Nuovi ostacoli sulla strada dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. La Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, avrebbe respinto le proposte di de-escalation avanzate dall’amministrazione americana attraverso una lettera inviata dal vicepresidente JD Vance a Mohsen Rezaei, segretario generale del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano. A riferirlo è il quotidiano kuwaitiano Al-Jarida, che cita una fonte interna allo stesso organismo di sicurezza di Teheran. Secondo questa ricostruzione, Khamenei avrebbe posto una condizione precisa per l’apertura di un nuovo tavolo diplomatico: prima la cessazione garantita e duratura delle ostilità contro l’Iran e i suoi alleati regionali, poi l’avvio dei negoziati sulle questioni controverse.
Iran, Khamenei respinge la proposta americana: prima la fine delle ostilità, poi i negoziati
Secondo quanto riportato da Al-Jarida, la posizione della Guida Suprema iraniana sarebbe stata comunicata direttamente a Mohsen Rezaei durante un incontro avvenuto alcuni giorni fa. Khamenei avrebbe chiarito che qualsiasi iniziativa diplomatica, indipendentemente dalla sua provenienza, dovrebbe partire dalla garanzia di una cessazione stabile delle operazioni militari.
“La risposta a qualsiasi proposta, statunitense o di altra provenienza, può essere riassunta in una sola posizione: Qualsiasi soluzione deve partire da una cessazione garantita e duratura delle ostilità contro l’Iran e i suoi alleati nella regione, prima di passare ai negoziati su tutte le questioni controverse”.
La lettera di JD Vance all’Iran: trattative dirette e programma nucleare sul tavolo
La vicenda era emersa nelle scorse ore attraverso un articolo del New York Times, che, citando funzionari statunitensi e iraniani, ha ricostruito i contatti diplomatici tra i due Paesi. Secondo il quotidiano americano, JD Vance avrebbe inviato la lettera la scorsa settimana attraverso la mediazione del Qatar, con la consegna a Mohsen Rezaei avvenuta domenica 25 ottobre.
La missiva avrebbe proposto di affrontare le divergenze tra Stati Uniti e Iran attraverso negoziati diretti, stabilendo però che il programma nucleare iraniano dovesse essere inserito nell’agenda fin dall’inizio dei colloqui.
Il vicepresidente americano avrebbe inoltre suggerito un incontro tra rappresentanti di Washington e Teheran, dichiarandosi disponibile a guidare personalmente la delegazione statunitense. Un’iniziativa volta a verificare la possibilità di riaprire un canale diplomatico e individuare un percorso negoziale tra i due Paesi.
Trump ridimensiona la lettera di Vance: “si tratta di far arrivare rifornimenti”
A fornire una ricostruzione differente dell’iniziativa è stato il presidente americano Donald Trump. Parlando con i giornalisti mercoledì 28 ottobre, il leader della Casa Bianca ha ridimensionato la portata diplomatica della lettera, sostenendo che il contatto con Teheran fosse finalizzato principalmente a facilitare l’arrivo di forniture mediche destinate alla popolazione iraniana.
“In sostanza, si tratta di far arrivare rifornimenti destinati ad aiutare le persone che non stanno bene”, ha affermato il presidente americano, secondo quanto riportato da Axios.
Trump ha quindi presentato l’iniziativa di Vance come un intervento di natura umanitaria, distinguendola dall’ipotesi di una ripresa formale delle trattative di pace. Una versione che si discosta dalle ricostruzioni della stampa americana, secondo cui la lettera avrebbe invece affrontato direttamente la possibilità di riaprire i negoziati tra Washington e Teheran.
