Legge elettorale, primo sì alla fiducia alla Camera: il “Melonellum” entra nel rush finale

L’Aula approva con 226 voti favorevoli, 147 contrari e 3 astenuti la fiducia sull’articolo 1 della riforma. Il nuovo sistema prevede un proporzionale con premio di maggioranza, obbligo di indicare il candidato premier, capilista bloccati e fino a tre preferenze

La riforma della legge elettorale entra nella fase decisiva alla Camera dei deputati. L’Aula ha approvato con 226 sì, 147 no e 3 astenuti la questione di fiducia posta dal governo sull’articolo 1, uno dei cardini del nuovo sistema elettorale voluto dalla maggioranza. Il voto rappresenta il primo passaggio di una sequenza destinata a completarsi nell’arco di pochi giorni. Dopo l’articolo 1, i lavori proseguono con la fiducia sull’articolo 2, dedicato all’elezione del Senato della Repubblica, mentre mercoledì sarà la volta dell’articolo 3. La votazione finale sul provvedimento è prevista per giovedì mattina. I primi tre articoli costituiscono l’ossatura del nuovo sistema disegnato dal centrodestra: un impianto proporzionale con premio di maggioranza e con l’obbligo per le coalizioni di indicare un candidato alla Presidenza del Consiglio. Il nome del candidato premier, tuttavia, non sarà riportato sulla scheda elettorale.

Legge elettorale, la Camera approva la fiducia sull’articolo 1

Il passaggio più importante della giornata riguarda il voto sulla fiducia all’articolo 1, che disciplina le modalità di elezione della Camera dei deputati. L’Aula ha dato il via libera con 226 voti favorevoli, a fronte di 147 contrari e 3 astenuti. Si tratta di un voto particolarmente significativo perché l’articolo 1 contiene alcuni dei meccanismi più rilevanti del nuovo sistema, a partire dal rapporto tra capilista bloccati e preferenze. Il testo, modificato dal Senato, stabilisce infatti che gli elettori potranno esprimere fino a tre preferenze per i candidati della lista, con l’eccezione del capolista, che resta bloccato.

Capilista bloccati e fino a tre preferenze

Uno dei punti più discussi della riforma è proprio il meccanismo di scelta dei candidati. Il nuovo impianto mantiene la figura del capolista bloccato, ma introduce la possibilità per l’elettore di esprimere fino a tre preferenze sugli altri candidati presenti nella lista. Il testo approvato dal Senato prevede quindi un sistema misto sul piano della selezione degli eletti: una parte resta determinata dalla posizione in lista, mentre un’altra dipenderà dalle preferenze espresse dagli elettori. La misura era stata al centro di un lungo confronto parlamentare, con posizioni differenti tra maggioranza e opposizioni circa il peso effettivo che le preferenze potranno avere, soprattutto per i partiti di dimensioni minori.

Nuovi partiti, firme da 1.500 a 6mila per collegio

Tra le modifiche più significative introdotte nel passaggio al Senato c’è anche l’aumento delle firme necessarie per la presentazione delle liste. Il testo prevede che, per i nuovi partiti o gruppi politici, le sottoscrizioni richieste passino da almeno 1.500 a 6.000 per collegio, con un massimo di 7.000. Il Senato ha inoltre previsto specifiche eccezioni per partiti o gruppi già costituiti in gruppo parlamentare o componente politica di gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere. La modifica rappresenta uno dei punti più rilevanti dell’intera riforma, perché incide direttamente sulle condizioni di accesso alle elezioni politiche per le forze prive di una rappresentanza parlamentare già consolidata. Lo stesso intervento approvato al Senato modifica anche il requisito territoriale, prevedendo la presentazione delle liste in almeno la metà delle circoscrizioni, anziché in un terzo.

Cancellata la norma “anti-cespugli”

Nel passaggio parlamentare è stata invece eliminata la cosiddetta norma anti-cespugli. Il testo ha quindi subito diverse modifiche rispetto alla formulazione originaria, con un riequilibrio tra le norme sulle coalizioni, la presenza dei partiti minori e il sistema delle preferenze. Il risultato è un impianto che resta proporzionale ma introduce una serie di meccanismi destinati a incidere fortemente sulla composizione delle future coalizioni e sulla selezione dei candidati.

Il sistema proporzionale con premio di maggioranza

Il cuore del nuovo sistema resta il proporzionale con premio di maggioranza. L’idea è quella di mantenere una distribuzione dei seggi basata sul consenso raccolto dalle liste, ma affiancandola a un meccanismo che assicuri alla coalizione vincente una maggioranza parlamentare. A questo impianto si aggiunge l’obbligo di indicazione del candidato premier, elemento che collega più direttamente la competizione tra liste e coalizioni alla scelta della guida politica dell’esecutivo. Il nome del candidato alla Presidenza del Consiglio, tuttavia, non comparirà sulla scheda.

La fiducia posta dal governo sugli articoli 1, 2 e 3

Il governo aveva già annunciato la scelta di porre la questione di fiducia sui primi tre articoli della riforma. A formalizzare la decisione alla Camera è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. La fiducia è stata posta sugli articoli 1, 2 e 3, vale a dire sui tre passaggi centrali dell’intero impianto elettorale, così come modificati dal Senato in seconda lettura. Sull’articolo 8, che dovrà comunque essere approvato, il governo non ha invece posto la fiducia.