Più della metà degli italiani intervistati ritiene che le posizioni favorevoli all’immigrazione dei partiti di sinistra e progressisti siano legate anche all’obiettivo di ottenere maggiori consensi elettorali in futuro. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio di Termometro Politico, pubblicato venerdì 30 ottobre 2026 e realizzato con metodo CAWI attraverso 2.700 interviste raccolte tra il 27 e il 29 ottobre. La rilevazione affronta un tema particolarmente dibattuto nel panorama politico nazionale: il rapporto tra immigrazione, integrazione e strategie elettorali. Agli intervistati è stato chiesto se ritengano che i partiti di sinistra o progressisti sostengano l’immigrazione, anche musulmana, con l’obiettivo di ottenere un maggior numero di voti negli anni a venire. Le risposte mostrano un’opinione pubblica divisa, con una leggera prevalenza di chi condivide questa interpretazione.
Sondaggi politici, il 51,7% vede un possibile calcolo elettorale dietro le politiche migratorie
Nel dettaglio, il 46,1% degli intervistati ritiene che favorire l’immigrazione per acquisire nuovi consensi sia un obiettivo politico di lungo periodo delle forze progressiste. Chi sceglie questa risposta considera il fenomeno già evidente in Paesi europei come Francia e Svezia e ritiene che possa manifestarsi anche in Italia. Un ulteriore 5,6% condivide l’ipotesi di una strategia elettorale, ma dubita della sua efficacia. Secondo questa parte del campione, infatti, molti immigrati di seconda generazione potrebbero orientare le proprie preferenze politiche verso partiti di destra, diversamente da quanto ipotizzato da chi considera l’immigrazione una futura fonte di consenso per la sinistra. Sommando le due risposte, il 51,7% degli intervistati ritiene dunque che dietro le posizioni dei partiti progressisti sull’immigrazione possa esserci anche una valutazione legata ai futuri equilibri elettorali.
Il 47,1% respinge questa interpretazione: le ragioni delle risposte negative
Una quota quasi altrettanto ampia del campione, pari al 47,1%, non condivide l’idea che le politiche migratorie della sinistra siano motivate dalla ricerca di nuovi elettori. All’interno di questo gruppo emergono due posizioni differenti. Il 31,7% considera la tesi del calcolo elettorale una teoria complottista della destra, utilizzata, secondo questa interpretazione, per giustificare atteggiamenti razzisti e il rifiuto di un trattamento umano dei migranti. Si tratta della seconda risposta più scelta nell’intera rilevazione. Il restante 15,4% respinge l’ipotesi per una ragione diversa: ritiene che le posizioni generalmente più aperte all’immigrazione dei partiti progressisti siano parte della loro tradizionale cultura politica e non dipendano dalla prospettiva di ottenere consensi elettorali futuri. Soltanto l’1,2% degli intervistati dichiara di non sapere o preferisce non rispondere.
Immigrazione e voto, italiani divisi da 4,6 punti percentuali
Il confronto tra i risultati evidenzia una differenza di 4,6 punti percentuali tra chi ritiene plausibile una strategia elettorale legata all’immigrazione e chi respinge questa ricostruzione. Un margine che mostra come il tema susciti valutazioni differenti e si inserisca nel più ampio dibattito nazionale sulle politiche migratorie. Particolarmente interessante è anche il dato relativo alle seconde generazioni: una parte degli intervistati, pur ritenendo possibile un calcolo elettorale, non dà per scontato che i cittadini di origine straniera possano orientarsi prevalentemente verso i partiti progressisti. Il risultato sottolinea una distinzione importante tra l’atteggiamento dei partiti nei confronti dell’immigrazione e le effettive preferenze politiche dei cittadini con una storia migratoria familiare, che non possono essere considerate uniformi.

