L’Intelligenza Artificiale è ormai parte integrante della nostra vita. La utilizziamo su smartphone e PC, snellisce il nostro lavoro quotidiano, ci rivolgiamo a essa per chiedere qualsiasi cosa, per apprendere, per creare. Allo stesso tempo, siamo abituati a pensare ad essa come qualcosa di gigantesco, di “proprietà” dei grandi colossi mondiali come OpenAI o Anthropic. E se vi dicessimo che anche in Calabria esiste una realtà che lavora con l’IA e ‘sfida’ i giganti internazionali? Parliamo di Altilia, azienda tecnologica con sede a Rende, in provincia di Cosenza, specializzata nello sviluppo di piattaforme di intelligenza artificiale per imprese, banche, assicurazioni e pubbliche amministrazioni.
Nasce come spin-off del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e sviluppa tecnologie che permettono alle organizzazioni di analizzare enormi quantità di documenti, estrarre informazioni e automatizzare interi processi aziendali attraverso agenti di intelligenza artificiale. La caratteristica più interessante è che Altilia non si limita a realizzare chatbot: il suo obiettivo è creare sistemi di AI capaci di svolgere attività operative, integrandosi con i software e gli archivi delle aziende.
Il principale prodotto è una piattaforma che Altilia definisce sistema operativo sovrano per l’AI agentica. Il termine agentica indica un’intelligenza artificiale progettata non soltanto per rispondere alle domande, ma per eseguire sequenze di attività e interagire con altri sistemi informatici.
Il software consente:
- Analisi intelligente dei documenti: Legge contratti, fatture, bilanci, documenti bancari, pratiche assicurative e documenti anche complessi, trasformandoli in informazioni strutturate.
- Automazione dei processi: Gli agenti AI possono acquisire documenti, verificare dati, confrontarli con altri sistemi e preparare pratiche per gli operatori.
- Gestione della conoscenza aziendale: Collega archivi e banche dati attraverso grafi semantici, consentendo ricerche in linguaggio naturale e risposte riconducibili alle fonti.
La piattaforma può essere installata in cloud pubblico, cloud privato oppure direttamente sui server del cliente. Quest’ultima possibilità è importante per le aziende che gestiscono informazioni riservate.
Per saperne di più su questa intrigante realtà calabrese, StrettoWeb ha contattato Massimo Ruffolo, CEO e co-fondatore dell’azienda insieme a Ermenilda Oro, ricercatore senior al CNR-ICAR ed ex professore all’Università della Calabria, che ci ha aperto le porte del mondo Altilia.
La nascita di Altilia
Non possiamo che partire dalle basi, dalla genesi di Altilia. Ruffolo, ricercatore del CNR, ha sempre avuto una “curiosità da scholar”, come la definisce lui, unità alla convinzione che quanto prodotto in laboratorio debba diventare a uso e beneficio delle persone. Dal 2002 ha iniziato a cimentarsi nel mondo delle startup, unendo la carriera da ricercatore a quella di imprenditore. La svolta è arrivata nel 2017 quando, racconta: “è stato chiaro che questi algoritmi potessero diventare una tecnologia così potente da cambiare tutto”. Così, insieme alla socia Ermelinda Oro, nel 2020 ha deciso di lanciarsi nel mondo dell’IA, prima che venissero fuori ChatGPT e Anthropic.
E a proposito dei grandi colossi, Altilia differisce perché non punta a una tecnologia consumer, per la quale servirebbero grandi investimenti e risorse complicate da reperire in Italia, ma punta a lavorare per le aziende, nel B2B. “Nel 2020 abbiamo fatto fundraising. – racconta il CEO di Altilia – Nel 2021 abbiamo ricevuto un investimento da 3 milioni da Cassa Depositi e Prestiti. Nel 2025 abbiamo fatto un secondo round di investimento da 3 milioni con CDP e con la società TXT Solution. In 6 anni abbiamo raccolto 6 milioni. Dal 2022 il fatturato è in crescita, quest’anno chiudiamo a 4 milioni, e reinvestiamo tutto nella tecnologia. Finora abbiamo investito circa 15 milioni”.
