Il presidente Mattarella concede la grazia a Guido Gianni, il gioielliere siciliano che sparò ai rapinatori

Il presidente della Repubblica cancella 3 anni e 2 mesi della condanna a 12 anni e 4 mesi. Il commerciante aveva ucciso due banditi e ferito un terzo durante una rapina nel 2008

Diciotto anni dopo la drammatica rapina nella gioielleria di Nicolosi, in provincia di Catania, la vicenda giudiziaria di Guido Gianni registra una svolta importante. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato un decreto di grazia parziale che estingue tre anni e due mesi della condanna a 12 anni e quattro mesi di reclusione inflitta al gioielliere per duplice omicidio e tentato omicidio. Gianni era stato condannato per avere sparato contro tre rapinatori entrati nella sua attività commerciale nel 2008, uccidendone due e ferendone un terzo. Il provvedimento del Quirinale non cancella la condanna, ma riduce in maniera significativa la pena ancora da espiare. Il Capo dello Stato ha tenuto conto del parere favorevole del magistrato di sorveglianza e del periodo di pena già espiato, pari a cinque anni e tre mesi. Per effetto della grazia, la pena residua scende sotto i quattro anni, soglia che consente al competente Tribunale di sorveglianza di valutare l’eventuale concessione dell’affidamento in prova al servizio sociale.

La rapina del 2008 nella gioielleria di Nicolosi

La storia risale al 2008, quando Guido Gianni, torinese di origine ma da tempo trasferitosi in Sicilia, si trovò ad affrontare una rapina nella propria gioielleria a Nicolosi. Non era la prima volta che il commerciante si trovava davanti a una situazione simile. Nove anni prima aveva già sventato un’altra rapina sparando in aria. Nel 2008, però, l’episodio ebbe un epilogo tragico. Tre uomini entrarono nella gioielleria e, secondo la ricostruzione della vicenda, aggredirono la moglie del commerciante e la minacciarono con un’arma, che successivamente risultò essere a salve. Gianni reagì sparando. Due dei rapinatori, entrambi di 21 anni, morirono, mentre il terzo rimase ferito. Il gioielliere spiegò agli investigatori: “ho difeso mia moglie e la mia famiglia, non volevo uccidere”.

Per i giudici i colpi furono sparati mentre i rapinatori fuggivano

La vicenda giudiziaria prese però una direzione diversa rispetto alla ricostruzione difensiva del commerciante. Secondo quanto accertato nei diversi gradi di giudizio, i colpi mortali sarebbero stati esplosi quando i rapinatori erano ormai in fuga. Per questo motivo non venne riconosciuta la legittima difesa. Gianni fu quindi condannato definitivamente a 12 anni e quattro mesi di reclusione per duplice omicidio e tentato omicidio. Nel 2022 si aprirono per lui le porte del carcere. Il caso, però, aveva già da tempo superato la dimensione strettamente giudiziaria, entrando nel dibattito pubblico e politico.

La petizione della moglie per chiedere la grazia

A battersi per la concessione della grazia è stata soprattutto la moglie di Guido Gianni, Maria Angela Distefano. Negli anni la donna aveva lanciato una petizione su Change.org, chiedendo che la posizione del marito venisse rivalutata attraverso un provvedimento di clemenza. L’iniziativa aveva raccolto anche il sostegno politico dell’eurodeputato della Lega Susanna Ceccardi. Anche il leader della Lega Matteo Salvini aveva sostenuto pubblicamente la causa del gioielliere, arrivando a incontrarlo nel carcere dell’Ucciardone. La firma di Mattarella arriva dunque dopo anni di appelli e iniziative pubbliche.

La moglie di Guido Gianni: “Mattarella è il mio eroe”

La reazione di Maria Angela Distefano è arrivata immediatamente. Parlando con l’ANSA, la donna ha espresso tutta la propria emozione per il provvedimento firmato dal Capo dello Stato: “ringrazio il presidente Sergio Mattarella per la grazia, anche se parziale, per me lui è il mio eroe, mi ha salvato la vita mentre subivo violenza”. Una frase che riporta direttamente al momento della rapina e alla ricostruzione sostenuta dalla famiglia, secondo la quale Gianni avrebbe reagito per proteggere la moglie. Distefano ha poi aggiunto: “Fino a ieri piangevo lacrime di dolore, oggi di gioia. Penso a lui e a quello che ha passato, adesso spero di poterlo vedere tornare presto a casa”. 

Salvini esulta: “una bellissima notizia”

La notizia della grazia è stata accolta con soddisfazione da Matteo Salvini, che negli anni aveva sostenuto pubblicamente la causa di Guido Gianni. Il leader della Lega ha definito il provvedimento: “una bellissima notizia”. Salvini ha poi ribadito la propria posizione sul tema della difesa personale: “chi viene aggredito nella propria attività, vede la propria moglie minacciata e reagisce per difendere se stesso e i propri cari non può essere trattato come un criminale”. E ha aggiunto: “la difesa è sempre legittima”.

Anche Forza Italia plaude al provvedimento

Sulla vicenda è intervenuto anche Fulvio Martusciello, capogruppo di Forza Italia al Parlamento europeo. Martusciello ha definito la decisione del Capo dello Stato una scelta di“equilibrio e umanità”. Il provvedimento di grazia torna così ad alimentare il dibattito politico sul rapporto tra difesa personale, sicurezza, proporzionalità della reazione e applicazione delle norme.

Il precedente politico del caso Mario Roggero

La decisione relativa a Guido Gianni arriva in un momento in cui il tema della grazia per commercianti condannati dopo avere reagito a rapine è già al centro del confronto politico nazionale. Nelle settimane precedenti, infatti, il dibattito si era concentrato sul caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato a 14 anni e nove mesi per avere ucciso due rapinatori e ferito un terzo. Anche per Roggero Matteo Salvini ha chiesto un intervento di clemenza. Le due vicende presentano alcuni elementi di somiglianza sul piano della cronaca, ma restano differenti per fatti, percorsi processuali e condizioni personali. Ogni decreto di grazia viene infatti valutato individualmente e sulla base di una specifica istruttoria.

Mattarella firma complessivamente tre decreti di grazia

Quello di Guido Gianni è uno dei tre decreti di grazia firmati da Sergio Mattarella. Gli altri due riguardano persone condannate per reati in materia di stupefacenti e situazioni personali completamente differenti. Il primo provvedimento riguarda un uomo nato nel 1972 e condannato complessivamente a sette anni di reclusione. Mattarella ha estinto l’intera pena residua, pari a cinque anni, cinque mesi e dieci giorni, tenendo conto dei pareri favorevoli delle autorità giudiziarie competenti e delle gravissime e irreversibili condizioni di salute del detenuto. L’esecuzione della pena era già stata differita proprio a causa della sua situazione sanitaria.

La terza grazia per un uomo condannato per droga

Il terzo decreto riguarda invece un uomo nato nel 1981, condannato a dieci anni di reclusione per reati legati agli stupefacenti commessi tra il 2002 e il 2009. In questo caso Mattarella ha concesso una grazia parziale di un anno e nove mesi. Il provvedimento tiene conto del parere favorevole del magistrato di sorveglianza, del percorso di reinserimento sociale, lavorativo e familiare intrapreso dal condannato e delle condizioni di salute della figlia minorenne. Anche in questo caso, la pena residua rientra nei limiti che consentono di valutare l’affidamento in prova ai servizi sociali.