“La maggiore flessibilità per difesa e sicurezza significa risorse aggiuntive rispetto a quelle consentite dai parametri europei. Non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola: se non li spendessimo per la difesa, non potremmo spenderli per altro. Chi racconta che più sicurezza significa meno ospedali, risorse distratte dai servizi essenziali da un governo di guerrafondai, mente sapendo di farlo. Tanto più se gli stessi che oggi ci accusano dall’opposizione, quando erano al governo approvavano in piena pandemia un aumento delle spese militari da 15 miliardi di euro. E allora non c’era neanche la guerra in Ucraina“. Lo ha dichiarato il premier Giorgia Meloni nell’intervento di replica in Senato dopo le comunicazioni in vista del Consiglio europeo.
“Il sostegno all’Ucraina non è l’alternativa alla pace, è ciò che la rende possibile. Perché se l’aggressore può puntare alla resa dell’avversario, che bisogno ha di negoziare? La resa non è pace, è conquista. Se l’Ucraina domani smettesse di difendersi, come in molti auspicano e propongono, noi non avremmo la pace, discuteremmo dell’occupazione di una nazione europea e del ritorno di un imperialismo di stampo sovietico che l’Europa ha conosciuto per mezzo secolo. La pace che vogliamo è una pace giusta, solo questa può durare e mettere al sicuro l’Europa e i nostri interessi. Dunque la posizione del governo non cambia: sostegno a Kyiv, pressione su Mosca e unità euroatlantica“.
Rischiosa la scelta di Trump sul gasolio russo
In merito alla scelta di Donald Trump di accordarsi con Putin sul gasolio russo, Meloni commenta: “l’intesa sul gasolio russo annunciata venerdì scorso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump è una scelta che considero molto rischiosa. L’impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina. Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari: una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria sono elementi che non possiamo ignorare, e che contraddicono quanto fin ora fatto dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative”.