Le radici in Calabria: due elementi alla base della scelta di non trasferirsi negli USA
Altilia sta per aprire una sede in Lussemburgo, ma le radici restano in Calabria. Abbiamo chiesto a Ruffolo perché questa decisione che, per certi versi, può rappresentare un ostacolo a un business che è ancora agli inizi. La risposta è un mix tra due elementi molto ‘calabresi’: un po’ di pigrizia e un’identitaria testardaggine. “Tra il 2010 e il 2020 ho lavorato molto nel mondo dei big data, ho venduto un prodotto a Morgan Stanley Capital International a New York. Nel 2016 mi proposero di trasferirmi negli Stati Uniti. Non l’ho fatto per una combinazione di pigrizia, avevo un figlio piccolo qui e non volevo spostarmi, e anche per la voglia di dimostrare che certe cose si possono fare in qualunque posto del mondo se fatte nel modo giusto, quindi anche in Calabria”, racconta.

Come funziona la tecnologia di Altilia?
Altilia è un “AI Lab”, al suo interno sono presenti ricercatori e ingegneri che sviluppano una tecnologia per IA generativa ad agenti. Attualmente è composta da 45 persone: 40 ingegneri e un settore commerciale e amministrativo di 5 figure, ancora in via di sviluppo. La società, del resto, si configura a livello di “scale-up”, ovvero alla soglia della fase che porta a diffondere il prodotto su larga scala.
Altilia produce una tecnologia simile a quella che noi tutti utilizziamo con ChatGPT o Claude, ma pensata per le imprese. Tecnologia che può essere installata direttamente presso il cliente e che promuove il concetto di democratizzazione dell’AI: “invece di utilizzare i modelli prodotti dagli AI Lab americani forniti direttamente dai loro data center, – rimarca Ruffolo – Altilia prende i modelli open source, li addestra e consente alle aziende di installare localmente, dentro un cloud o un data center privato, i modelli e la capacità di costruire agenti AI. Le aziende connettono alla piattaforma di Altilia le loro sorgenti di dati, i database, i sistemi di gestione di documenti, tutto quello che contiene la conoscenza aziendale. Alcuni Agenti AI predefiniti creano un’ontologia, ovvero un database semantico che rende la conoscenza aziendale più facilmente trattabile dagli algoritmi di intelligenza artificiale. Poi l’utente può costruire nuovi agenti e skills che usano le ontologie per automatizzare attività e processi”.
Prendiamo come esempio il lavoro che deve fare una banca quando un cliente invia la documentazione per un mutuo o quando un’azienda invia la documentazione per richiedere un prestito.
“I nostri agenti leggono questi dati in maniera automatica, quindi se è una persona: nome, cognome, dati di reddito, busta paga, stato di famiglia; se è un’azienda c’è un bilancio, una visura, magari un progetto su cui richiedere il finanziamento che ha anche un business plan, quindi arriva un insieme di informazioni enorme. Questi agenti sono stati costruiti per leggere tutte queste informazioni e trasformarle in dati puntuali per come i sistemi della banca li devono ricevere. Questo lavoro veniva fatto dai cosiddetti business process outsourcer, cioè aziende che hanno persone che leggono questi dati e poi li scrivono a mano dentro i sistemi. Invece con gli agenti AI tutte queste attività vengono automatizzate”, spiega il CEO calabrese.
L’applicazione di questi agenti è a dir poco straordinaria: “creiamo agenti che replicano i compiti di un analista finanziario nel mondo delle banche; in quello della gestione del credito e legale si occupano di documenti legati al recupero crediti come le delibere di saldo e stralcio; nel mondo dell’ingegneria, ci sono modelli che sanno leggere anche la parte grafica e quindi suggeriscono come e cosa cambiare del disegno di un componente nuovo rispetto ad un progetto precedente, forniscono suggerimenti su come comportarsi nella nuova progettazione, aiutano nella checklist di scoperta e verifica di un guasto che si è manifestato in un apparato”, afferma il founder di Altilia.
