Incremento dei militari a Milano? Da Reggio Calabria arriva un’altra proposta: “la provocazione per prevenire la criminalità”

Il presidente del CSI di Reggio Calabria Paolo Cicciù interviene nel dibattito sull'ipotesi di inviare 500 militari aggiuntivi a Milano e propone di affiancare alla sicurezza un investimento nell'educazione: istruttori e operatori sportivi nei quartieri più fragili, attività gratuite e spazi di aggregazione per contrastare il disagio giovanile

Cinquecento istruttori sportivi nei quartieri, nelle palestre e negli spazi pubblici per prevenire la violenza giovanile attraverso l’educazione e l’inclusione sociale. È la proposta lanciata da Paolo Cicciù, presidente del Centro Sportivo Italiano di Reggio Calabria, che interviene nel dibattito sulla sicurezza prendendo spunto dall’ipotesi di destinare 500 militari aggiuntivi alla città di Milano. L’idea è quella di affiancare all’azione delle Forze dell’ordine una presenza educativa stabile sul territorio, capace di raggiungere i giovani nei contesti più difficili e di offrire opportunità concrete di crescita e socializzazione.

Non si tratta, precisa Cicciù, di mettere in discussione il ruolo delle forze impegnate nel contrasto alla criminalità, ma di sviluppare un modello di prevenzione che intervenga prima che il disagio si trasformi in comportamenti violenti. La proposta prevede la presenza di 500 istruttori ed educatori sportivi nei luoghi frequentati dai ragazzi, con particolare attenzione ai quartieri più fragili e alle aree nelle quali mancano strutture accessibili e occasioni di aggregazione. Un intervento che, secondo il presidente del CSI reggino, potrebbe contribuire a contrastare anche l’abbandono della pratica sportiva, considerato un ulteriore segnale delle difficoltà vissute dalle nuove generazioni.

La proposta di Paolo Cicciù: 500 istruttori sportivi accanto ai ragazzi

Il punto centrale dell’intervento riguarda la necessità di affiancare alle politiche di sicurezza iniziative educative capaci di costruire relazioni positive e offrire nuove opportunità ai giovani. Cicciù propone di investire nella presenza quotidiana di istruttori, educatori e operatori sportivi all’interno dei quartieri, trasformando palestre e spazi pubblici in luoghi di incontro e partecipazione. L’obiettivo dichiarato è quello di affrontare il disagio giovanile attraverso una rete di figure educative che possano diventare punti di riferimento per i ragazzi, soprattutto nelle realtà più fragili. Una proposta che il presidente del CSI definisce provocatoria e lungimirante, perché sposta l’attenzione dalla sola risposta ai fenomeni di violenza alla necessità di prevenirli.

Nella sua nota, Cicciù afferma:

“Di fronte all’ipotesi di inviare 500 militari in più a Milano, lanciamo una proposta concreta, provocatoria e lungimirante: 500 nuovi istruttori sportivi sul territorio, accanto ai ragazzi, nelle palestre, negli spazi pubblici e nei quartieri più fragili. Non una contrapposizione alle Forze dell’ordine, il cui lavoro è fondamentale, ma una scelta politica e sociale precisa: alla risposta alla violenza dobbiamo affiancare una presenza educativa capace di prevenirla. La nostra proposta è semplice: investire in quello che troppo spesso manca ai giovani, ovvero opportunità, punti di riferimento, relazioni positive e luoghi in cui sentirsi parte di una comunità. Li chiamiamo i nostri “militari dell’educazione”: istruttori, educatori sportivi e figure capaci di stare sul campo, intercettare il disagio, favorire la socializzazione e trasformare lo sport in uno strumento concreto di inclusione, partecipazione e legalità. Perché mentre cresce la preoccupazione per la violenza giovanile, esiste un’altra emergenza che non possiamo ignorare: l’abbandono della pratica sportiva. Troppi ragazzi smettono di fare sport, spesso perché mancano strutture accessibili, risorse economiche, occasioni e adulti capaci di accompagnarli. E proprio dove si interrompe il legame con lo sport, rischiano di venire meno anche importanti occasioni di crescita, confronto e appartenenza. La sicurezza non si costruisce soltanto presidiando le strade. Si costruisce anche riempiendole di opportunità.”

