Ogni giorno, in Italia, si mette in viaggio una quota di popolazione che sfiora i tre quarti del totale. L’Osservatorio sulle tendenze della mobilità curato dalla Struttura Tecnica di Missione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti quantifica il fenomeno con precisione: a dicembre 2025 si spostavano quotidianamente circa 38,8 milioni di persone, pari al 70,9% della popolazione di riferimento, ciascuna con una media di 2,51 spostamenti al giorno. Il totale supera i 90 milioni di tragitti quotidiani e i 2,1 miliardi di passeggeri per chilometro.
Sono numeri in crescita: nel corso del 2025 la domanda di trasporto, sia di passeggeri sia di merci, ha superato quella registrata l’anno precedente, e la tendenza positiva ha riguardato quasi tutte le modalità. Dentro questi volumi l’automobile continua a occupare il primo posto, ma il modo in cui viene utilizzata sta cambiando in modo meno appariscente e più profondo di quanto i totali lascino intuire.
Un Paese che si muove soprattutto vicino a casa
Il primo elemento da mettere a fuoco riguarda la distanza. Contrariamente all’immagine che associa la mobilità ai grandi collegamenti nazionali, il grosso degli spostamenti italiani si esaurisce a pochi chilometri dal punto di partenza. Secondo i dati dell’Osservatorio, circa il 68% degli utenti medi giornalieri percorre meno di 50 chilometri, e appena il 6% della mobilità di un giorno feriale medio supera i confini della propria regione.
La conseguenza è che il carico quotidiano della mobilità italiana si scarica quasi tutto su scala locale e urbana. Non sono le tratte lunghe a generare il volume, ma la somma dei tragitti brevi ripetuti ogni giorno per andare al lavoro, accompagnare i figli, fare la spesa o raggiungere un ufficio. È in questo perimetro ristretto che si concentrano le criticità, dalla congestione nelle ore di punta alla difficoltà di trovare spazio nelle aree centrali.
Questa struttura spiega anche perché l’automobile resti così difficile da sostituire. Su percorsi brevi, articolati e spesso con più tappe nella stessa uscita, l’alternativa collettiva regge il confronto solo dove la rete è particolarmente fitta.
L’automobile resta centrale, ma il suo utilizzo si trasforma
Il quadro delle abitudini emerge dal Rapporto sulla mobilità degli italiani dell’Osservatorio Audimob di Isfort, che fotografa un Paese con 41,3 milioni di automobili in circolazione. Un rapporto tra veicoli e abitanti che colloca l’Italia tra i primi posti del continente e che si traduce in una quota di spostamenti su mezzo privato ancora largamente maggioritaria.
I movimenti però ci sono. La quota di spostamenti effettuati in automobile è scesa al 60,8% nel primo semestre del 2025, contro il 63,1% registrato nello stesso periodo dell’anno precedente. Parallelamente cresce l’uso condiviso del veicolo: la quota di automobile utilizzata in condivisione è salita al 12,9%, con un guadagno di tre punti rispetto all’anno prima. Il tasso complessivo di mobilità sostenibile, che tiene insieme trasporto pubblico, spostamenti a piedi e in bicicletta, arriva al 34,7%.
C’è poi un dato che i rapporti degli anni scorsi non registravano. Per la prima volta dopo un lungo periodo, la soddisfazione dichiarata verso i mezzi di trasporto migliora in modo leggero ma diffuso, e il miglioramento riguarda tanto i mezzi pubblici quanto quelli privati. Un segnale che gli analisti leggono come possibile effetto di una migliore organizzazione dei servizi e dei flussi di traffico.
In città il viaggio finisce dove comincia la ricerca del posto
Se il grosso degli spostamenti si consuma in ambito urbano, allora una parte rilevante dell’esperienza di chi guida si gioca nell’ultimo tratto, quello che comincia una volta arrivati a destinazione. Nei centri cittadini trovare parcheggio è spesso l’operazione più lenta dell’intero tragitto, quella che allunga i tempi in modo imprevedibile e che condiziona la scelta stessa di prendere l’auto.
È proprio sulla sosta che si è concentrato negli ultimi anni il cambiamento più concreto nelle abitudini. Cercarla una volta arrivati sul posto era la prassi, mentre attualmente quest’operazione può essere condotta ancora di mettersi al volante.
Oggigiorno, infatti, è possibile prenotare online un parcheggio con MyParking, mettendo a confronto le strutture disponibili nella stessa zona in base alla distanza dal punto di arrivo e ai servizi che offrono, consultando le valutazioni lasciate da chi le ha già utilizzate e verificandone la posizione esatta su mappa, con il calcolo del percorso per raggiungerle.
Come cambieranno gli spostamenti nei prossimi anni
La direzione appare segnata. Le persone in movimento dovrebbero continuare ad aumentare, mentre strade e spazi urbani resteranno in larga parte quelli di oggi, perché le infrastrutture si ampliano con tempi lunghi. Il margine su cui lavorare starà quindi nell’organizzazione degli spostamenti, più che nella loro quantità.
In questa prospettiva, l’automobile è destinata a restare al centro delle abitudini, ma dentro un modo di viaggiare sempre più preparato. La pianificazione anticipata delle parti critiche del tragitto, dal percorso fino alla sosta, dovrebbe consolidarsi come comportamento ordinario, e gli strumenti digitali che oggi appaiono una comodità diventeranno con ogni probabilità la prassi con cui ci si mette in strada.