L’IA è una minaccia o una rivoluzione culturale?
Quando si parla di IA, si citano spesso i rischi, le minacce, un po’ meno le opportunità. Ruffolo fornisce degli esempi pratici: “abbiamo applicazioni per le ASL, per la pubblica amministrazione, per le quali il risparmio di tempo a volte può essere anche il 90 per cento: laddove una persona ci metterebbe una settimana o due, questi agenti ci mettono un’ora. Se ci aggiungi altre due ore di lavoro dell’essere umano che controlla che tutto sia a posto, passi praticamente da una settimana ad una mattinata”.
Si aprono nuovi scenari per riorganizzare la società. “Prendiamo, per esempio, il supporto al cittadino nella pubblica amministrazione. – afferma Ruffolo- Immaginate di avere gli sportelli aperti 24 ore su 24.Se si collegassero i dati dell’INPS, i dati del Comune, i dati dell’ASL sulle questioni mediche a questi agenti che non dormono mai. Ovviamente, nel rispetto della privacy e della sicurezza, sostanzialmente potremmo avere un cittadino che se deve chiedere quando verrà visitato, prendersi il referto di una visita che gli deve arrivare a casa, deve prenotare una visita, parla con un agente e lo può fare a mezzogiorno come alle due di notte.
E dall’altra parte non c’è bisogno che ci siano 50 persone che vanno a riempire 27 moduli e il cittadino avrebbe una user experience nella pubblica amministrazione totalmente rivoluzionata. Perché io da casa potrei sapere tutto su quella che è la mia posizione INPS, semplicemente dopo essermi identificato ad un agente conversazionale che risponde a tutte le mie domande, a tutti i miei dubbi che posso avere sulla mia posizione pensionistica”.
Immaginate di non dover fare le code agli sportelli, perdere ore in fila, collegarsi a un sistema web che non funziona. Un sogno. E qui qualcuno dirà: ma se l’IA farà tutto questo, gli uomini e le donne che oggi si occupano di questi compiti perderanno il lavoro? Ruffolo sull’argomento ha una posizione ben precisa: “come tutte le rivoluzioni industriali, accanto alla fine di certe professioni, si sta intravedendo l’inizio di nuove. Di sicuro nasceranno nuovi modi di organizzare la società rispetto alla tecnologia che la cambia. La nostra società da qui ai prossimi decenni sarà sottoposta ad uno stress molto forte di riorganizzazione. Questa è la vera sfida che noi dobbiamo cogliere in questo momento: governare questo cambiamento per evitare di subirlo e riceverne effetti penalizzanti per le persone.
Spesso di sente dire che l’AI ci toglie il lavoro, l’AI ci distrugge, l’AI è pericolosa. Dobbiamo chiederci, come società, come vogliamo utilizzare questa tecnologia per migliorare il nostro futuro. È una tecnologia molto potente, non ha pari nella storia. Oggi possiamo automatizzare il processo di scoperta scientifica in matematica, chimica, fisica. Lo facciamo perché vogliamo costruire un’arma biochimica o per creare una medicina che cura un tumore? Questa scelta è sempre legata all’essere umano. Noi possiamo utilizzare questa tecnologia per migliorare la vita di tutti, così come possiamo utilizzarla per creare ancora più divisioni e disparità nella società e nell’economia.
Quindi questa è la sfida del futuro intorno a questa tecnologia. Sono ottimista perché poi tutte le rivoluzioni industriali precedenti sono state accompagnate anche da rivoluzioni culturali che hanno allargato la base di utenti e la base di beneficiari delle nuove tecnologie. E oggi siamo di fronte ad una nuova situazione di questo genere, dove gli esseri umani sicuramente dovranno creare e creeranno nuove attività e nuovi modi di vivere in simbiosi con la tecnologia”.
