Il Ponte sullo Stretto, le arance da Genova a Palermo e l’ultima “genialata” di Mario Tozzi: la frase che lo fa uscire (definitivamente) allo scoperto

Mario Tozzi riesce a superarsi (e non era facile) replicando a un utente relativamente a un dibattito legato al Ponte sullo Stretto: la sua risposta fa accapponare la pelle

Una “genialata”. Sì, è praticamente una “genialata”. Tra virgolette, eh, perché siamo ironici. Non sia mai che ci sia da confondersi quando si parla di un pensiero di Mario Tozzi sul Ponte sullo Stretto. Per noi non è un mistero, il suo approccio ideologico – e di totale ostilità – alla modernità, ma magari per qualcuno ancora sì. E allora lui, saggiamente, ci tiene a ribadirlo e ad uscire definitivamente allo scoperto. Un utente, nel commentare il post di Tozzi sul suo profilo social, gli ha fatto notare questo cortocircuito tra utilità di un’opera e ostinata ideologia. Per tutta risposta, il geologo si è lasciato andare a una replica davvero incredibile, che però conferma quanto il suo ragionamento sull’opera di scientifico non abbia niente.

Il botta e risposta social

Andiamo con ordine, postando il commento integrale dell’utente Giovanni Calabrò, il commento che ha suscitato la risposta “particolare” di Tozzi. “Mario Tozzi sul Ponte sullo Stretto ha una posizione talmente chiara che, almeno una cosa, bisogna riconoscergliela: ‘lui stesso ha ammesso che il Ponte si può costruire’. Poi però dice che è ‘inutile’, ‘ideologico’, ‘una sciagura da evitare in ogni maniera’ e che sarebbe meglio investire nel potenziamento dei traghetti. Ed è proprio qui che, secondo me, qualcosa non torna. Perché se un’opera è tecnicamente fattibile, collega stabilmente Sicilia e Calabria, elimina la necessità di affidare l’attraversamento dello Stretto a un sistema di navi che deve funzionare continuamente, riduce tempi e disagi per passeggeri e merci e rappresenta un collegamento strategico per l’intero Paese, continuare a considerarla soltanto un’opera ‘ideologica’ diventa difficile da comprendere”.

“Soprattutto quando, per contrastarla, si propone come alternativa di continuare a potenziare i collegamenti via mare. Quindi il problema non sarebbe costruire il Ponte, ma continuare per decenni a far fare avanti e indietro le navi? Io rispetto le opinioni ambientaliste, ma quando l’ambiente diventa un argomento utilizzato per dire sempre e comunque «no» a un’infrastruttura, anche quando si riconosce che tecnicamente è possibile realizzarla, qualche domanda viene spontanea. ‘A quel punto viene da chiedersi se siamo ancora davanti a un ambientalista o davanti a un ambientalista diventato, ormai, semplicemente contrario al Ponte per principio’. Poi, naturalmente, ognuno è libero di pensarla come vuole”.

“Ma una cosa è difendere l’ambiente, un’altra è pretendere che per difenderlo la Sicilia debba rimanere eternamente separata dal resto dell’Italia. ‘Il Ponte non serve soltanto a Messina e Reggio Calabria. Serve alla Sicilia, alla Calabria e a un sistema infrastrutturale che riguarda tutta l’Italia’. Il problema è che, ormai, sembra quasi che ammettere questa semplice realtà sia diventato più difficile che costruire il Ponte. E forse è proprio questo il vero paradosso”.

E’ a questo commento che Mario Tozzi replica. Una risposta da far accapponare la pelle. “Ma mica è vero: povero quel paese che affida il proprio futuro alle infrastrutture. Ma lei non sa nulla di nulla di traffici, navi, ponti. Nulla. Secondo lei una cassetta di arance ci mette meno tempo ad andare a Genova da Palermo sul ponte o in nave? E quale costa meno?”.

Le infrastrutture e la modernità: chissà cosa avrebbero pensato i nostri bisnonni

Ebbene sì. Mario Tozzi ha davvero detto: “povero quel paese che affida il proprio futuro alle infrastrutture”. Per lui, il futuro del mondo non è da affidare alle infrastrutture. Benvenuti nel Medioevo! Eppure, chissà cosa pensano tutti quei siciliani e calabresi che senza Alta Velocità – e quindi sviluppo delle infrastrutture – rimangono indietro rispetto a un Nord più sviluppato e ricco. Chissà cosa pensavano i nostri bisnonni prima e dopo la realizzazione dell’Autostrada del Sole. Chissà cosa pensavano tutti quei viaggiatori che, prima dell’invenzione degli aerei, ci mettevano settimane per passare da una parte all’altra del mondo.

E poi, il ragionamento sulla cassetta di arance è veramente riduttivo e semplicistico, di una superficialità che fa rabbrividire. Sembra assurdo poter pensare di ridurre le potenzialità di una grande opera al tempo trascorso da Genova a Palermo, come se il Ponte sullo Stretto fosse tutto questo. Andare a chiedere all’Europa e ai suoi vertici, che proprio qualche giorno fa, con l’intervento del Presidente Von Der Leyen, hanno evidenziato una volta di più quanto sia importante l’interconnessione tra paesi dal punto di vista economico e commerciale. Già, ma Mario Tozzi ha mai superato l’Italia? Crediamo di sì, però senza infrastrutture come avrebbe fatto?