Abbandono sportivo e disagio giovanile: la prevenzione parte dai quartieri

La riflessione del presidente del CSI di Reggio Calabria non riguarda soltanto la risposta ai fenomeni di microcriminalità, ma anche il progressivo allontanamento di molti giovani dalla pratica sportiva. Secondo Cicciù, la mancanza di strutture accessibili, le difficoltà economiche delle famiglie e l’assenza di adulti capaci di accompagnare i ragazzi rappresentano ostacoli che possono ridurre le occasioni di socializzazione e crescita. La proposta punta quindi a rendere lo sport maggiormente disponibile anche al di fuori degli impianti tradizionali, portando attività gratuite e percorsi educativi direttamente nei quartieri. In questa prospettiva, piazze, parchi, cortili e altri spazi pubblici potrebbero diventare luoghi nei quali sviluppare iniziative di aggregazione, con la presenza di istruttori ed educatori impegnati a coinvolgere soprattutto i giovani maggiormente esposti al rischio di esclusione.

Il presidente del CSI prosegue:

“Vogliamo uno sport popolare, accessibile a tutti, nessuno escluso. Uno sport che esca dalle strutture tradizionali, raggiunga i quartieri, viva nelle piazze, nei parchi, nei cortili e negli spazi dimenticati. Uno sport capace di andare incontro ai ragazzi, soprattutto a quelli che rischiano di rimanere ai margini. La nostra idea è quella di un vero e proprio “esercito dello sport”, composto da 500 istruttori ed educatori pronti a trasformare la presenza sul territorio in un presidio quotidiano di prevenzione, ascolto e partecipazione. Non bastano gli interventi emergenziali. Servono continuità, progettualità e investimenti. Servono percorsi educativi di strada, attività sportive gratuite, spazi aperti e occasioni di aggregazione che restituiscano ai giovani la possibilità di scegliere, costruire relazioni e immaginare un futuro diverso.”

Sport e legalità, una risposta educativa alla microcriminalità

Uno degli aspetti principali dell’appello riguarda il rapporto tra sicurezza e prevenzione sociale. Cicciù sostiene che gli interventi di controllo del territorio, pur essendo necessari, debbano essere accompagnati da iniziative capaci di affrontare le condizioni che possono favorire l’emergere del disagio giovanile. In questo quadro, la presenza di istruttori sportivi viene proposta come uno strumento per costruire relazioni, favorire il senso di appartenenza e offrire ai ragazzi occasioni di partecipazione alla vita della comunità. La proposta non viene presentata come un’alternativa all’attività delle Forze dell’ordine, ma come un investimento complementare, finalizzato a rafforzare il tessuto sociale e a prevenire situazioni di marginalità. Il riferimento ai 500 militari ipotizzati per Milano diventa così il punto di partenza per una riflessione più ampia sul ruolo delle politiche educative nel contrasto alla violenza.

Nella nota, Cicciù sottolinea:

“La risposta alla microcriminalità non può arrivare soltanto quando il problema è esploso. Deve cominciare prima, nei luoghi in cui il disagio nasce e dove può ancora essere trasformato in opportunità. La strada non va abbandonata alla paura: va restituita alla comunità. I quartieri non vanno soltanto controllati: vanno vissuti, animati e accompagnati. I ragazzi non vanno lasciati soli: vanno coinvolti, ascoltati e messi nelle condizioni di crescere. Cinquecento militari in più possono rafforzare il controllo. Cinquecento istruttori in più possono rafforzare il tessuto sociale. Noi vogliamo investire anche su questa seconda forza: quella dell’educazione, dello sport e della comunità. Perché ogni ragazzo che trova una palestra aperta, un educatore presente e una comunità pronta ad accoglierlo è un’opportunità in più per il futuro di tutti. La sicurezza del futuro si costruisce oggi. E il campo da gioco può essere il primo presidio di legalità”.

La richiesta di investimenti strutturali per uno sport accessibile a tutti

La proposta avanzata dal presidente del CSI reggino richiama infine la necessità di passare da interventi occasionali a una programmazione continuativa delle attività educative e sportive. L’idea di coinvolgere 500 istruttori ed educatori si inserisce in una visione che punta a rendere lo sport uno strumento quotidiano di inclusione, attraverso la disponibilità di spazi aperti, iniziative gratuite e figure capaci di accompagnare i giovani nel loro percorso di crescita. Nel documento non vengono indicati un piano operativo, uno stanziamento economico o le modalità attraverso le quali reclutare gli operatori: si tratta di una proposta che Cicciù sottopone al dibattito pubblico, sollecitando una riflessione sulle priorità degli investimenti destinati alla sicurezza e alle nuove generazioni. Il messaggio conclusivo è che la prevenzione della violenza non può essere affidata esclusivamente agli interventi successivi agli episodi di criminalità, ma deve essere costruita attraverso opportunità educative e relazioni positive all’interno delle comunità. Per il presidente del CSI di Reggio Calabria, lo sport può contribuire a questo percorso, offrendo ai ragazzi occasioni di partecipazione e crescita e trasformando i luoghi della vita quotidiana in spazi di socializzazione e legalità.