Dura presa di posizione di AGEDO, l’Associazione di Genitori, parenti, amiche e amici di persone LGBTQIA+, contro la decisione dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza di uscire dall’ENOC, la rete europea dei garanti per i diritti dei minori. In una lettera aperta, l’associazione critica la scelta del Garante Marina Terragni, maturata dopo le divergenze sulla dichiarazione europea a tutela dei bambini e degli adolescenti LGBTQIA+, denunciando il rischio di un isolamento istituzionale dell’Italia e di un indebolimento delle politiche contro discriminazioni, bullismo ed emarginazione. AGEDO chiede formalmente le dimissioni di Terragni, sostenendo la necessità di una figura istituzionale capace di garantire protezione e ascolto a tutte le persone minorenni, senza distinzioni legate all’identità di genere o all’orientamento sessuale.
La lettera di AGEDO
“L’uscita dell’Italia dall’ENOC – la Rete europea dei difensori civici per l’infanzia – segna un punto di non ritorno per la credibilità istituzionale del nostro Paese. Sotto la guida di Marina Terragni, l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (AGIA) ha scelto lo scontro: rifiutare un documento comune di tutela delle persone minorenni per arroccarsi su posizioni identitarie e isolate, affiancandosi nei fatti unicamente all’Ungheria. Ma facciamo un passo indietro… per capire meglio“.
“A causa del persistere di stigma, discriminazioni e violenze che minacciano il benessere e l’inclusione dei giovani LGBTQIA+ in Europa – pur in presenza di un quadro normativo di tutela dei minori -, l’ENOC ha scelto il tema “I diritti dei bambini LGBTQIA+” per i lavori dell’anno 2026. L’obiettivo era spingere gli Stati membri a prevenire le discriminazioni, garantire la loro sicurezza e valorizzare la loro voce nei processi decisionali.
Il culmine del lavoro tematico di tutto l’anno è stata la 30° Conferenza Annuale ENOC. La conferenza sul tema “Salvaguardare e promuovere i diritti dei bambini e dei giovani LGBTQIA+ nell’Europa contemporanea” si è tenuta dal 30 settembre al 1° ottobre 2026 a Barcellona, in Spagna. Alla conferenza hanno partecipato difensori civici e commissari per l’infanzia, 11 giovani consulenti dell’ENYA, rappresentanti di organismi europei e regionali, autorità catalane ed esperti nel campo dei diritti dei minori.
Il risultato principale del lavoro annuale è stata l’adozione della Dichiarazione di posizione politica ENOC 2026 su “La salvaguardia e la promozione dei diritti dei bambini LGBTQIA+”. Questa dichiarazione, elaborata sia sulla base della ricerca che delle raccomandazioni di ENYA (la Rete europea dei giovani consulenti – un progetto partecipativo di bambini e ragazzi sostenuto da ENOC) è stata formalmente approvata dalla 30ª Assemblea generale dell’ENOC il 2 ottobre 2026 a Barcellona.
Dichiarazione formalmente approvata da tutti, ma non dalla nostra Autorità Garante che, non vedendo pubblicata la propria nota di dissenso (così come da procedura) in calce alla Dichiarazione stessa, decide di uscire dalla Rete ENOC! Una spaccatura mossa da dogmi, non da evidenze
Il disaccordo espresso da Marina Terragni sui contenuti della Dichiarazione europea rifiuta gli strumenti minimi di salvaguardia della crescita – dal supporto psicologico e clinico validato alla continuità sociale a scuola. Questa posizione non trova riscontro nel consesso delle principali comunità medico-scientifiche e pediatriche internazionali che, al contrario, sottolineano da anni come l’ascolto, il rispetto dei tempi e l’accoglienza dell’identità siano i primi fattori di prevenzione contro la sofferenza e l’abbandono scolastico.
Rifiutare il confronto e sottrarsi al coordinamento europeo non è una scelta di rigore, ma l’esito di un approccio dogmatico che ignora la realtà vissuta dalle giovani generazioni“.
Il senso smarrito della funzione pubblica
“Un’istituzione di garanzia nasce per essere uno scudo per chiunque si trovi in condizione di fragilità, indipendentemente dal convincimento personale di chi la presiede. Quando chi guida la struttura decide di spezzare l’alleanza con il contesto europeo pur di non firmare principi di tutela condivisi, viene meno la natura stessa della funzione: proteggere ogni persona minorenne, senza riserve né eccezioni.
Il prezzo di questo isolamento lo pagano i soggetti più vulnerabili, privati del riconoscimento istituzionale necessario per crescere al sicuro da bullismo, emarginazione e invisibilità.
Un’impostazione che mette a rischio il futuro di tutti
Defilarsi dai network europei di protezione comporta conseguenze concrete:
- Frena il contrasto al disagio e favorisce la dispersione scolastica: senza linee guida condivise per l’inclusione, le aule diventano contesti ostili.
- Scollega l’Italia dai protocolli di salute più avanzati: penalizza la continuità di cura e la serenità delle famiglie.
- Indebolisce la tutela dell’ascolto: dimentica il principio fondamentale per cui i bisogni delle piccole e giovani persone vanno compresi, non giudicati”.
La richiesta di Agedo
“L’Italia ha bisogno di un’Autorità Garante capace di fare rete, di dialogare con il mondo scientifico e di camminare al passo con le democrazie europee più attente ai diritti umani. Poiché la guida attuale ha scelto di smantellare queste alleanze essenziali, Agedo chiede le dimissioni formali di Marina Terragni. I nostri figli e le nostre figlie non sono una tesi da smentire, ma giovani cittadini e cittadine da tutelare. In nome del loro diritto a un futuro sereno e riconosciuto, serve una figura di garanzia che protegga davvero tutti“.
