Alla Leopolda di Firenze, Matteo Renzi prova a spostare il confronto politico del centrosinistra dal terreno delle leadership a quello dei contenuti. Il leader di Italia Viva interviene su Giuseppe Conte, sulla possibilità di costruire un’alleanza più ampia nel campo progressista e sul rapporto con Giorgia Meloni, indicando come priorità la definizione di un perimetro programmatico condiviso prima ancora della scelta di chi guiderà la coalizione. Il messaggio lanciato nella seconda giornata della manifestazione è chiaro: Renzi non chiude al dialogo con Conte e con il Movimento 5 Stelle, ma chiede che eventuali accordi vengano costruiti su “discussioni di merito” e su regole precise. Da qui anche la proposta di un “contratto alla tedesca”, cioè di un accordo politico dettagliato su obiettivi, tempi e limiti dell’azione comune. Parallelamente, il leader di Italia Viva rilancia la propria collocazione nel centrosinistra e torna a sottolineare che le divisioni interne, a suo giudizio, rischiano di favorire il centrodestra. In questo quadro inserisce anche il tema del Quirinale, utilizzato come ulteriore argomento politico per sostenere la necessità di costruire una coalizione competitiva.
Renzi a Conte: “la politica non si fa sulla base dei rapporti personali”
Il primo affondo è rivolto a Giuseppe Conte, ma il tono scelto da Renzi è quello di un’apertura condizionata. “Clint Eastwood diceva: ‘Se vuoi una garanzia, comprati un tostapane’. La politica non si fa sulla base dei rapporti personali, si fa sulla base delle idee. Allora io dico a Conte e a tutti gli altri: se volete stare su discussioni di merito, noi ci siamo. Magari con un contratto alla tedesca. Continuare a litigare nel centrosinistra significa regalare il Paese alla Meloni e regalare il Quirinale alla Meloni”. Il passaggio arriva dopo giorni di discussione sul ruolo di Italia Viva nel campo largo e sulla necessità, evocata da Conte, di garanzie politiche per la tenuta di un eventuale accordo. Renzi ribalta l’impostazione e sostiene che il punto non debba essere il rapporto personale tra i leader, ma il contenuto dell’intesa. L’ipotesi del “contratto alla tedesca” va letta proprio in questo senso: un’intesa scritta e circoscritta, capace di definire cosa fare, perché farlo e in quali tempi, riducendo il peso delle divergenze personali.
Il nodo del Quirinale nelle parole di Renzi
Renzi collega poi il confronto nel centrosinistra al tema della futura elezione del Presidente della Repubblica, chiarendo quale sarebbe la sua posizione politica. “Io non sarò complice del fatto che al Quirinale ci vada Giorgia Meloni – ha aggiunto -. Io ho portato Sergio Mattarella al Quirinale, non ho portato Matteo Salvini al Quirinale. Quindi non ho bisogno di dare garanzie: ho bisogno di portare i voti in una scommessa che abbia chiari i paletti per tutti, e quindi che nessuno possa permettersi di uscire da questi paletti”. Il riferimento a Giorgia Meloni è una valutazione politica di Renzi, non una previsione sull’esito di una futura elezione presidenziale. Il leader di Italia Viva utilizza però il tema per ribadire la propria posizione: costruire un’alleanza capace di competere con il centrodestra e, soprattutto, definire preventivamente le regole interne alla coalizione.
Renzi contro le divisioni nel centrosinistra
Un altro passaggio centrale riguarda le condizioni economiche delle famiglie e il rischio che le dispute tra leader possano oscurare i temi sociali. “Dopo quattro anni di governo Meloni, le famiglie sono più povere, la gente se ne va, ci sono meno soldi in tasca, le bollette e i mutui costano di più, se il centrosinistra si mette a litigare e perde le elezioni è da rinchiudere. Allora noi siamo quelli che dicono: preoccupiamoci dei problemi delle famiglie e le scaramucce tra leader le lasciamo da parte. Io sto in un centrosinistra che sia l’alternativa al centrodestra”, dice ancora a margine della Leopolda a Firenze. Le affermazioni sulle condizioni delle famiglie rappresentano la lettura politica di Renzi dell’andamento economico sotto il governo Meloni. Il punto politico della dichiarazione, però, è soprattutto un altro: Italia Viva si colloca esplicitamente nel centrosinistra e Renzi chiede che la coalizione concentri il confronto sui problemi economici e sociali invece che sulle rivalità interne.
“Prima le idee, poi chi guida”
Il tema della leadership viene quindi riportato in secondo piano. “Per questo in questo momento penso che, prima di ragionare di chi guiderà, chi decideranno le primarie, sia importante ragionare di idee – ha aggiunto -. Io voglio un centrosinistra riformista, garantista, poi è chiaro che guida chi ha più voti. Vedremo se sarà Conte o se saranno altri, ma è l’ultimo dei problemi. Non si può partire da chi guida se non sappiamo dove andiamo”. È probabilmente questo il passaggio politicamente più significativo dell’intervento. Renzi non pone un veto preventivo su Conte e non esclude che il leader del Movimento 5 Stelle possa essere scelto attraverso un meccanismo di consenso o primarie. La condizione indicata è però che venga definito prima il profilo politico della coalizione. Per Italia Viva, quel profilo dovrebbe essere esplicitamente riformista e garantista.