L’enciclica Magnifica Humanitas e l’IA: come far diventare l’Intelligenza Artificiale etica
Altilia, insieme all’Harmonic Innovation Group, sta lavorando per trasformare l’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone in requisiti attraverso cui sviluppare le IA del futuro: un’IA etica, un’IA che sia allineata ai valori culturali, sociali e religiosi di una comunità. “Vogliamo fare in modo che l’AI sia democratizzata, quindi il concetto di sussidiarietà, e che le comunità che utilizzano l’AI la utilizzano per il proprio bene e non a fini estrattivi. – dichiara Ruffolo – Questa componente che noi abbiamo aggiunto nella nostra attività potrebbe sembrare lontana dal business, una componente politica, filosofico-teologica. In realtà è molto business. Facciamo questo proprio perché non vogliamo soffocare sotto il peso delle teorie sociali ed economiche imposte dai tech giant americani.
Vorremmo che una tecnologia europea potesse prendere piede e potesse essere utilizzata in Europa, in Italia, in Calabria, in tutti i posti del mondo in maniera autonoma e aderente ai principi etici e ai valori delle comunità che la adottano. Stiamo costruendo una piattaforma che possa essere democratizzata: chiunque la può installare e utilizzare con dentro modelli addestrati a ragionare nel rispetto delle regole e del sistema etico degli utenti, ogni azienda si può costruire la sua infrastruttura AI con i propri modelli all’interno. Noi vogliamo portare le AI alle persone anziché portare le persone verso le AI”.
La sfida ai tech giant americani
In un mondo dominato dai tech giant americani, come fa una piccola realtà calabrese a competere? Ruffolo risponde: “abbiamo degli aspetti tecnologici unici che rendono la nostra piattaforma più efficiente, più efficace, su molti use case rispetto a quella dei tech giant. La nostra è una piattaforma pensata proprio per l’utilizzo enterprise, quindi noi facciamo il lavoro di interpretazione, estrazione e gestione dei dati in maniera molto più accurata perché addestriamo i modelli direttamente sui dati del cliente. Costruiamo uno strato semantico che è un’unicità nel panorama delle piattaforme AI esistenti oggi sul mercato, gli altri per farlo devono utilizzare le loro infrastrutture, perché va creato manualmente ogni volta uno strato dati dedicato, mentre noi automatizziamo la costruzione di un semantic data layer riutilizzabile da più agenti. Gartner dice che da qui al 2030 tutti dovranno farlo, noi siamo nati facendolo già. Consentiamo agli utenti di svilupparsi agenti complessi in maniera conversazionale su uno strato semantico, in maniera semplice, molto più dei tech giant.
E poi c’è l’elemento della sovranità. Addestriamo modelli con i dati del cliente per aziende, in mercati regolati come il bancario, come la pubblica amministrazione, casi in cui la privacy dei dati, la sicurezza dei dati, sono molto importanti. I dati sensibili non possono essere inviati ai data center o nel cloud dei tech giant, devono essere protetti il più possibile anche usando data center di proprietà degli utenti. Altilia è uno dei pochissimi AI Lab presenti sul mercato che consente di installare una piattaforma completa anche in un datacenter privato. Quindi Altilia offre una combinazione di vantaggi in termini di funzionalità e di architettura, con la possibilità di costruirsi un’AI proprietaria e sovrana. Questo ci porta ad essere scelti anche rispetto ai tech giant americani”.
La menzione di Altilia nel Magic Quadrant di Gartner
Il lavoro di Altilia non è passano inosservato. Gartner, una delle più importanti società internazionali di ricerca e consulenza tecnologica, ha menzionato la società cosentina nel suo Magic Quadrant, uno strumento di analisi utilizzato per valutare e confrontare le aziende che offrono prodotti e servizi tecnologici, come software, intelligenza artificiale, cybersecurity e cloud, punto di riferimento mondiale nel settore tecnologico perché aiuta le imprese a scegliere i fornitori e permette di comprendere il posizionamento competitivo delle aziende.
