Tensione al confine tra Lettonia e Bielorussia dopo un’incursione di uomini armati e incappucciati. Un gruppo rivendica l’azione e annuncia nuovi attacchi. Riga sospetta un’operazione ibrida dei servizi segreti russi o bielorussi, ma ammette che non ci sono prove. Lukashenko respinge le accuse. Cresce la tensione al confine tra Lettonia e Bielorussia, dove un gruppo di uomini armati e con il volto coperto ha compiuto un’incursione nella notte del 6 ottobre, minacciando le forze militari lettoni e danneggiando le infrastrutture di sorveglianza. L’episodio, successivamente rivendicato su Telegram da un gruppo che si è identificato come “russi neri”, ha alimentato i timori di una possibile operazione di guerra ibrida ai confini orientali dell’Unione Europea e della Nato.
Secondo quanto denunciato dal ministro degli Interni lettone, dietro l’azione potrebbe nascondersi una struttura riconducibile ai servizi di intelligence russi o bielorussi. Si tratta, tuttavia, di un’ipotesi che al momento non è supportata da prove. Di segno opposto la posizione del presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, che ha respinto qualsiasi responsabilità di Minsk e accusato la stessa Lettonia di aver organizzato l’incidente.
L’incursione al confine e la minaccia: “era solo una prova”
L’episodio si è verificato durante la notte del 6 ottobre, quando alcuni uomini armati, con il volto coperto e accompagnati da un gruppo di migranti, hanno attraversato il confine tra Bielorussia e Lettonia. Durante l’incursione hanno danneggiato un quadro elettrico e rubato alcune telecamere di sorveglianza, prima di tornare indietro.
Il gruppo che si è presentato con il nome di “russi neri” ha rivendicato la responsabilità dell’episodio attraverso un messaggio pubblicato su Telegram il 12 ottobre, accompagnato da un video nel quale compare un uomo incappucciato che pronuncia minacce esplicite nei confronti delle istituzioni occidentali.
“Era solo una prova. Presto vedrete qualcosa di simile in altre zone del nostro confine. L’Unione Europea e la Nato sono un colosso con i piedi d’argilla che crollerà al nostro prossimo attacco”, afferma l’uomo nel filmato.
Parole che hanno accresciuto le preoccupazioni delle autorità lettoni, soprattutto per il riferimento a possibili nuove incursioni lungo il confine e per la minaccia diretta rivolta all’Alleanza Atlantica e all’Unione Europea.
La Lettonia sospetta un attacco ibrido: l’ipotesi dei servizi segreti russi e bielorussi
Il ministro degli Interni lettone Jānis Dombrava ha sollevato dubbi sulla reale identità del gruppo che ha rivendicato l’incursione, ipotizzando che la sigla possa rappresentare una copertura per un’operazione ibrida riconducibile all’intelligence russa o bielorussa.
Secondo questa interpretazione, gli uomini che si sono identificati come “russi neri” potrebbero agire nell’ambito di attività dirette a destabilizzare la sicurezza della frontiera lettone. Il ministro ha però precisato che non esistono attualmente prove in grado di dimostrare un coinvolgimento dei servizi segreti di Mosca o Minsk.
L’ipotesi resta dunque sul piano delle valutazioni delle autorità lettoni, mentre l’episodio del 6 ottobre si inserisce in una situazione già caratterizzata da ripetuti tentativi di attraversamento irregolare del confine e dal danneggiamento delle infrastrutture di controllo.
Lukashenko respinge le accuse e accusa Riga: “per chiedere fondi all’Unione europea”
La reazione del presidente della Bielorussia, Aleksandr Lukashenko, è stata netta. Il leader bielorusso ha negato qualsiasi coinvolgimento delle autorità di Minsk nell’incursione, sostenendo invece che sarebbe stata la stessa Lettonia a organizzare l’episodio “per chiedere fondi all’Unione europea”.
“Operazioni come questa non possono accadere senza che io ne sappia nulla”, ha dichiarato Lukashenko, respingendo così le ipotesi di una responsabilità bielorussa.
Il presidente ha inoltre confermato che sono in corso ispezioni delle forze militari bielorusse dispiegate lungo il confine con la Lettonia, escludendo però che queste attività rappresentino il segnale di un’imminente offensiva.
“Ma questo non significa che sono in corso preparativi di un attacco”, ha affermato Lukashenko, definendo “falsità” le notizie relative a presunti preparativi di Russia e Bielorussia per attaccare i Paesi baltici.
Confine Lettonia-Bielorussia, già 12mila tentativi di ingresso irregolare bloccati nel 2026
L’incursione avviene in un contesto di forte pressione sulla frontiera orientale della Lettonia. Secondo i dati comunicati dal ministro degli Interni Jānis Dombrava, dall’inizio del 2026 sono state circa 12.000 le persone bloccate mentre tentavano di attraversare illegalmente il confine provenendo dalla Bielorussia.
Le operazioni di controllo sono state condotte nell’ambito di Vilkatis, il cui nome significa Lupo Mannaro, l’operazione attraverso la quale le autorità lettoni contrastano gli attraversamenti irregolari della frontiera.
Dombrava ha inoltre segnalato diversi episodi di danneggiamento dei dispositivi di sorveglianza installati sul lato lettone del confine, un elemento che contribuisce ad alimentare i sospetti su possibili azioni organizzate contro le infrastrutture di sicurezza.
Resta però ancora da chiarire chi abbia effettivamente organizzato l’incursione del 6 ottobre e quale sia il reale ruolo del gruppo che ne ha rivendicato la responsabilità. Mentre Riga ipotizza un’operazione ibrida e Minsk respinge ogni accusa, le minacce diffuse attraverso Telegram mantengono alta la tensione lungo uno dei confini orientali dell’Unione Europea e della Nato.
