contratto a canone concordato con un inquilino fino a 35 anni, la cedolare secca scenderà ulteriormente all’1%.
La differenza fiscale è significativa: rispetto all’attuale aliquota agevolata del 10%, il nuovo prelievo risulterebbe ridotto di nove punti percentuali.
Per comprendere la portata dell’intervento, si può considerare un esempio puramente indicativo. Su un affitto annuo di 7.200 euro, corrispondente a 600 euro al mese, l’imposta con la cedolare secca al 10% sarebbe di 720 euro. Con l’aliquota del 5% scenderebbe a 360 euro, mentre con quella dell’1% il prelievo sarebbe di appena 72 euro.
Nel caso dell’affitto agevolato a un giovane, quindi, il risparmio fiscale per il proprietario ammonterebbe a 648 euro all’anno rispetto alla tassazione del 10%, a parità di canone imponibile.
È importante sottolineare che il beneficio fiscale è destinato al proprietario dell’immobile, non direttamente all’inquilino. L’obiettivo della misura è incentivare l’offerta di abitazioni in affitto ai giovani: l’eventuale riduzione dei canoni effettivamente pagati dipenderà tuttavia dalle condizioni contrattuali e dall’andamento del mercato.
La risposta al caro affitti nelle grandi città
Il provvedimento nasce anche dalla necessità di affrontare le difficoltà abitative che interessano soprattutto le grandi città italiane, dove il costo degli affitti rappresenta spesso un ostacolo per studenti, giovani lavoratori e persone che desiderano lasciare la casa familiare.
La riduzione delle imposte sui contratti a canone concordato punta a rendere questa soluzione più conveniente rispetto ad altre formule di locazione, favorendo una maggiore disponibilità di immobili destinati all’affitto residenziale.
L’agevolazione rafforzata per gli under 35 introduce inoltre un incentivo specifico per i proprietari che scelgono di affittare a persone appartenenti alle fasce più giovani della popolazione.
Non si tratta, quindi, di un contributo economico erogato direttamente ai giovani per pagare il canone mensile, ma di uno sconto fiscale riconosciuto ai locatori, con l’intento di favorire indirettamente l’accessibilità delle abitazioni.
Giovani e autonomia economica: il collegamento tra lavoro e casa
Il filo conduttore delle nuove misure è il rapporto tra reddito disponibile e possibilità di costruire una vita indipendente. Il Governo interviene su due aspetti strettamente collegati: da una parte il sostegno economico ai lavoratori più giovani, dall’altra gli incentivi fiscali rivolti ai proprietari che affittano agli under 35.
Il premio da 2.500 euro con tassazione all’1% interviene direttamente sul versante delle entrate dei giovani lavoratori. La cedolare secca all’1% sugli affitti a canone concordato cerca invece di agire sull’offerta abitativa, rendendo fiscalmente più conveniente la scelta di affittare a giovani inquilini.
Le due misure, pur seguendo meccanismi differenti, rispondono dunque a una finalità comune: sostenere le nuove generazioni nel percorso verso l’indipendenza economica e abitativa.
Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri dovrà ora affrontare l’esame parlamentare. Le aliquote, i requisiti e le modalità operative dovranno essere verificati nel testo definitivo della Legge di Bilancio 2027, prima dell’effettiva applicazione delle nuove agevolazioni.