In merito alla menzione, Ruffolo spiega: “significa tanto perché le aziende che sono nel Magic Quadrant sono giganti americani o aziende europee che hanno ricevuto centinaia di milioni di finanziamento. Significa tanto perché dalla Calabria siamo riusciti, con pochi investimenti ad essere visti come uno dei player tecnologici più importanti del mondo”.
Ottenere la menzione non è facile, Gartner valuta centinaia, se non migliaia, di aziende a livello mondiale e mette lì solo quelle che hanno caratteristiche tecnologiche e di mercato promettenti. Ruffolo chiarisce: “devi avere una tecnologia consistente, ben fatta, fondata su innovazioni vere, funzionante, che i clienti apprezzano e devi avere una prospettiva di mercato importante davanti a te. Gartner utilizza una metodologia di analisi che richiede tre mesi di lavoro. Ci sono innumerevoli chiamate, demo, questionari tecnici e di mercato da riempire, fanno interviste ai clienti e indagini dirette sugli utenti, usano la tua tecnologia. Si tratta di una valutazione molto profonda e sofisticata. Arrivare ad essere menzionati in un Magic Quadrant significa che si è arrivati ad una tecnologia capace di competere a livello mondiale. Dentro quel report Altilia è la società più piccola, ma anche l’unica italiana e la seconda europea”.
I talenti e le potenzialità dalla Calabria
Altilia è espressione del talento che si forma in Calabria e in Calabria vuole rimanere, seppur il destino di tanti ingegneri informatici calabresi sia fuori regione. Ruffolo svela un aneddoto: “quando Federico Marchetti, fondatore di Yoox, in un’intervista del 2011 disse che nel centro di Zola Predosa c’erano tantissimi ingegneri informatici calabresi e che erano i migliori, quell’intervista diventò virale arrivando fino in Inghilterra. Io all’epoca insegnavo all’Università, mi chiamarono per chiedermi se fosse vero: tutti volevano gli ingegneri calabresi”.
Ad Altilia il talento calabrese non manca. “Siamo arrivati 17° posto in Italia in quanto a densità di talento nel ranking di una società di recruiting inglese che si occupa di valutare le aziende in questo senso. Davanti a noi ci sono colossi come Bending Spoon. Nella nostra azienda c’è una densità di talento enorme e la gran parte delle ragazze e dei ragazzi che operano in Altilia sono calabresi, laureati all’Università della Calabria. Il vero problema della Calabria è trattenere il talento. Le difficoltà che viviamo in Calabria non dipendono dal talento, dipendono dalla incapacità di trattenerlo e/o importarlo, dalla mancanza di propensione ad attrarre ed usare bene investimenti, dalla poca visibilità della nostra terra, dalla reputazione largamente immeritata che la Calabria ha in Italia e all’estero”, rimarca Ruffolo.
Il CEO calabrese conclude con un messaggio forte: “la Calabria è piena di ricchezze che prima di tutto noi calabresi dovremmo valorizzare anziché mortificare. Io ci sto provando nel mio piccolo. La sfida nell’avere la sede in Calabria non consiste nel reperire persone di talento. Soprattutto nel settore dell’informatica che è sorretto da una delle migliori università d’Italia in questo settore. La sfida vera è nel riuscire a creare le condizioni perché si possa coltivare il talento. La filiera dell’innovazione può essere la chiave per raggiungere questo obiettivo.
Bisogna investire in ricerca, nella produzione di innovazioni da trasformare in prodotti e servizi che poi diventano ricchezza e benefici per l’intera comunità. Al contrario abbiamo ancora enormi carenze nella catena del valore dell’innovazione. Soprattutto nelle fasi in cui servono le componenti che permettono di scalare un’azienda innovativa. Per questo siamo costretti ad andare prima fuori regione e poi all’estero. Tanti talenti se ne vanno proprio per questo, perché non trovano le condizioni per potersi esprimere. Dovremmo fare in modo di far restare chi vuole e attrare chi vorrebbe venire qui, per il bene delle generazioni future”.