Renzi e le primarie del centrosinistra
Il tema delle primarie rimane sullo sfondo, ma Renzi non lo respinge. Il leader di Italia Viva sostiene che la discussione sulla guida della coalizione debba arrivare soltanto dopo la definizione di contenuti e obiettivi comuni. La sua impostazione è quindi rovesciata rispetto a un confronto centrato immediatamente sui nomi: prima il progetto politico, poi eventualmente il voto per scegliere il leader. Non è una posizione completamente nuova. Negli ultimi mesi Renzi aveva già manifestato disponibilità a utilizzare le primarie come strumento di selezione del candidato e aveva dichiarato che, in caso di vittoria di Conte in una competizione di coalizione, ne avrebbe rispettato l’esito.
Il “centrosinistra riformista e garantista”
Renzi insiste poi sul profilo identitario che immagina per la coalizione. “Quindi il problema non è chi guida. Dopodiché, personalmente sono uno di quelli che pensa che mai come in questo momento ci sia bisogno di una grande attenzione ai temi del garantismo, del riformismo, delle condizioni di vita degli italiani, non del chiacchiericcio Conte-non-Conte, che personalmente ritengo assolutamente non importante rispetto al dibattito che stiamo vivendo”, sottolinea. Le parole restituiscono la strategia con cui Italia Viva prova a ritagliarsi uno spazio nel campo largo: non una semplice adesione numerica alla coalizione, ma la richiesta di inserire nel programma temi che Renzi considera caratterizzanti per l’area centrista e riformista. Il garantismo, il riformismo e le politiche economiche rivolte alle famiglie vengono indicati come i tre pilastri attorno ai quali costruire il contributo di Italia Viva.
La Leopolda diventa il laboratorio della nuova collocazione di Italia Viva
La seconda giornata della Leopolda assume così una funzione che va oltre la tradizionale kermesse renziana. Renzi utilizza il palco di Firenze per definire il perimetro dentro il quale immagina il futuro di Italia Viva. Da un lato ribadisce la collocazione nel centrosinistra, dall’altro tenta di fissare dei paletti programmatici e politici che dovrebbero valere per tutte le forze della coalizione. La logica è quella di evitare che l’alleanza sia semplicemente una somma di partiti accomunati dall’opposizione al centrodestra. Secondo Renzi, serve invece un accordo dettagliato, capace di prevenire conflitti successivi. Il “contratto alla tedesca” diventa quindi la formula simbolica di questa impostazione.
La sfida a Meloni passa dalla tenuta del centrosinistra
L’altro grande bersaglio politico della giornata è Giorgia Meloni. Renzi sostiene che le divisioni nel centrosinistra finirebbero per rafforzare il centrodestra e costruisce la propria linea politica proprio sulla necessità di evitare questo scenario. Non si tratta, nelle parole del leader di Italia Viva, soltanto della sfida per Palazzo Chigi. Il riferimento al Quirinale amplia la prospettiva e inserisce il confronto tra i due blocchi dentro una partita istituzionale più lunga. Anche in questo caso, però, Renzi riconduce tutto a una questione di metodo: un centrosinistra diviso sulle leadership, secondo la sua impostazione, sarebbe meno competitivo; una coalizione fondata invece su regole e programma condivisi avrebbe maggiore coesione.
Renzi rilancia Mario Calabresi per Milano
La Leopolda diventa anche il luogo nel quale Renzi interviene sulla futura corsa a sindaco di Milano. Il nome indicato è quello di Mario Calabresi, giornalista ed ex direttore di La Stampa e Repubblica, presente alla manifestazione fiorentina per un confronto sul suo ultimo libro. Renzi è molto esplicito: “vedrei benissimo come sindaco di Milano Mario Calabresi”. È un endorsement netto, ma non equivale a una candidatura ufficiale. Nel centrosinistra milanese il confronto resta infatti aperto e tra i nomi in campo figura anche Pierfrancesco Majorino, che ha manifestato disponibilità a partecipare alle primarie.
Calabresi e la riflessione sulla Milano che cambia
La presenza di Calabresi alla Leopolda ha inevitabilmente alimentato il dibattito sulla futura successione a Palazzo Marino. Il giornalista ha parlato delle trasformazioni vissute da Milano negli ultimi anni, mettendo l’accento sui segmenti della società rimasti indietro nonostante la crescita e l’internazionalizzazione della città. Il costo della vita e quello delle abitazioni sono tra i temi richiamati nel confronto. Renzi coglie quindi l’occasione per sostenerne pubblicamente il profilo, inserendo anche il dossier Milano dentro il più ampio tentativo di rafforzare l’area riformista del centrosinistra.
Italia Viva cerca spazio nel campo largo
Le parole pronunciate alla Leopolda mostrano in definitiva una strategia abbastanza definita. Matteo Renzi non chiude a Conte, ma chiede un accordo politico strutturato. Non mette in cima alla lista il nome del futuro leader, ma insiste sui contenuti. Non rivendica il comando della coalizione, ma pretende che il suo profilo riformista e garantista venga riconosciuto. È una posizione che mira a trasformare Italia Viva da forza periferica del centrosinistra a componente utile nella costruzione dell’alleanza. Il punto di fondo resta quello espresso direttamente da Renzi: “non si può partire da chi guida se non sappiamo dove andiamo”.
