Una manciata di secondi di attesa, poi il risultato che consente alla riforma della legge elettorale di proseguire il proprio cammino parlamentare. Alla Camera dei deputati la maggioranza ha superato il primo importante voto segreto nell’ultima fase dell’esame del cosiddetto Melonellum, denominazione utilizzata dalle opposizioni per la nuova legge elettorale. L’Aula di Montecitorio ha infatti respinto le pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni con 229 voti contrari e 151 favorevoli. Il voto è avvenuto a scrutinio segreto e rappresentava uno dei passaggi preliminari più delicati dell’iter parlamentare: l’approvazione di una delle pregiudiziali avrebbe impedito di procedere ulteriormente con l’esame della proposta di legge. Le richieste delle opposizioni sono state invece respinte e il provvedimento può quindi continuare il proprio percorso alla Camera.
I numeri della maggioranza: 222 presenti e 229 voti contrari
L’elemento politicamente più significativo emerge dal confronto tra il risultato dello scrutinio e i numeri dei gruppi che sostengono il governo. I deputati presenti riconducibili al centrodestra erano complessivamente 222, su un totale di 232 parlamentari appartenenti a Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc. Le assenze nella maggioranza erano dunque soltanto dieci. Il risultato finale, tuttavia, ha visto 229 deputati votare contro le pregiudiziali, vale a dire sette voti in più rispetto ai 222 presenti della maggioranza. Un dato che assume particolare rilievo proprio perché il voto era segreto e arrivava in una fase nella quale l’attenzione dei partiti era particolarmente alta. Nei giorni precedenti il passaggio parlamentare era stato infatti considerato uno dei primi test numerici per verificare la tenuta dell’Aula sulla riforma elettorale.
I sette voti in più e la posizione di Futuro nazionale
Secondo la ricostruzione politica legata ai numeri dell’Aula, i sette voti ulteriori rispetto alla consistenza dei deputati presenti del centrodestra potrebbero essere riconducibili ai sette parlamentari di Futuro nazionale, che avevano annunciato la propria intenzione di votare contro le pregiudiziali di costituzionalità. Si tratta tuttavia di un’attribuzione che non può essere verificata direttamente attraverso il voto parlamentare. Lo scrutinio segreto, per sua natura, impedisce infatti di stabilire come abbia votato ciascun deputato. Il dato certo resta quindi quello complessivo: 229 contrari e 151 favorevoli, con sette voti contrari alle pregiudiziali in più rispetto ai 222 deputati presenti dei partiti della maggioranza. Il passaggio assume un peso particolare nel quadro dei rapporti parlamentari successivi alla nascita di Futuro nazionale, formazione che dispone ormai di una propria rappresentanza alla Camera e che si colloca fuori dall’attuale maggioranza di governo.
La riforma elettorale prosegue il suo iter alla Camera
Superate le pregiudiziali di costituzionalità, la nuova legge elettorale può dunque proseguire verso i successivi passaggi previsti dall’iter parlamentare. La proposta era già stata approvata dalla Camera in una precedente lettura e successivamente modificata dal Senato, che il 15 settembre aveva dato il proprio via libera con 113 voti favorevoli. Le modifiche introdotte a Palazzo Madama hanno reso necessario un nuovo esame da parte di Montecitorio. Il calendario ufficiale della Camera prevedeva proprio per giovedì 1° ottobre il seguito dell’esame della proposta di legge n. 2822-B, relativa alle disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, preceduto dall’esame e dalla votazione delle eventuali questioni pregiudiziali.
Come cambia la legge elettorale con il nuovo sistema
Il provvedimento introduce un sistema di carattere proporzionale, accompagnato da un premio di maggioranza per la coalizione che raggiunge la soglia prevista dalla legge. Tra gli elementi contenuti nella riforma figurano inoltre le preferenze, associate alla presenza di capilista bloccati, e l’indicazione del candidato alla Presidenza del Consiglio da parte delle coalizioni, secondo l’impianto approvato dal Senato. È proprio sull’architettura complessiva della riforma che si concentra il confronto tra maggioranza e opposizioni. I partiti di governo definiscono il testo Stabilicum, mentre la denominazione Melonellum è utilizzata soprattutto dalle forze di opposizione. Le valutazioni politiche sul sistema restano fortemente divergenti, ma il voto del 1° ottobre ha riguardato specificamente le questioni pregiudiziali di costituzionalità e non l’approvazione definitiva del provvedimento.
